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Internet
e il mestiere di storico.
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II.1. Le incertezze della pubblicazione in rete 44.
Lo sviluppo incessante della rete sta dunque significativamente
mutando le modalità di accesso agli strumenti e alla documentazione utili
alla ricerca storica, pur con tutti i problemi sui quali abbiamo cercato
rapidamente di porre laccento, e nonostante il fatto che il fronte
delle aspettative, in relazione allo sviluppo delle nuove tecnologie e
allinsistenza dei mass-media, rimanga ancora assai più ampio
rispetto alle realizzazioni concrete. 45.
Alla base di scetticismi e perplessità stanno invece quegli aspetti strutturali
del documento digitale su cui abbiamo in precedenza fermato lattenzione.
La sua mancanza di stabilità fisica, in particolare, lo rende sospetto
o utilizzabile con maggiore difficoltà in un contesto di discorso storico;
la maggiore labilità, in altri termini, di quegli elementi capaci di far
sì che qualsiasi traccia lasciata dallesperienza umana mantenga
intrinsecamente una propria aderenza ad un tempo e ad uno spazio, ad un
contesto che è compito dello storico decifrare con le tecniche di analisi
di cui dispone e che consentono di attribuire ad un monumento o ad un
documento il valore di fonte storica. 46.
Le ragioni possono essere richiamate sinteticamente, senza insistere ulteriormente
nellillustrazione di aspetti che sono ampiamente noti e sui quali
cè ormai una letteratura critica fin troppo abbondante[1].
Luso della rete per la pubblicazione dei risultati della
ricerca consente innanzitutto una rapidità incomparabilmente maggiore
rispetto ai tempi mediamente lunghi -a volte insopportabilmente lunghi-
della pubblicazione cartacea; aspetto delicato, evidentemente, soprattutto
per quelle discipline (le scienze del mondo fisico, la medicina etc.)
per le quali la rapidità della comunicazione dei risultati della ricerca
o delle nuove scoperte risulta fondamentale; e non è un caso che siano
questi i settori che per primi e con maggiore decisione si sono mossi
nellutilizzazione sistematica della rete, rispetto alle discipline
umanistiche per le quali, in ultima analisi, la rapidità della pubblicazione
è meno decisiva. In secondo luogo, per il documento pubblicato in rete
si aprono possibilità di diffusione incomparabilmente più ampie rispetto
a quanto è possibile per i volumi stampati. Inoltre, attraverso la pubblicazione
sul web è consentita unaggiornabilità e una modificabilità
pressoché illimitata dei risultati della ricerca, una loro estensibilità
(in termini di aggiornamenti bibliografici, di integrazione con documenti
e testi, o con appendici multimediali, che difficilmente possono trovare
spazio nelle pubblicazioni cartacee); ed ancora, uninterattività
con gli autori, e lapertura di tribune di discussione e di forum
su temi specifici, collegati a particolari contributi. Infine, la pubblicazione
sul web consente un contenimento sostanziale dei costi di produzione
tipografica e dei costi relativi alla gestione (conservazione e accesso)
di libri e riviste cartacee; problemi che, a fronte di una crescita dei
costi di abbonamento alle riviste e dei problemi della loro gestione da
un punto di vista bibliotecario, trovano sul versante dellelettronica
e della telematica possibilità di soluzione particolarmente efficaci. 47.
Un peso certamente rilevante, in questo contesto, hanno i problemi che
investono il rapporto tra attività scientifica e produzione editoriale,
e le difficoltà in gran parte comprensibili che inducono gli editori ad
assumere atteggiamenti cauti, se non di vero e proprio freno, nei confronti
degli sviluppi sollecitati dalla comunicazione telematica. E daltra
parte evidente che il ruolo delleditore come strumento essenziale
della comunicazione culturale nellera tipografica risulta fortemente
ridimensionato nel contesto della comunicazione telematica. In questo
contesto infatti non risulta più necessaria una funzione specifica che
renda possibile lincontro tra autori e lettori ( che può avvenire
direttamente attraverso la rete ); e diviene pertanto fortemente
discutibile lintera architettura normativa che la regola, e che
garantisce agli editori, proprio in virtù di questa funzione -indispensabile
nellera tipografica, non più tale nellera telematica-, una
serie di diritti, giuridici ed economici. 48.
Chi userà la rete potrà sapere in questo modo a quale tipologia
di lavori potrà accedere visitando un certo sito, scegliere e valutare
di conseguenza. Questa funzione, e la pubblicazione di lavori allinterno
di siti selezionati, potranno certamente consentire una transizione delle
competenze e del ruolo degli editori tradizionali nel nuovo contesto comunicativo
(in un quadro di editoria on-demand, per esempio[2]); ma comporteranno certamente, su questo versante,
riassestamenti, riconversioni e trasformazioni di strategie operative
rilevanti. 49.
E sulla base del deposito legale delle pubblicazioni che si stabilisce,
comè noto, la legittimazione della paternità di un determinato lavoro
e la possibilità di utilizzarlo a fini curriculari, concorsuali e professionali.
La varietà della disciplina del deposito legale delle pubblicazioni nei
diversi Paesi non altera il dato uniforme di una differenza sostanziale,
dal punto di vista normativo, tra la pubblicazione elettronica e la pubblicazione
cartacea. Ed è certamente la debolezza di un chiaro quadro di riferimento
normativo che, dal punto di vista soprattutto delleditoria accademica
umanistica, ostacola la transizione decisa verso la pubblicazione elettronica,
anche di fronte alle possibilità assai più ampie e suggestive che ledizione
elettronica può fornire. 50. Esistono dunque dei problemi specifici, tecnici e soprattutto normativi che devono essere affrontati e risolti perché il passaggio dal cartaceo al digitale avvenga in modo deciso. Varie soluzioni, da questo punto di vista, possono essere proposte e sono concretamente allo studio in diversi Paesi[5]. E possibile pensare, per esempio, allindividuazione di alcuni server istituzionali, attivati presso biblioteche, centri di ricerca o istituzioni universitarie, a cui possa essere attribuita quella funzione tecnica e giuridica di garanzia del deposito legale delle pubblicazioni elettroniche; ciò non impedirà agli autori la modificazione, laggiornamento e anche la trasformazione del proprio lavoro -mantenendo per esso quel carattere di cantiere aperto che costituisce una delle peculiarità della comunicazione telematica- ma consentirà di farlo con una datazione esatta degli interventi o una presentazione di versioni diverse, mutate nel tempo, di un testo. Ciò permetterebbe da un lato una migliore salvaguardia del documento, rispetto alla disseminazione incontrollata dei documenti sul web, dallaltro la sua storicizzazione e la sua utilizzabilità ai fini della ricerca, soprattutto in relazione alla verificabilità dei riferimenti e delle citazioni[6] da documenti non più fluttuanti nel web e soggetti a spostamenti incontrollabili. E se questo fosse realizzato seguendo procedure condivise e sulla base di standard, sarebbe un importante passo verso quella memoria collettiva della ricerca, costantemente accessibile sul web, che costituisce una delle prospettive più suggestive per lo sviluppo futuro della pratica storiografica[7]. Tutto
questo, come abbiamo ricordato in precedenza, non comporta necessariamente
la fine del supporto cartaceo e la morte del libro, in quanto la riproducibilità
delloggetto digitale su supporti di varia natura e formato è una
possibilità ovvia, e resa già agevole da una tecnologia di riproduzione
meccanica che consente il downloading di testi dalla rete
e limmediata produzione di un volume più o meno elegantemente rilegato[8].
Ciò che invece muta è la gerarchia nella logica della pubblicazione, e
laffermazione della pubblicazione elettronica come forma primaria
e fondamentale di pubblicazione, rispetto alla quale quella cartacea
viene ad assumere il carattere di semplice derivato, la cui forma e la
cui struttura, incluso il fatto di corrispondere allintero documento
o a una sua parte, possono variare in relazione agli interessi di chi
intende utilizzarla. Se questo derivato cartaceo sia destinato a rimanere,
o se sia presto sostituito da altre forme di supporto portatile, e in
che tempi, non è dato dirlo né mi pare costituisca un problema di grande
interesse. Attualmente libri e documenti cartacei mantengono una loro
indubbia utilità ed una serie di vantaggi che ancora non sono sostituiti
dalla tecnologia telematica. 51. Se dunque è di una diversa gerarchia nella logica della pubblicazione che si tratta, e se il documento elettronico deve assumere un ruolo primario, ribaltando sostanzialmente la realtà adesso prevalente per cui è il documento elettronico a costituire unappendice, un derivato, rispetto al documento cartaceo giuridicamente riconosciuto, un passaggio fondamentale è inevitabilmente costituito dalla soluzione di quei problemi normativi ai quali talvolta viene attribuita rilevanza secondaria ma che hanno tuttavia un peso notevole nel mantenere un atteggiamento di distanza e di perplessità verso la pubblicazione elettronica. Si
tratta di un ordine complesso di problemi la cui soluzione non dipenderà
solo da una discussione teorica o giuridica ma anche dalla spinta che
deriva dalle realizzazioni concrete che, anche sul versante delleditoria
elettronica umanistica, sono già disponibili alla comunità degli studiosi.
Soprattutto lambito delle riviste è fortemente investito dalle opportunità
offerte dalla comunicazione telematica. Problemi di costi di produzione
e di gestione bibliotecaria, oltre a potenzialità assai più forti, sul
versante telematico, dal punto di vista della ricerca e della comunicazione
dei documenti, stanno determinando una forte spinta verso la transizione
dal cartaceo al digitale. 52.
Non è questa la sede per offrire indicazioni sul tipo di strategia che
sarebbe opportuno seguire per arrivare alla realizzazione di progetti
che richiedono certamente un notevole investimento di lavoro, ma dai quali
è anche possibile -considerando lesempio di JSTOR- avere
un ritorno economico interessante, che può consentire (ad un ente pubblico,
per esempio) di consolidare, ampliare e potenziare il quadro progettuale
iniziale. Sta di fatto che, per uno studioso, poter accedere direttamente,
tramite un terminale della rete universitaria o tramite Internet,
alla collezione degli articoli di un centinaio di riviste umanistiche
integralmente digitalizzate, come consente il progetto MUSE della
Johns Hopkins University[13]; e
poter operare sullintero corpus testuale con diverse modalità
di interrogazione, rappresenta unopportunità di fronte alla quale
scetticismi e perplessità sono destinati a svanire immediatamente. 53. Se pensiamo al fatto che una parte ingentissima dei
finanziamenti per la ricerca in ambito umanistico è obbligata a seguire
il percorso che porta alla pubblicazione cartacea; e se pensiamo ad una
dotazione per la ricerca che spesso non è adeguata ad un suo soddisfacente
sviluppo, possiamo facilmente cogliere molti dei vantaggi che potrebbero
derivare da uneditoria accademica elettronica intesa come autentico
sostitutivo delleditoria cartacea. Molte risorse sarebbero in questo
modo dirottate dal percorso editoriale tradizionale -che leditoria
elettronica potrebbe sostituire con un contenimento rilevante dei costi-
allincremento di finanziamento per lo sviluppo concreto delle ricerche
e per il sostegno di nuove generazioni di studiosi. Meno volumi cartacei,
in altri termini, e più borse e assegni di ricerca, più laboratori e maggiori
disponibilità finanziarie per lo svolgimento dei progetti; ma anche una
maggiore possibilità di divulgazione di lavori (tesi di laurea e di dottorato,
per esempio) per i quali la pubblicazione cartacea risulta spesso difficilmente
sostenibile finanziariamente, ma che non infrequentemente (soprattutto
nella tradizione universitaria italiana) presentano aspetti di notevolmente
interessanti e talora importanti (per la trascrizione di inediti, per
esempio, o per lillustrazione di fonti poco note) e che non meritano
pertanto di essere abbandonati negli armadi polverosi di istituti e dipartimenti,
destinandoli alloblio.
[1] Per un aggiornamento bibliografico sui problemi dell'editoria elettronica scientifica, vedi in particolare Bailey, C.W., Jr., 1996-2000. Un accurato repertorio di risorse è presente nello stesso sito curato da Bailey, < http://info.lib.uh.edu/sepb/sepr.htm >. Vedi anche, tra le numerose riviste che si occupano dell'argomento JEP - The Journal of Electronic Publishing, < http://www.press.umich.edu/jep > e D-Lib Magazine, < http://www.dlib.org/dlib/september00/09contents.html > collegata a D-Lib Forum, < http://www.dlib.org/ >. [2] Vedi, per esempio, il servizio Books on demand della società Bell & Howell, < http://wwwlib.umi.com/bod >. Vedi anche Universal Publishers, < http://www.upublish.com/upb01a.htm > e DocuNetworks, < http://www.docunetworks.com/ >. Vedi, anche, con riferimento all'esperienza e ai progetti delle edizioni Bibliopolis, Sakoun, 1999. [3] Per un aggiornamento sui problemi relativi al copyright, vedi il sito dell' European Copyright User Platform, < http://www.eblida.org/ecup/ >. Vedi anche il repertorio di siti curato da AIB. Il mondo delle biblioteche in rete. Copyright, < http://www.aib.it/aib/lis/lpi08.htm > e, ivi, De Robbio e Brancatisano. [4] Vedi Liscia, 1998 [1 e 2]. [5] Vedi The Legal Deposit of Electronic Publications, 1997; Oppenheim, 1997; Bergamin, 1999. Per un quadro dei progetti in corso, vedi PADI, Preserving Acces to Digital Information, < http://www.nla.gov.au/padi/ >, le iniziative della British Library < http://www.bl.uk/diglib/dlp/overview.html >, e, per l'Italia, il progetto EDEN della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, < http://www.bncf.firenze.sbn.it/progetti/Eden/home.htm >, che ha l'obiettivo di "produrre una sezione apposita della Bibliografia Nazionale Italiana denominata «BNI-Documenti elettronici»". La legge italiana non include ancora le publicazioni on-line nella cornice del deposito legale ( vedi, a questo proposito, < http://www.aib.it/aib/cen/dl3610.htm >); ciononostante un'iniziative recente, promossa dalla Firenze University Press < http://epress.unifi.it/ > e dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, definisce i termini di un accordo per il "deposito legale volontario delle pubblicazioni elettroniche edite dalla Firenze University Press" < http://epress.unifi.it/accordo.htm > e costituisce pertanto un significativo passo avanti rispetto ai termini della legislazione vigente. [6] Vedi in particolare Basic Columbia Guide of OnLine Style (CGOS), < http://www.columbia.edu/cu/cup/cgos/idx_basic.html > > e H-Net. A brief citation guide for internet sources in history and the humanities, < http://www2.h-net.msu.edu/about/citation >. Per una lista di risorse utili vedi Indispensable Writing Resources. A Complete Collection of Writing Essentials, < http://www.quintcareers.com/writing/writeref.html > e IFLANET, Citation Guides for Electronic Documents, < http://www.ifla.org/I/training/citation/citing.htm >. Vedi inoltre Ridi, 1995. [7] Alla problema della definizione di standard di accesso all'informazione digitale è rivolta l'attenzione della recente Open Archives Initiative, < http://www.openarchives.org/ >. [8] Vedi per esempio il sito della InstaBook Corporation, < http://instabook-corporation.com/ >. [9] Con il termine e-book si fa riferimento ad un particolare formato del documento elettronico che consente la lettura, la scrittura (la possibilità per esempio di inserire appunti e annotazioni) e soprattutto la trasportabilità su dispositivi hardware leggeri e di piccolo formato. L'utilizzazione dei documenti offerti come e-books è possibile mediante software specifici, quali MS Reader (distribuito gratuitamente). Vedi in particolare, su questa tematica, l' Open eBook Forum < http://www.openebook.com/ >, che ha definito le specifiche di codifica per il formato elettronico degli e-books , basate su HTML e XML, < http://www.openebook.com/specification.htm >; la definizione di questo formato come standard per gli e-books è tuttora contesa, in particolare, dal formato PDF della Adobe. Per una valutazione attenta di questa problematica vedi il capitolo "E-Book" ini Calvo, Ciotti, Roncaglia, Zela, 2001. Per un esempio interessante, in ambito italiano, dell'evoluzione delle esperienze relative agli e-books vedi Evolutionbook < http://www.evolutionbook.com/ > . Nello stesso sito è presente un repertorio di indirizzi utili per seguire l'evoluzione degli e-books < http://www.evolutionbook.com/Links/Siti_ebook.htm>. [10] Vedi Bailey, 1996-2000. [11] Vedi JSTOR, Journal Storage, < http://www.jstor.org/ >. [12] Vedi in particolare, sul versante europeo, Ingenta.com. The Global Research Gateway, < http://www.ingenta.com/ >, una delle più importanti iniziative di diffusione elettronica di letteratura periodica. [13] Vedi Project MUSE, < http://muse.jhu.edu/muse.html >. [14] Vedi The History E-Book Project, diretto dalla American Council for Learned Societies, < http://www.historyebook.org/ >. Tra le iniziative di edizione elettronica on-line di ricerche storiche recenti, relativamente ad un'ambito specifico di interesse, vedi il progetto LIBRO, The Library of Iberian Resources OnLine, < http://libro.uca.edu/ >. [15] Vedi Darnton, 1999. [16] Vedi in particolare il progetto NDLDT, Networked Digital Library of Theses and Dissertations, < http://www.ndltd.org/ >, ricco di informazioni e links utili su tesi e dissertazioni on-line, collegato alla ETD, Electronic Thesis and Dissertation Initiative, < http://etd.vt.edu/ >; dal sito della NDLDT esso è possibile accedere anche ai progetti universitari europei in questo ambito e ad altre iniziative editoriali collegate, quali Academic Dissertation Publishers,< http://www.dissertation.com/ > e Diplomarbeiten Agentur, < http://www.diplomica.com/welcome.html >. Molte istituzioni collegate al progetto NDLDT hanno già aderito alla Open Archives Initiative. Vedi anche il Workshop on an international project of electronic dissemination of thesis and dissertations, (UNESCO, Paris 27- 28 September 1999), < http://firewall.unesco.org/webworld/etd/index.html > Per un quadro relativo alla situazione francese, ed un panormana delle altre iniziative nazionali, vedi Lapeutrec, 1999; per la Gran Bretagna, vedi University Theses On-line Group (UTOG) < http://www.cranfield.ac.uk/cils/library/utog/ >. |
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