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Internet
e il mestiere di storico.
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Premessa 1. La diffusione delluso
della rete nellambito generale degli studi umanistici, e
degli studi storici in particolare, costituisce ormai un fenomeno evidente:
se pure ancora segnato da profonde differenze e diversi ritmi di sviluppo
propri dei diversi contesti nazionali e culturali, rappresenta una realtà
che non può essere più valutata come marginale, che investe sempre più
direttamente il quadro di riferimento generale della produzione storiografica
e della sua ricezione, e che -in quanto strettamente legato ad unevoluzione
tecnologica in rapida evoluzione- è sicuramente destinata ad espandersi. 2. È con lintento
di presentare indicazioni utili ad una maggiore chiarezza su questordine
di problemi che è stato realizzato questo lavoro, senza lambizione
di arrivare a risposte definitive ma con il desiderio di contribuire ad
una proposizione corretta dei problemi. Ma, se le considerazioni
che seguono non sono il risultato di una pratica di ricerca su un campo
specificamente legato alluso del computer, esse sono comunque
il risultato di unesperienza. Gli interrogativi ai quali si cercherà
di dare qualche risposta, frammentaria, provvisoria, nelle pagine che
seguono, si sono infatti presentati sin dalle prime manifestazioni della
rilevanza del web, e hanno dato vita a un esperimento, che è tuttora
in corso. 3. Da qui nacque,
nel lontano 1995, lidea di una rivista storica esclusivamente elettronica,
con una piccola biblioteca di testi ad essa collegata[2].
Un esperimento, coltivato a margine delle normali esperienze di lavoro,
da tre amici e colleghi, due storici e un filosofo della scienza; sviluppato
autonomamente rispetto alle attività di centri di elaborazione informatica,
che erano già presenti e consolidati; con la curiosità ed il piacere di
verificare artigianalmente se e come le premesse che erano individuabili
dallaffermazione del web potessero tradursi direttamente
e rapidamente in realtà concrete[3]. Ma dallaltro
lato, parallelamente a tutto questo, sono subito emersi anche problemi
nuovi: dal riconoscimento accademico dellequivalenza tra una pubblicazione
elettronica e una pubblicazione cartacea; al deposito legale delle pubblicazioni;
alla diversa natura della scrittura di un testo destinato alla rete
rispetto alla stabilità e alla conservazione dei documenti elettronici;
alle potenzialità delle estensioni multimediali e alle implicazioni dei
link esterni (che potenzialmente mettevano in crisi lunità
di un oggetto legata al proprio autore); alle citazioni e allindicizzazione
bibliografica dei documenti, che sono stati e sono tuttora oggetto di
discussioni e di riflessioni. 4. Allesperienza
legata al progetto di rivista elettronica si è poi unito, nel corso degli
ultimi anni, un nuovo e diverso fronte di esperienze. Seminari, workshop,
corsi di perfezionamento sulle nuove tecnologie applicate agli studi umanistici,
attivati in ambito universitario -soprattutto presso il Dipartimento di
studi storici e geografici dellUniversità di Firenze-[4],
hanno ampliato considerevolmente il quadro delle esperienze e dei confronti
su problemi concreti molto più utile, spesso, delle elaborazione puramente
teoriche o metodologiche, e hanno determinato maggiore chiarezza nellindividuazione
dei problemi, oltre alla possibilità di sviluppare nuovi livelli di riflessione. Le riflessioni presenti
nelle pagine di questo lavoro sono anche il risultato di quellesperienza,
che si integra con i dibattiti attivati nei gruppi di discussione sorti
e sviluppatisi in rete, dove il connotato dellinterdisciplinarietà
costituisce un tratto distintivo, e dove attorno al nuovo linguaggio della
rete tendono ad aggregarsi e ad articolarsi forme di appartenenza
e di riconoscimento sostanzialmente diverse rispetto a quelle definite
dalla tradizione accademica. 5. Se questordine
di considerazioni, risultato di esperienze dirette, ha contribuito in
maniera decisiva a mantenere alto il livello di attenzione sul problema
del rapporto tra reti e storiografia, nella convinzione che tale
rapporto costituirà un elemento importante nella formazione di una nuova
generazione di storici e di ricercatori, al tempo stesso è stata fonte
di un crescente disagio la constatazione che, intorno a tutto ciò, una
forma di separazione andava consolidandosi. Certamente lo sviluppo
forte delle iniziative e delle applicazioni in rete, anche nellambito
della ricerca umanistica, ha contribuito ad allentare i termini puramente
teorici o astratti del dibattito e ad orientare lattenzione sulla
risoluzione di problemi concreti; la contestazione radicale di fronte
allingresso dei computer nelle sale di consultazione riservata
delle biblioteche o alladeguamento tecnologico di istituti e dipartimenti,
fa ormai parte di una passato che ci appare lontanissimo. 6. Interrogativi seri,
che se si traducono spesso in una sorta di tolleranza verso un mondo ed
un corso delle cose ormai impossibile a governare o indirizzare, parallelamente
tendono fortemente a conservare, a distinguere e salvaguardare, i caratteri
tradizionali della ricerca ed i suoi esiti, inclusa la pubblicazione cartacea.
In altri termini è come se, esplicitamente o meno, si tendesse a stabilire
come condizione di partenza indiscutibile il fatto che, se il rapporto
tra storiografia e reti rappresenta un aspetto delle contemporaneità
che non è possibile ignorare o marginalizzare, tutto ciò costituisce pur
sempre un settore, un versante, che può anche essere affidato a competenti
o appassionati, in genere giovani ambiziosi di trovarsi nuovi spazi allinterno
del contesto accademico tradizionale, ma che la ricerca e linsegnamento
della storia veri si fanno altrove, con altri mezzi e con le tecniche
collaudate. Ebbene, se lesito
di questo processo dovesse essere la codificazione di mondi separati allinterno
della comunità che globalmente si riconosce nei metodi e negli obiettivi
della ricerca storica, di entità diverse e sospettose della propria autonomia,
e parallelamente convinte del proprio primato, credo che avremmo perso
una grande occasione di riflessione e di crescita; e soprattutto non saremmo
riusciti a tradurre le potenzialità concrete della rete in un contesto
diverso, e qualitativamente migliore, per lo studio, la ricerca e la comunicazione
storiografica. 7. Il problema delicato
infatti -se riconosciamo il fatto che la rete non costituisce unappendice
tecnologica capace solo di incidere su alcuni aspetti di un mestiere codificato
e stabile, ma che al contrario determina un nuovo contesto e nuove forme
dellaccesso allinformazione, della ricerca e dellinsegnamento-
è di far sì che il risultato dellincontro fra le tradizioni disciplinari,
i problemi di metodo e di legittimazione scientifica dellattività
dello storico e le nuove tecnologie della comunicazione in rete,
si traduca in uno scenario di normalità in cui possano ritrovarsi complessivamente
la tradizione e linnovazione. Lo smarrimento di
unidentità chiara e condivisa -rispetto al moltiplicarsi delle risorse
della rete, alla dilatazione di un mare informativo eterogeneo
e indistinto, ad orientamenti che esaltano, confortati proprio dalla realtà
di Internet, la natura puramente discorsiva, rappresentativa ed
effimera della conoscenza storica- rischia altrimenti di costituire un
esito reale. Ma tutto ciò non sarà causato dalla natura di Internet
e dalla forza incontrollabile della tecnologia, ma dalla scarsa responsabilità
di coloro, storici compresi, che semplicemente ne accettano la presenza
come fenomeno da tollerare, ignorandone o fingendo di ignorarne la ricaduta
fortissima sul piano della cultura e dellidentità civile collettiva,
per continuare a coltivare forme tranquillizzanti, accademiche, e sostanzialmente
aristocratiche di sapere. Se lo sviluppo della rete, in quanto legato al possesso di tecnologie e di risorse, è in grado di produrre nuove forme di primato culturale che hanno conseguenze dirette sulla conservazione, lutilizzazione e la diffusione della memoria storica, questo può risultare profondamente contraddittorio rispetto alle valenze egualitarie, alla riduzione delle barriere di accesso allinformazione, allannullamento delle gerarchie tra centri e periferie culturali, che la rete propone. Oggi forse solo il versante statunitense offre possibilità concrete di fare storia (anche se per lo più ad un livello divulgativo) utilizzando in maniera rilevante, per non dire esclusivamente, risorse di rete[5]; mentre, sul versante opposto, aree enormi della società mondiale sono ancora escluse dall accesso[6]. È possibile ritenere, ed è auspicabile, che questo squilibrio vada progressivamente attenuandosi; ma è anche legittimo temere il contrario, e vedere lapprofondirsi di primati culturali nella rete, coerenti con primati e gerarchie di potere politico ed economico. Sono problemi che vanno molto oltre lambito specifico del rapporto tra storiografia e reti; ma, poiché investono direttamente il problema della gestione e delluso della memoria storica, toccano in maniera molto diretta il mestiere di storico e la sua responsabilità. 8. Poiché queste riflessioni
hanno inteso affrontare tematiche molto generali che riguardano il rapporto
tra storiografia e reti, e poiché il loro intento prioritario è,
come si diceva, quello di avvicinare sponde che tendono ad allontanarsi
in modo preoccupante, e ad attribuire al problema della rete unimportanza
complessiva ed un rilievo di contesto globale nel mestiere di storico,
abbiamo volutamente evitato i tecnicismi e la selva irritante delle sigle
e degli acronimi (che continua a dare della rete -soprattutto ai
non-entusiasti, che in ambito umanistico sono ancora una parte maggioritaria-
limmagine di uno spazio iniziatico ed esoterico). I colleghi e gli amici che dividono con me lavventura dellincontro con le nuove tecnologie della comunicazione in rete spero perdoneranno il tono volutamente discorsivo e intenzionalmente tendente ad evitare lapprofondimento su aspetti specifici o tecnici di una realtà che offre ogni nuovo giorno motivi di nuove considerazioni, di riflessione su nuove possibilità e nuovi scenari potenziali; queste pagine non hanno lo scopo né di aggiornarli né di guidarli, ma mirano piuttosto ad essere lette da chi -studiosi anziani o meno, e giovani che si avviano alla pratica della ricerca- segue con minore assiduità e pazienza tale evoluzione e da essa ricava soprattutto impressioni di disorientamento e di incertezza. Più in generale, si è inteso illustrare e chiarire i termini entro i quali sia possibile, con i molti problemi che si cercherà di mettere in luce, la ricomposizione di una nuova comunità di storici nel contesto regolato dalla rete, e nel riconoscimento dellidentità forte e condivisa di una metodologia fondata sul rapporto critico con le fonti al fine della costruzione di discorsi veri; e come questa possibilità -risultato, come si diceva, di una mutazione più che di una rivoluzione- costituisca un obiettivo che tutti coloro che operano nellambito della ricerca e dellinsegnamento della storia dovrebbero responsabilmente ed attivamente perseguire.
[1] Il problema del rapporto tra computer e storia è oggetto da anni di analisi articolate, legate anche ad iniziative di studio e di coordinamento internazionali quali l Association for History and Computing (AHC) e le sue varie ramificazioni nazionali. Il sito web dellAHC < http://grid.let.rug.nl/ahc/ > e la rivista ufficiale dellassociazione, il Journal of the Association for History and Computing < http://mcel.pacificu.edu/JAHC/JAHCindex.HTM > costituiscono due punti di riferimento di particolare importanza per questordine di problemi. Per altri riferimenti vedi la bibliografia del presente volume. [2] Vedi Abbattista, G., Minuti, R., 1998, con riferimento a Cromohs (Cyber Review of Modern Historiography),< http://www.cromohs.unifi.it >. [3] Agli amici Guido Abbattista e Alberto Mura, che hanno condiviso con chi scrive questa esperienza, desidero dedicare queste pagine. [4] Vedi le iniziative coordinate da A.Zorzi e da chi scrive, al sito <http://www.storia.unifi.it/_storinforma>. [5] Vedi, tra gli esempi più rilevanti da questo punto di vista, il progetto MOA (Making of America), volto alla digitalizzazione di fonti primarie per la storia americana e gestito da un consorzio di istituzioni bibliotecarie e universitarie statunitensi, < http://www.umdl.umich.edu/moa/ >. Vedi anche il progetto NINCH (National Initiative for a Networked Cultural Heritage), < http://www-ninch.cni.org/ >. [6]Per un quadro generale dei problemi dell accesso nella realtà contemporanea, vedi Rifkin, 2000. [7] Per le guide cartaceee vedi soprattutto Trinkle et Merriman, 2000. Tra i numerosi metasiti, vedi in particolare la guida della AHC, History Links: WWW pages for Historians < http://grid.let.rug.nl/ahc/histlink/welcome.html >, The Horus History Links < http://www.ucr.edu/h-gig/ > e WWW-VL History < http://www.ukans.edu/history/VL >.
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