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Internet
e il mestiere di storico.
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II.3 Comunità virtuali e insegnamento della storia 66.
Intorno al tema delluso criticamente responsabile della rete
vengono dunque ad addensarsi problemi che, a partire dalle forme della
pubblicazione e dai nuovi scenari della scrittura storica e della sua
valutazione, si estendono immediatamente allidentificazione della
comunità che regola la produzione storiografica, gli orientamenti della
ricerca e linsegnamento delle discipline storiche. Per tradizione
tutto questo spetta fondamentalmente alle istituzioni universitarie; e
le strutture accademiche sono evidentemente le prime, con vario ritmo
e diversi gradi di impegno nei diversi contesti culturali (il primato
statunitense anche da questo punto di vista è innegabile), ad essere coinvolte
nel processo complesso di adeguamento ai nuovi scenari determinati da
Internet; è in ambito universitario che, sistematicamente, le principali
iniziative, sperimentazioni, attuazioni di progetti avvengono. 67.
Lo sviluppo delle mailing list[2]
costituisce da questo punto di vista un fenomeno particolarmente interessante,
e lindice di un processo di evoluzione delle nozioni stesse di comunità
scientifica ed di appartenenza disciplinare che meritano di essere colti.
68.
E il contesto relazionale proprio del mondo accademico che, in altri
termini, risulta suscettibile di trasformazione -al di là del rapporto
che può stabilirsi tra discipline umanistiche, singolarmente o complessivamente
intese, ed informatica- ad essere ormai entrato nel quadro della programmazione
delle attività didattiche universitarie con riferimento, nel caso italiano,
al quadro normativo della recente riforma universitaria[4].
Da questo punto di vista, la nozione di R-technologies (tecnologie
relazionali), coniata da teorici della new-economy[5]
per identificare quel complesso di tecnologie informatiche e telematiche
che consentono di controllare e gestire comunità di interessi dal punto
di vista economico -prevedendo le modalità più efficaci per il soddisfacimento
dei bisogni tipici di una comunità identificata sulla base di interessi
e aspettative specifiche- ci sembra ricca di implicazioni interessanti
anche per quanto riguarda la vita delle comunità scientifico-accademiche.
Anche se è legittimo interrogarsi sugli effetti potenzialmente negativi
delluso delle tecnologie relazionali nel quadro socio-economico
che caratterizza lera dellaccesso -dove, come
ha illustrato J. Rifkin[6], lintera
esperienza di vita di un individuo è suscettibile di essere trasformata
in bene commerciabile-, si può tuttavia ritenere che una gestione delle
tecnologie relazionali -orientata verso obiettivi che non siano la parcellizzazione
economica delle esperienze di vita ai fini di un loro sfruttamento economico-
sia possibile e possa avere esiti positivi, dal punto di vista, per esempio,
della costituzione di nuovi vincoli di appartenenza, della valorizzazione
di esperienze culturali condivise, del superamento delle emarginazioni
e della conservazione della diversità culturale, in generale di una più
diffusa consapevolezza civile. 69.
A partire dalla logica che sta alla base dellesperienza delle mailing-list
può esser colto in altri termini lindice di un nuovo possibile orientamento
organizzativo della comunicazione scientifica (e della didattica, conseguentemente);
ed è intorno a questo diverso modello che lintera struttura accademica
tradizionale è chiamata a confrontarsi e a riconfigurarsi, in maniera
più incisiva di quanto non sia dato verificare attualmente. Certamente
la gestione ed il controllo informatico dei programmi di ricerca costituiscono
un passo avanti significativo in questa direzione, come strumento di verifica
degli interessi, della produttività, della complementarietà o della possibile
sovrapposizione dei progetti, tradizionalmente fonte di diseconomie e
di incerto equilibrio tra finanziamento e risultati concreti; è un inizio,
certamente significativo anche perché ormai consolidato, di un processo
di piena utilizzazione della rete come contesto normale anche nella
gestione dellattività di ricerca umanistica. 70.
Nellevoluzione delle forme di coordinamento e di collaborazione
realizzate intorno ad oggetti di ricerca specifici, consentita dalla comunicazione
in rete, è dunque possibile individuare uno sviluppo interessante
dellattuale organizzazione accademica degli studi umanistici, che
è attualmente percepibile solo ad un livello molto iniziale. Se il contesto accademico della ricerca è fortemente investito dalle forme di organizzazione della comunità scientifica proposte dalla realtà comunicativa della rete; ed è chiamato a dare su questordine di problemi risposte efficaci e adeguate al suo ruolo istituzionale, non meno rilevante -ed anzi certamente più delicato e carico di implicazioni- è lordine dei problemi che riguarda il rapporto tra web e didattica della storia; un ambito di problemi a proposito del quale i fraintendimenti e le approssimazioni, non sempre inintenzionali, ci paiono particolarmente rilevanti. 71.
La prima impressione di chi naviga in rete cercando informazioni
utili allo studio è certamente di avere a disposizione un contenitore
eccezionalmente ricco e facilmente accessibile. Repertori enciclopedici,
compendi, sommari, schede cronologiche e biografiche non mancano certamente,
e per la maggior parte sono offerti ad una consultazione libera. Principalmente
in ambito statunitense, istituti di formazione, collegi e università abbondano
di materiale didattico, soprattutto sillabi e schemi di esercitazioni,
distribuiti in rete[10].
Tutto ciò costituisce certamente un patrimonio informativo importante,
che la rete rende di più facile e immediata consultazione, ma non
può non suscitare qualche interrogativo. 72. Ad una domanda semplicemente ricevuta, o subita, si offre una risposta semplicemente colta, meglio se con lausilio di strumenti automatici, da una repertorio preconfezionato di risposte. Tutto ciò è esattamente il contrario dellesercizio di quella coscienza critica e dellaffinamento di quella capacità di leggere i documenti per dare risposte a problemi necessariamente mutevoli che rappresenta un nucleo ineludibile dellesperienza propria della conoscenza storica; al di fuori del quale resta una routine, che finora poteva essere esercizio di memorizzazione acritica, e adesso, in virtù delle risorse di rete, una banale e rapida operazione di assemblaggio di frammenti informativi acriticamente ricomposti. Se lesito inevitabile della rete fosse solo questa deriva didattica, se limpegno nelluso della rete a fini didattici si risolvesse in una prassi di information retrieval; e se in questo si dovesse intendere la natura effettiva dellinsegnamento e dellapprendimento della storia mediata dalle nuove tecnologie, a patire dai livelli inferiori fino alluniversità, non si potrebbe non restare fortemente perplessi e mantenere un forte livello di scetticismo. Ma la rete non offre solo questa possibilità e non apre solo questa prospettiva. Chiunque
abbia fatto esperienza didattica, a vari livelli e gradi di insegnamento,
ha verificato, indipendentemente da una specifica formazione pedagogica
o da approfondimenti di ordine teorico o metodologico, come il momento
più gratificante e formativo -riconosciuto come tale da docenti e allievi-
sia quello che nella tradizione europea si esprime nel seminario. Ed il
valore fondamentale dellattività seminariale consiste nel superamento
di quella dimensione, sostanzialmente passiva, propria della lezione tradizionalmente
intesa, che presuppone, da un lato, un fornitore di informazioni, o un
propositore di argomentazioni ordinate, e dallaltro un recettore,
che sarà portato a riferire nella maniera più precisa possibile su quanto
udito, ed eventualmente sviluppato sulla base di letture autonome consigliate;
un contesto nel quale, ovviamente, dispense e manuali vengono ad acquisite
un ruolo importante. 73.
Dal punto di vista della didattica universitaria in ambito storiografico
tutto questo acquisisce un particolare valore, poiché permette -se il
lavoro seminariale è correttamente inteso e non proposto come simulazione
di un ciclo tradizionale di lezioni- un lavoro diretto sui documenti che
stanno alla base della formulazione dei problemi. Un lavoro che consente
laffinamento critico sulla ragione dei problemi (momento essenziale
della formazione di uno storico) e sulla natura dei documenti, analizzati
con tecniche e procedure di contestualizzazione che risultano direttamente
ed immediatamente applicate; e lobiettivo, lesito di un buon
lavoro seminariale, dovrebbe essere quello di evidenziare tanto la verificabilità
della correttezza dei problemi e delle risposte, quanto la loro innegabile
relatività, e la suscettibilità, propria di ogni forma di conoscenza storica,
di una diversa lettura (confortata da diversi documenti) e di una diversa
relazione ad altri problemi. Ci
si può allora domandare se questa funzione, esaltata nella dimensione
partecipativa che può essere individuata in un contesto seminariale (o
in altre forme variamente definibili ma corrispondenti allo stesso contenuto
operativo) possa essere inevitabilmente ridimensionata, o addirittura
annullata, dallimpatto delle nuove tecnologie e di Internet
alla didattica. Ci si può domandare se la funzione docente, che in un
contesto partecipativo seminariale non si presenta come autorità indiscussa
ma come livello di esperienza più avanzato, venga sostanzialmente a ridursi
di valore e di significato, e se la diffusione di Internet determini
inevitabilmente la sostituzione della funzione positiva del docente con
sistemi automatici di controllo e di verifica di apprendimento. 74. E invece intorno allinterattività, resa possibile dallevoluzione dei sistemi di corrispondenza elettronica, dalla costituzione di servizi integrati in cui siano compresenti documenti e materiali insieme a forme di scambio diretto tra docenti e allievi -comprese aree di discussione in tempo reale-, che è possibile scorgere uno scenario nuovo della didattica distribuita, in cui la funzione del docente non solo non risulta ridimensionata, ma è chiamata al contrario (come accade nel lavoro seminariale) ad unopera più incisiva ed assidua rispetto al quadro di riferimento tradizionale. Proprio la dimensione del lavoro seminariale, in cui ci pare di individuare la forma qualitativamente più elevata dellinsegnamento della storia, e non la riproduzione del modello tradizionale della lezione, penso possa trovare nella rete la sua più forte possibilità di applicazione ed estensione. Limpegno
che comporta il mantenimento di uno scambio diretto con tutti i partecipanti
ad un gruppo di lavoro seminariale mediante lo strumento della posta elettronica,
la necessità di una maggiore disponibilità di tempo che questo comporta
e che tutti coloro che hanno familiarità con la posta elettronica hanno
sperimentato, possono risultare certamente assai più onerosi rispetto
agli orari comunemente propri dellattività accademica; ma tutto
questo, se comporta un quadro organizzativo nuovo, che richiede un preciso
impegno istituzionale oltre che un necessario adeguamento tecnico di infrastrutture,
apre concretamente scenari interessanti, che in ambito umanistico, e storico
in particolare, devono ancora essere sperimentati in maniera incisiva.
Ed è importante, da questo punto di vista, sottolineare la forte rilevanza
civile che questo scenario può assumere, contribuendo in maniera concreta
a colmare il dislivello tra centri e periferie nellaccesso alla
formazione e a risolvere i problemi di una distanza dai centri tradizionale
di formazione che si traduce spesso in forti penalizzazioni ed in sostanziali
condizioni di ineguaglianza. 75. Ma anche in questo caso, come per la conversione digitale della memoria storica e per laccesso al patrimonio informativo che la rete offre, un forte squilibrio tra aree tecnologicamente avanzate ed aree in ritardo è quanto attualmente costituisce lo scenario attuale del web. Se le perplessità e gli scetticismi propri della tradizione disciplinare caratterizzano una fase di mutazione comunque avviata in contesti che in vario grado partecipano direttamente al processo di sviluppo delle nuove tecnologie, importanti aree del mondo ne sono ancora escluse; e questo può contribuire alla proposizione di modelli e di primati (incluse le forme ed i caratteri propri della ricerca e della didattica storica di determinate aree culturali attualmente dominanti) che la natura stessa della rete e la sua gestione, la sua direzione strategica e tecnica, può tradurre in nuove forme di imposizione. Evitare che ciò accada, e smentire le profezie negative che sono spesso riproposte sul dominio della rete e sui suoi esiti in termini di omologazione e riduzione della diversità culturale ad un modello uniforme, non è un problema tecnologico -in quanto proprio la tecnologia telematica offre condizioni di riequilibrio impensabili anche in un recente passato- ma politico; esso comporta assunzioni di responsabilità politica nazionali e soprattutto internazionali, traducibili in programmi, progetti e risorse. Non è compito di chi scrive queste pagine affrontarlo direttamente e proporre soluzioni; ma è certamente un problema che lintera comunità degli storici, come espressione non solo di un mestiere ma di una consapevolezza civile che la coscienza critica dello storico consente di mantenere solidamente, dovrà certamente assumere come oggetto di riflessione costante negli anni a venire, per poter offrire quel contributo di esperienza e di responsabilità attiva che è proprio della sua identità.
[1] Vedi Reinghold, 1992 e 1993. [2] Vedi CataList, the Official Catalog of Listserv Lists , < http://www.lsoft.com/catalist.html >. [3] Vedi i contributi ed i riferimenti bibliografici presenti in Calvani, 2001, e, sull'uso di internet nei programmi formativi, Calvani e Rotta, 2000. Vedi inoltre il progetto EuroPace. A Virtual University for Europe < http://www.europace.be/ > (in particolare il programma EPYC.The EuroPACE Learning Support Service < http://www.epyc.be/ > ) ed il repertorio Web Based Learning Resources Library (Univ. of Tennesee), < http://www.outreach.utk.edu/weblearning/ >. [4] Vedi la Classe delle lauree specialistica n.24/S, "Informatica per le discipline umanistiche", che consente al suo interno anche l'attivazione di curricula di indirizzo storico, nell'elenco delle nuove classi di laurea specialistica ( < http://www.murst.it/atti/2000/dm001128all16_30.pdf > ) che saranno attive nell'Università italiana a partire dall' A.A. 2001-2. [5] Vedi Bressand e Distler,1995. [6] Vedi Rifkin, 2000. [7] Vedi H-Net. Humanities and Social Sciences on-line, < http://h-net2.msu.edu/ >. [8] Vedi a questo proposito Andreucci, 1999. [9] Vedi C18 < http://www.c18.org/ >. [10] Vedi, per esempio, The History Guide, < http://www.pagesz.net/~stevek/index.html >. Per una lista di risorse dedicate alla didattica della storia, vedi History/Social Studies Web Site for K-12 Educators , < http://execpc.com/~dboals/boals.html >. Per una valutazione sull'uso delle nuove tecnologie per la didattica vedi Cremascoli e Gualdoni, 2000; vedi inoltre Maragliano, 2000. [11] Per un repertorio di risorse che riguardano la teledidattica
in ambito storico, vedi < http://www.ukans.edu/history/VL/instruction/distance.html
>. Vedi inoltre, tra le numerose esperienze avviate, i percorsi di
distance learning proposti da MindEdge < http://www.mindedge-inc.com/ >;
Virtual University < http://www.vu.org/ >; CyberED <
http://cybered.umassd.edu/ > ;
The American Memory Learning Page < http://memory.loc.gov/ammem/ndlpedu/index.html
>; University College History Courses (Univ. of Minnesota) <
http://www.cee.umn.edu/extc/bulletin/active/HIST.shtml
> ; CyberU, < http://www.cyberu.com/home.asp
> ; University of London. Distance Learning < http://www.lon.ac.uk/external/
> ; TeleEducation NB < http://teleeducation.nb.ca/ >.
In Italia l'esperienza più consolidata di teledidattica universitaria
è legata alle attività del Consorzio Nettuno < http://www.uninettuno.it/ >. |
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