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Le guide alle risorse storiche online:
una rassegna critica (*)

Filippo Chiocchetti

F. Chiocchetti, «Le guide alle risorse storiche online: una rassegna critica»,
Cromohs, 7 (2002), 1-22, <URL: http://www.cromohs.unifi.it/7_2002/chiocchetti.html>



 

1. Le osservazioni contenute in questo saggio mirano ad aggiungere un tassello a una riflessione critica sulla rete come strumento di produzione e comunicazione di saperi storici, riflessione che già si fonda su diversi contributi autorevoli (1).

La premessa e giustificazione di queste pagine risiede nella convinzione che le reti telematiche siano (per ora soprattutto potenzialmente) strumenti per acquisire alla professione storica possibilità nuove nel suo concreto esperirsi. L’uso generalizzato della posta elettronica e dei cataloghi in linea delle principali biblioteche incontra ormai il favore pressoché unanime degli studiosi; maggiori diffidenze suscita invece quel vastissimo (e poco conosciuto) patrimonio di realizzazioni eterogenee, unificate sotto il nome troppo generico di “risorse”. Il ricercatore che intenda avvalersene ha bisogno di bussole per orientarsi, di ausili che lo aiutino ad individuare senza sprechi di tempo e in modo fruttuoso ciò che ha dignità scientifica e può rivelarsi utile.
Per muoversi fra questo tipo di documenti occorrono dunque strumenti appositi, che solo per analogia possono essere accostati a bibliografie e cataloghi tradizionali. La rete stessa li impone, a causa della sua natura di enorme agglomerato di siti non indicizzati. Una descrizione completa del suo contenuto è impossibile: una simile impresa assomiglierebbe a quella tentata dai cartografi dell’Impero in un racconto di Borges (2). È invece possibile esplorarla, servendosi degli appositi mezzi che ne hanno accompagnato costantemente la crescita. Mi riferisco, in particolare, ai motori di ricerca e ai portali.

Ora, il punto è che tali realtà non sono sufficienti per consentire agli studiosi – nel nostro caso, agli storici – di reperire le risorse che vanno cercando; per non restare impigliati fra le maglie della rete, gli storici hanno bisogno di ausili progettati appositamente per loro, in grado di fornire risposte efficaci a ricerche specifiche e mirate.

A partire dai tradizionali motori di ricerca, di cui i normali utenti si servono abitualmente, è facile misurare la distanza tra l’attuale offerta e le esigenze dell’utenza specialistica. Le cause, ovviamente, sono più d’una. In primo luogo la crescita della rete ha avuto proporzioni tali per cui questi strumenti si mostrano ormai inadatti ad indagini su temi non troppo circoscritti: una ricerca effettuata, per esempio, con AltaVista restituisce quasi sempre come risultato un numero esorbitante di pagine. Le risposte alle queries sono pertanto di scarsa o nessuna utilità nella maggior parte dei casi, anche se le soluzioni tecnologiche adottate da uno dei motori più recenti, Google, rendono meno grave questo problema, pur senza risolverlo completamente.
Un altro motivo di insoddisfazione risiede nella frequente presenza, tra i risultati delle ricerche, di dead links, allorché le pagine sono state rimosse oppure trasferite in un altro luogo del ciberspazio. Le ragioni di ciò sono, da un lato, il continuo aumento del numero dei siti, come si è detto, che rende impossibile a redazioni umane effettuare controlli e aggiornamenti costanti; dall’altro, i limiti intrinseci alle specifiche tecniche su cui si basa l’architettura del World Wide Web: mi riferisco, in particolare, ad alcune caratteristiche dell’HTML, il principale linguaggio usato per costruire i siti Internet, che non consentono di inserire agevolmente, all’interno delle pagine, informazioni descrittive (metadata) realmente efficienti (3).

A ciò si aggiunge un aspetto ancora più significativo: la rispondenza dei siti indicizzati a criteri di qualità. All’interno della categoria “search engines” occorre distinguere tra i motori in senso proprio, come Google o AltaVista, e le directories generaliste, come Yahoo!. Gli operatori di queste ultime non hanno, in molti casi, le competenze per valutare il livello qualitativo delle risorse che inseriscono nei loro elenchi. Il risultato, non infrequente, in cui ci si può imbattere, è quello di trovare le pagine di un dilettante accanto al sito di un prestigioso istituto scientifico. I motori di ricerca, a loro volta, non si avvalgono di redattori, ma di potenti computer che analizzano il contenuto di milioni di pagine web in base a parole chiave immesse dall’utente. Rispetto alle directories viene così generalmente restituito un numero esageratamente alto di risorse, recuperate e indicizzate per di più sulla base di relazioni puramente quantitative e statistiche rispetto alle parole chiave inserite: in questo modo i siti trovati sono in molti casi del tutto irrilevanti e non pertinenti e, ovviamente, la valutazione della qualità è esclusa a priori. Naturalmente esistono delle tecniche di information retrieval (4), studiate per massimizzare l’efficienza di questi strumenti che restano indispensabili per muoversi nella rete: i disagi possono così essere ridotti, ma non eliminati perché sono strutturali.


2. I portali, a loro volta, forniscono un punto di partenza da cui avviare le proprie ricerche tra siti di svariati argomenti. I portali generalisti, che potremmo definire “orizzontali”, sono stati protagonisti dello sviluppo, anche economico, della rete. Negli ultimi anni, tuttavia, abbiamo assistito alla crescita dei cosiddetti portali verticali o, per usare una barbara espressione alquanto in voga non troppo tempo fa, “vortali”: si tratta di portali di nicchia, orientati a fornire un punto di partenza per esplorazioni estremamente mirate. È dunque a questa categoria che vanno ricondotte le nostre guide. Accanto a queste, al posto dei tradizionali motori di ricerca, possono svolgere una funzione utile i cosiddetti LASE (“Limited Area Search Engines”): si tratta di motori di ricerca specialistici, sui quali ritornerò a conclusione di queste pagine. La soluzione al problema posto inizialmente verrà dunque in primo luogo dalle guide, definite anche repertori, rassegne, cataloghi, portali verticali, gateways, virtual reference desks. Pur nella diversità delle tipologie che esamineremo, si tratta sempre di siti contenenti elenchi di links ipertestuali che puntano verso risorse esterne. In àmbito biblioteconomico la terminologia prevalentemente adottata per descrivere questa realtà è virtual reference desk: in pratica un equivalente, nel mondo immateriale delle reti, alla sala consultazione di una biblioteca (5).

A mio parere, spetta agli stessi ricercatori l’onere di predisporre questo tipo di strumenti, queste guide alle risorse storiche in rete. Per farlo bisogna guadagnare la consapevolezza della potenzialità che le reti telematiche possono avere nell’agevolare la ricerca scientifica. Gli storici, come tutti gli umanisti, devono accettare di sporcarsi le mani con tecnologie a prima vista ostiche, ma che sono o sembrano tali anche perché troppo a lungo sono state considerate territorio in cui difficilmente ci si poteva inoltrare senza perdite. Nello specifico, la risposta degli storici alle carenze degli attuali strumenti tecnici non deve essere una rinuncia, ma uno sforzo per crearne di nuovi e più adatti – non per abbandonare il proprio mestiere ma per imparare a farlo ancora meglio.

La situazione attuale – occorre riconoscerlo – è nel complesso insoddisfacente: da una parte, come si è visto, gli strumenti di uso generale si rivelano inadatti; dall’altra, ausili più specifici come quelli testé evocati sono ancora rari e necessitano di un affinamento. Per queste ragioni è auspicabile che proporre una rassegna critica delle guide principali possa essere un valido contributo alla discussione sul tema del rapporto tra ricerca storica e telematica – un punto di partenza per allargare la riflessione e tentare di trovare punti fermi, approdi che meglio definiscano le mutue relazioni tra i due soggetti al centro di questa analisi.

Questa rassegna sarebbe tuttavia incompleta se omettesse di segnalare alcuni importanti cataloghi di risorse storiche in rete realizzati in formato cartaceo. Si tratterebbe di una scelta miope, che alimenterebbe il rischio di autoreferenzialità già presente nel Web: assai sovente nei documenti prodotti per la rete si tende a ignorare ciò che vi è di pertinente alle materie trattate se non è immediatamente reperibile in formato telematico. In questa sede ne ricorderò rapidamente alcuni, a partire da The History Highway, il principale repertorio di risorse storiche online: curato da Dennis A. Trinkle e Scott Merriman, con la collaborazione di molti esperti non solo statunitensi, uscì per la prima volta nel 1996, per essere poi ripubblicato, in una seconda edizione decisamente accresciuta, nel 2000. In quell’occasione venne annunciato un progetto, molto significativo, di aggiornamento costante del libro attraverso un sito web: purtroppo però questa iniziativa si è arenata (6). Presso il CTI (The Computers in Teaching Initiative), un organismo britannico che ha nel frattempo esaurito il suo programma decennale ed è stato chiuso, è stato elaborato e pubblicato un ampio catalogo di risorse digitali: una sezione del testo è dedicata alle risorse di tipo storiografico (7). Infine, la rivista Historical Social Research – Historische Sozialforschung ha dato vita a due numeri speciali dedicati a questo tema (8).


3. Nel momento della realizzazione di una guida, accanto al reperimento delle singole entries, non si può evitare il problema della verifica del loro valore. La valutazione della qualità è un passaggio imprescindibile: non sarebbe infatti

...corretto e ragionevole instradare gli allievi o gli utilizzatori di una biblioteca all’uso di risorse telematiche senza metterli in condizione di valutarne l’attendibilità e senza fornire loro gli indispensabili strumenti critici con cui distinguere, discernere, vagliare (9).

Il problema dell’individuazione delle risorse si intreccia dunque strettamente a quello della loro valutazione. Una volta scoperte nel mare della rete, servendosi anche degli imperfetti sistemi precedentemente discussi, le risorse trovate vengono catalogate. Questa fase è preceduta dal riscontro e dalla valutazione dei singoli siti. Si tratta di un passaggio delicato: in rete siamo sprovvisti di tutta quella serie di indicatori esterni che ci soccorrono in un ambiente familiare come quello del libro. Un solo colpo d’occhio, infatti, ci basta per distinguere una versione annotata e filologicamente impeccabile di un classico da un romanzetto economico da bancarella; per quanto riguarda il Web la situazione invece è diversa: una rapida impressione non consente di discriminare nettamente tra gli oggetti presenti in rete senza prima averli esaminati approfonditamente.

Diversi studiosi hanno elaborato deli schemi, delle liste di controllo, allo scopo di affrontare questo problema (10). In questa sede farò riferimento in linea di massima alla griglia di valutazione elaborata da Jan Alexander e Marsha Tate (11) e riproposta, con alcune modifiche, da Guido Abbattista in un suo recente contributo (12), adattandola al particolare tipo di risorsa da recensire. Di seguito ne riproduco in forma sintetizzata lo schema, strutturato in sette punti:

  1. Autorevolezza (i responsabili forniscono elementi per giudicare la loro credibilità scientifica?)
  2. Accuratezza (la cura con cui il sito è realizzato risponde a standard editoriali elevati, di livello professionale? L’autore ha dato prova di saper utilizzre coerentemente le fonti più pertinenti?)
  3. Obiettività (il punto di via dell’autore si delinea come scientifico o come propagandistico? Viene spiegata la selezione delle fonti usate?)
  4. Aggiornamento (sono comunicate le eventuali revisioni e quindi la validità attuale dell’informazione?)
  5. Completezza e chiarezza d’intenti (sono indicati gli ambiti disciplinari che si intende coprire e qual è la platea a cui l’informazione è destinata? Il linguaggio usato è pertinente agli scopi dichiarati?)
  6. Utilizzabilità (la risorsa è stabile, facilmente rintracciabile, accessibile, ben strutturata? Esistono ausili per l’esplorazione, e un paratesto che illustri il contenuto del sito?)
  7. Trasparenza (il contenuto del sito è omogeneo, chiaramente percepibile nella sua funzione, adeguatamente connesso ad altre risorse in rete? Non induce l’utente a credere che vi troverà cose che in realtà non ci sono?)

Qualunque risorsa storica distribuita in ambiente telematico deve rispondere a questi requisiti. In particolare, per ognuna di queste voci si possono individuare altre possibili puntualizzazioni, in riferimento alla particolare tipologia che stiamo esaminando.


4. Se, soffermandosi sul punto 1, risulta immediatamente ovvio che il valore dei siti segnalati e l’autorevolezza del catalogatore sono direttamente proporzionali, il punto 2 si presta a maggiori approfondimenti. Per accuratezza (ma anche per utilizzabilità) bisogna intendere innanzitutto la leggibilità della guida. È molto importante che le singole voci siano accompagnate da un commento, non necessariamente molto lungo: i titoli delle singole risorse, da soli, molto spesso non bastano a dare un’idea del contenuto. Occorre poi verificare se la guida è un semplice elenco in ordine alfabetico o se esistono suddivisioni al suo interno. Naturalmente sono da preferire quelle che adottano quest’ultima soluzione, altrimenti, soprattutto se lunghe, risultano talmente caotiche da essere inservibili. E però, come sono motivate queste suddivisioni? Si tratta, in effetti, di un punto assolutamente non pacifico. Le varie tipologie si intrecciano tra di loro, rendendo difficile l’individuazione di classi univoche. In particolare, sono proprio i progetti più innovativi a infrangere schemi troppo rigidi, denunciando così, a mio parere, l’irriducibilità del mondo della rete a tassonomie costruite avendo in mente una realtà ben diversa. Da qui la difficoltà incontrata da molti autori di guide nell’incasellare certe risorse nelle categorie appropriate. D’altronde una caratteristica tipica dei siti web – legata alla loro struttura ipertestuale e multimediale – è quella di poter facilmente essere più cose nello stesso tempo: per esempio, bollettino, bibliografia, raccolta di letteratura secondaria, database di fonti, museo virtuale, tutto questo tutto in una volta. Il quadro è ulteriormente complicato dal fatto che è quasi impossibile trovare un sito, di qualunque tipo, che sia sprovvisto di una “pagina dei links”: così le guide alle risorse si moltiplicano, anzi scompare virtualmente la distinzione tra risorse e guide. Naturalmente la maggior parte offre solo uno scarno elenco di siti, generalmente quelli noti a tutti e quindi ripetuti innumerevoli volte; talvolta però si possono fare delle scoperte tanto casuali quanto interessanti.

Un altro indicatore del livello di accuratezza è costituito dalla completezza con cui le risorse sono catalogate. Bisogna tuttavia riconoscere che la pretesa di esaustività, che difficilmente può essere accordata a una bibliografia, tanto meno può essere perseguita per quanto riguarda la rete, priva di strumenti di catalogazione e dunque più simile a un gigantesco archivio da esplorare, di cui nessuno conosce esattamente l’intero contenuto, piuttosto che a una ordinata biblioteca. Analizzando le diverse guide in linea di argomento storico si può notare come emerga una sostanziale differenza in base alla competenza professionale dei curatori: non si tratta di una regola generale, ma nella maggior parte dei casi si osserva che i cataloghi compilati dai bibliotecari tendono all’esaustività, senza molto soffermarsi sul momento valutativo, mentre in quelli redatti da ricercatori si scorge una più forte tendenza alla selezione.
Per quanto riguarda il punto 3, occorre domandarsi se inclusioni ed esclusioni di voci sono motivate sulla base di criteri scientifici.

L’aggiornamento della guida, chiamato in causa al punto 4, è un altro aspetto di grande importanza: in particolare, l’assenza di dead links va verificata con cura. Un servizio di sicura utilità è svolto dagli indici che segnalano, in una pagina apposita, le novità più recenti, facendo così risparmiare tempo e rendendo più agevole una consultazione periodica. In taluni casi gli aggiornamenti possono essere comunicati ai lettori interessati mediante l’invio di messaggi di posta elettronica.

Il punto 5 fa emergere una questione che, come vedremo, è quasi generalmente disattesa dagli autori di cataloghi in rete: ci riferiamo alla dichiarazione esplicita dell’utenza a cui ci si rivolge – un criterio essenziale per giudicare se le voci selezionate sono pertinenti, stabilendo immediatamente se lo strumento che abbiamo di fronte risponde o no alle nostre esigenze. Talvolta queste dichiarazioni sono ambigue, perché presentano la guida come uno strumento utile per tutti – studenti, insegnanti, appassionati, ricercatori – il che, se il formato fosse quello tradizionale, non apparirebbe molto credibile.

L’aspetto formale occupa una parte forse preponderante all’interno di questa come di altre griglie di valutazione, ma ciò non significa che si sia voluto attribuire maggiore importanza alla forma rispetto ai contenuti. Piuttosto, in questo modo non si fa altro che sottolineare come l’aspetto formale, che nella valutazione di una pubblicazione cartacea rappresenta una parte minima, deve essere in proporzione sottoposto a un più attento vaglio per quanto riguarda i siti web, dal momento che nell’ambiente digitale non sono ancora emersi degli standard soddisfacenti.


5. Prima di proseguire discutendo alcuni esempi concreti, corre l’obbligo di fare alcune  precisazioni. Oggetto di questo saggio sono esclusivamente gateways di risorse storiche in rete. Non mi sono occupato, innanzitutto, dei cataloghi in linea delle biblioteche – gli OPAC. È fuor di dubbio che, nel panorama di ciò che oggi offre la rete, sono proprio questi i servizi che gli storici (anche i più scettici verso le nuove tecnologie) utilizzano maggiormente; si tratta tuttavia di strumenti condivisi da una vasta platea di studiosi – non solo dagli storici e nemmeno solo dagli umanisti –, pertanto la riflessione su questi oggetti appartiene più all’àmbito biblioteconomico che a quello propriamente storiografico. Da questa premessa scaturisce la mia “rinuncia avanti lettera” a discutere in questa sede tale tematica, sulla quale del resto esiste già un’abbondante letteratura critica (13).  Per ragioni analoghe ho tralasciato i tutorials di tipo generico che introducono all’uso di Internet. Da questo studio sono escluse anche quelle risorse veicolate da un supporto elettronico diverso dalla rete – tipicamente i CD-ROM.

In secondo luogo, nessuna delle guide di cui discuterò nelle prossime pagine è da considerarsi completa, per i motivi che ho elencato all’inizio e che rendono impossibile una catalogazione esauriente del materiale presente online su un argomento che non sia molto circoscritto; occorre perciò incrociarle per trovare ciò che si cerca, proprio come si farebbe normalmente consultando delle bibliografie. Non per questo però mi sono posto come obiettivo la realizzazione di un elenco di tutte le guide esistenti; prima di tutto perché, oltre ad essere virtualmente impossibile, un tale elenco non sarebbe neppure molto utile – la maggior parte delle guide aggiunge poco o nulla a quello che le migliori offrono –, e poi perché molti degli strumenti di cui parlerò presentano già a loro volta dei links ad altre guide. L’ambizione di queste pagine è piuttosto quella di porsi come strumento che aiuti certo in primo luogo a trovare in rete risorse storiche di valore, ma nello stesso tempo sia anche una riflessione su quali debbano essere le modalità per individuare, segnalare e rendere così disponibili quelle stesse risorse ai lettori interessati.

Nella scelta degli esempi che seguono, hanno assunto un peso rilevante alcune considerazioni sui diversi livelli di lettura a cui una guida deve essere sottoposta. A mio avviso, una rassegna come questa deve servire a gettare luce sul ruolo giocato dalle guide stesse nel definire la percezione delle risorse storiche distribuite in ambiente telematico. L’analisi di questi strumenti deve andare al di là di un riscontro funzionalista; credo che ne vada adeguatamente sottolineata l’importanza nel dispiegare una certa immagine della storia in rete, che risulterà essere positiva o negativa a seconda di come la guida stessa è stata redatta. La ricaduta di questa immagine sul formarsi, all’interno della comunità scientifica, di un’opinione generale a proposito delle risorse telematiche, mi pare non sia sottovalutabile.

Dalle osservazioni precedenti si comprende come la realizzazione di una guida debba essere preceduta da una seria riflessione metodologica: l’adozione dei necessari strumenti critici segnala il discrimine tra le guide autentiche e certi elenchi confusi e pasticciati, che finiscono per allontanare dal Web i lettori interessati alla ricerca. La domanda che bisogna porsi è: come sono strutturate queste guide? Dal modo in cui il materiale reperito viene organizzato, da come sono costruiti gli indici si comprende se e quale tipo di riflessione critica è stata condotta nella fase che precede la redazione vera e propria. Le guide che non si ispirano a criteri metodologicamente forti si limitano a proporre, alla rinfusa e senza distinzioni, risorse diverse non solo per tipologia ma purtroppo anche per qualità.

Nonostante le difficoltà alle quali ho fatto riferimento parlando dei parametri di valutazione, la creazione di indici ben strutturati resta indispensabile. I tentativi di individuare categorie e classi effettuati finora si basano di solito su distinzioni di tipo formale e/o contenutistico. In questa guida alle guide ho applicato a mia volta tali criteri, raggruppandole dapprima in base al contenuto, cioè agli elementi che accomunano le risorse indicizzate: guide di argomento generale e guide tematiche, queste ultime su base cronologica geografica o disciplinare; poi in base all’aspetto formale degli oggetti (testi elettronici e periodici telematici) elencati nei cataloghi esaminati successivamente.


6. Come si è detto, le guide attualmente disponibili sono in molti casi insoddisfacenti; neppure la più antica e più importante, la World Wide Web Virtual Library, complessivamente si sottrae a questo giudizio (14). La denominazione di questa iniziativa ci ricollega ad un ampio dibattito terminologico, che si può sintetizzare ricordando i significati che si attribuiscono prevalentemente alle espressioni “biblioteca virtuale” e “biblioteca digitale”: la prima si definisce come catalogo di riferimenti ipertestuali, in contrapposizione alla seconda che consente invece un accesso diretto a testi codificati in formato elettronico e in linea di massima residenti sullo stesso server del sito. L’ispiratore della WWW VL fu lo stesso Tim Berners-Lee, ideatore dell’HTML, il linguaggio informatico che ha permesso lo sviluppo di Internet, e oggi a capo del WWW Consortium (15). Fondata nel 1991, la Virtual Library è un network di siti web che fungono da guide su particolari argomenti. Sono mantenute da istituzioni che aderiscono al progetto su base volontaria: la Virtual Library intende infatti continuare a non ricorrere a finanziamenti, garantendo in questo modo la propria indipendenza. Alla guida del progetto è un comitato formato dalle persone che gestiscono le singole guide (maintainers).

Quel che ci interessa maggiormente è approfondire il discorso su WWW VL HISTORY, la guida relativa alle risorse storiche (16). Venne fondata nel marzo del 1993 da un pioniere dell’history and computing come Lynn H. Nelson, dapprima come una iniziativa dell’Università del Kansas, basata sul browser testuale Lynx; in seguito, nel settembre dello stesso anno, entrò a far parte della Virtual Library. Col passare degli anni e l’aumentare delle risorse storiche in rete divenne impossibile garantire autonomamente un buon livello di aggiornamento, pertanto altri cataloghi online si unirono al progetto di Nelson; vennero stipulati accordi per gestire guide centrate su epoche storiche, nazioni o altri argomenti, in base alle competenze dei partecipanti che si assumevano l’incarico, in totale autonomia ma seguendo dei parametri accettati da tutti. I principali sono riferiti in primo luogo alle caratteristiche grafiche delle pagine, che devono essere “leggere” in termini di kilobytes, prive di frames, e possibilmente anche di inserzioni pubblicitarie. Ogni pagina deve presentare il logo, con il relativo link, del catalogo principale della Virtual Library, e soprattutto la data dell’ultima verifica dei links e dell’ultimo aggiornamento. Gli indici devono seguire sempre lo stesso schema: le categorie stabilite sono “Reference, Chronological, Geographical, Topical, Other”, con le appropriate sottocategorie. Si tratta di uno schema magari migliorabile ma comunque esplicitato con chiarezza e flessibile. Infine ogni pagina deve supportare i metadata sviluppati dal Dublin Core, con uso di parole chiave e di descrizioni in più lingue. Naturalmente l’intero corpus costituito da tutte le guide aderenti al progetto può essere ricercato mediante un motore che consente di interrogare il contenuto delle pagine dei siti associati.

Riguardo all’utenza a cui lo History Index è indirizzato – come abbiamo visto, rendere esplicita la destinazione è uno dei requisiti più importanti, ma anche più disattesi – i responsabili dichiarano che

although the Network will be serving the general public, maintainers should attempt to establish standards of coverage and selectivity that will make their sites effective tools for practicing historians wishing to work on-line (17).

Come le altre, anche questa sezione della Virtual Library è composta da un gran numero di repertori. Un aspetto positivo è che ci si trova di fronte a strumenti di carattere veramente generale, poiché WWW VL History nel suo complesso si sforza di coprire tutti gli àmbiti disciplinari, offrendo dunque un quadro almeno nelle intenzioni completo e soprattutto utile per una immediata operatività. Probabilmente la principale difficoltà che gli estensori delle guide devono affrontare in questa congiuntura è trovare un buon equilibrio tra vasta copertura di tutte le tematiche e attenta selezione dal punto di vista qualitativo: spesso accade che molti siti, apparentemente, siano citati solo per fare numero. Nella pagina che la Virtual Library dedica ai siti di reference è possibile trovare un utile elenco di dizionari enciclopedie e biografie online, ma anche – nel paragrafo “Reference for the Home” – links a siti dedicati all’informazione finanziaria o all’acquisto di automobili usate, la cui pertinenza, in un catalogo di risorse storiche, è quanto meno dubbia (18). Se questo è un caso eccezionale e non può fare testo, non è raro tuttavia che vengano segnalati siti la cui rispondenza ai parametri stabiliti dalle procedure di valutazione descritte nelle pagine precedenti è sicuramente debole. Si tratta generalmente dell’opera di appassionati cultori di Clio, entusiasti ma non altrettanto preparati. Il giudizio sulla Virtual Library non può prescindere dal riconoscimento della sua sostanziale indispensabilità, nel quadro attuale degli strumenti disponibili; la struttura federativa su cui si basa, benché rischi talvolta di inserire nella maglia della catena anelli deboli, garantisce comunque un livello medio non disprezzabile e soprattutto la copertura di moltissime tematiche, assolutamente non alla portata di un singolo catalogatore.

Dall’elenco di coloro che prestano la loro opera come virtual librarians all’interno di questo progetto emerge il ruolo importante svolto dal Dipartimento di Storia e Civiltà dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole, che effettua anche il mirroring del sito. È da rilevare in particolare il WWW VL European History Project (19), che aggrega una serie di guide ideate e gestite da giovani ricercatori dell’Istituto: Film History, Dutch History, European Integration History, Finnish History, History and Images, History of Religious Missions, Italian History, Romanian History, Russian History, Spanish History, Swedish History.

Il webmaster dell’Italian History Index della Virtual Library, Serge Noiret, uno studioso da tempo coinvolto nell’indagine su queste tematiche, è anche il responsabile di SISSCOWEB, il sito Internet della Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea (20). Tra le varie iniziative proposte da questa importante associazione va menzionato il seminario professionale “Linguaggi e siti: la storia on line”, tenutosi il 6-7 aprile 2000 presso l’Istituto Universitario Europeo e l’Università di Firenze: alcune delle relazioni sono consultabili in rete (21).


7. Non sono naturalmente questi gli unici esempi interessanti di guide di carattere generale. In àmbito britannico troviamo un’iniziativa dagli obiettivi simili, i cui risultati – proporzionati all’entità dell’impegno – sono decisamente validi: è lo Humbul Humanities Hub, un portale pensato per offrire un supporto all’esplorazione delle risorse umanistiche in rete (22). Basato sullo Humbul Gateway, attivato fin dalla metà degli anni ottanta, lo Hub è membro del Resource Discovery Network (RDN), è finanziato dal Joint Information Systems Committee ed è ospitato dall’Università di Oxford.

Humbul seleziona e cataloga risorse web che spaziano nei diversi campi del sapere umanistico: dalla letteratura all’archeologia, dalla filosofia alla storia, dagli studi classici alle religioni. All’interno di queste categorie si può effettuare una ricerca complessiva per parole chiave: si ha così l’opportunità di ottenere un’informazione utile anche da una pagina che di primo acchito forse avremmo scartato, senza però essere costretti a ripetere la ricerca in ogni settore disciplinare. Naturalmente è possibile in alternativa “sfogliare” le pagine del sito: le risorse catalogate nella sezione “History” sono raggruppate, come quelle delle altre sezioni, secondo quattro diverse modalità. By period: in questo caso i siti proposti sono divisi in dodici intervalli cronologici, dal 3000 A. C. al XX secolo. By intended audience: qui le diverse fasce d’utenza sono denominate Postgraduate/Faculty, Undergraduate, General Public (Humbul è una delle rarissime guide che cataloga esplicitamente i siti in base alla loro destinazione). By type: possono essere siti dedicati a progetti o a istituzioni; fonti primarie, secondarie o bibliografiche; risorse legate alla ricerca oppure alla didattica. All Records: restituisce l’intera lista in ordine alfabetico. I links a ognuna di queste pagine riportano tra parentesi il numero di siti disponibili. Da qui si può in seguito accedere alla scheda di ogni risorsa, redatta in maniera davvero completa ed esauriente.

Non si tratta di una guida come quelle che abbiamo visto finora, ma merita un cenno un’altra iniziativa proveniente dal RDN: ci riferiamo a Internet for Historians, un tutorial realizzato da  Frances Condron e Grazyna Cooper della Humanities Computing Unit presso l’Università di Oxford (23). Fa parte della Virtual Training Suite, una serie di analoghi strumenti messi a punto dal RDN. È realizzato in ambiente HTML per essere visualizzato tramite browser e simulare così l’esplorazione in rete, ma può anche essere scaricato sul proprio computer per essere utilizzato offline. Nell’introduzione viene definito “A free ‘teach yourself’ tutorial on Internet information skills for historians”.

È diviso in quattro parti: la prima, Tour, è una visita che si dipana tra alcuni dei più importanti siti d’argomento storico, scelti come esempi per illustrare le principali tipologie esistenti. La seconda, Discover, insegna le tecniche per trovare le informazioni di cui si ha bisogno senza perdersi nella rete. La terza, Review, è la più interessante perché discute approfonditamente il tema della valutazione dei siti web, fornendo alcuni criteri per stabilirne la qualità e la rilevanza rispetto agli scopi che si prefigge il lettore. Il paragrafo finale, Reflect, riassume quanto esposto precedentemente e propone alcuni Scenarios per studenti, insegnanti e ricercatori, nei quali vengono illustrati i benefici che ciascuna di queste categorie può attendersi dall’uso della rete.
Abbastanza interessante, soprattutto perché tocca molti punti importanti che generalmente non vengono mai trattati insieme, questo tutorial risente del fatto di essere stato progettato in primo luogo per utenti britannici, per cui buona parte delle risorse descritte appartiene alla storia del mondo anglosassone; è inoltre rivolto a una platea un po’ generica, anche se poi non manca di concludere la rassegna differenziando le considerazioni finali in base alle varie fasce d’utenza.


8. Quelle viste finora sono iniziative volte a realizzare cataloghi di risorse storiografiche con un focus molto ampio, non rivolto esclusivamente ad una tematica specifica. Questo genere è dominato numericamente dalle guide realizzate da bibliotecari. Generalmente nate all’interno di strutture quali le biblioteche universitarie, queste guide offrono un utile approccio alla materia: sono state tra le prime a proporre e a rendere disponibili per gli studiosi elenchi di risorse storiche in rete, aprendo la strada con la loro opera di catalogazione alla colonizzazione dello spazio telematico. Va notato, come aspetto positivo, che il nome dell’autore è sempre specificato all’interno della pagina, dando anche la possibilità di contattarlo. D’altro canto, questo genere di guide non è mai fortemente specialistico: esprime anzi la tendenza a rispecchiare la complessità della rete, finendo per accostare risorse eterogenee per qualità e destinazione. In molti casi tali guide hanno costituito il primo tentativo di mettere ordine in un panorama decisamente caotico; come ho già detto, tuttavia, sono dell’avviso che in questa fase spetti principalmente ai ricercatori mettere a punto questo tipo di strumenti. Infine, le guide bibliotecarie sono la fonte privilegiata per reperire informazioni su particolari tipi di risorse web, che possono essere utili al ricercatore ma che non fanno parte della sua tradizionale “cassetta degli attrezzi”: ad esempio musei ed esposizioni online, oppure archivi iconografici o sonori. Gli esempi citati afferiscono tutti alla realtà statunitense in quanto dominante perlomeno dal punto di vista numerico.

Iniziamo dal Research and Reference Gateway della biblioteca della Rutgers University, articolato al suo interno in una serie di guide; di queste, due in particolare possono rivelarsi interessanti: Literatures in English (24) e, soprattutto, History – American and British (25). La seconda, benché circoscritta alle vicende del mondo anglosassone, si rivela, all’interno di questi limiti, una autentica miniera di informazioni. Le categorie in cui è suddiviso sono: Reference Resources;Archival and MSS. Guides; General History Portals; Sites Organized by Subject; Sites Organized by Period; Full-text Documents by Period; History Associations & History Listservs.

Muoversi tra le varie pagine è semplice, recuperando così agevolmente tra i siti selezionati quelli che possono servirci. Oltre ai links, divisi per argomento e per epoca, ai siti dedicati a particolari tematiche storiche, vi sono altre due guide specifiche, rivolte alla guerra di secessione e alla cultura afroamericana. Si rivela utile anche la raccolta di links riuniti sotto la categoria “General History Portals”, che è in pratica una “guida alle guide”.

Molto ben fatta è la pagina della Central Library della Vanderbilt University, intitolata Resources for History (26). Le undici sezioni in cui è suddivisa contengono links – commentati – a siti molto validi, e ognuna di esse (anziché, come di norma, l’intero sito) riporta la data di aggiornamento: per quanto abbiamo potuto appurare non vi sono altri esempi di tale accuratezza. Altrettanto valide sono le History Resources proposte dalla University of Delaware Library (27). In particolare la guida relativa alla World History censisce un gran numero di siti che coprono i diversi settori disciplinari della storiografia. Un appunto che si può rivolgere riguarda la scelta dei siti stessi, tra i quali se ne possono trovare alcuni di livello scientifico non altissimo; si tratta comunque di una pecca veniale perché nel complesso è un ottimo strumento. A questa si affianca una guida specifica sulla storia degli Stati Uniti, e una straordinaria raccolta di Research Guides: si tratta di guide pensate per aiutare a cercare, nella biblioteca dell’università, materiale per svolgere ricerche su determinati argomenti. Le indicazioni bibliografiche (libri, indici di periodici, databases) sono generalmente linkate a risorse disponibili online immediatamente (cioè con un click) solo per docenti e studenti della University of Delaware, ma possono naturalmente rivelarsi utili anche a chi lavora in un altro ateneo, qualora quest’ultimo ne disponga a sua volta.


9. Gli esempi che abbiamo considerato fin qui appartengono alla stessa tipologia: sono guide di carattere generale, rivelatesi particolarmente utili, come strumenti per un primo orientamento, in una fase iniziale in cui era importante effettuare ricognizioni ad ampio raggio per avere un’idea complessiva  di ciò che la rete poteva offrire nel campo delle discipline storiche.

Non è però a questo modello che bisogna oggi guardare per mettere a punto strumenti raffinati e realmente efficaci per chi fa ricerca; occorre al contrario aumentare il livello di specializzazione, avvicinandolo a quello che gli studiosi adottano nelle loro letture professionali.
Questa accresciuta settorializzazione potrebbe avere, come effetto negativo – anche se, a mio parere, solo momentaneo – un indebolimento ulteriore, rispetto a quanto abbiamo già visto, del filtro in entrata, inducendo pertanto a schedare risorse di livello mediocre pur di aggiungere una voce ad un elenco altrimenti troppo scarno. Si tratta comunque di un rischio legato, come si è detto, ad una fase congiunturale, destinata ad essere superata quando, come tutti auspichiamo, la rilevanza quantitativa e qualitativa delle risorse storiografiche presenti in rete sarà aumentata.

Un altro difetto riscontrabile in molte guide (ma comune anche ad altri progetti telematici) è la mancanza di coordinamento. Si ha la sensazione che molte delle iniziative avviate non facciano che ripetere sforzi già effettuati, magari con maggior successo, da altri. Una soluzione, a mio avviso, sta proprio nella specializzazione tematica. L’obiettivo da perseguire è la definizione della presenza in rete di un settore di indagine storiografica, colmando le lacune che strumenti di carattere più generale presentano. L’analisi delle guide consente di cogliere indirettamente un particolare aspetto dell’identità di un qualsiasi settore disciplinare: attraverso il censimento delle risorse online ad esso pertinenti, si scoprono quali lati sono stati enfatizzati e quali trascurati da quella parte della comunità scientifica che utilizza le reti – una prospettiva interessante anche in vista di una storia degli albori della storiografia telematica: una storia ancora da scrivere, e che tuttavia promette, per il futuro, pagine illuminanti.

Già ora, fortunatamente, esistono buone guide tematiche che riflettono un panorama complessivo in continua evoluzione, al cui interno spiccano risorse di notevole interesse. Gli studiosi possono trovare, a seconda delle loro specializzazioni, diversi validi ausili che li indirizzano a fonti e/o servizi di vario tipo presenti in rete, mediante i quali arricchire la loro professione.


10. I temi attorno ai quali è possibile organizzare una guida sono molteplici. La scelta più ovvia e consueta è la periodizzazione, generalmente basata sulle grandi suddivisioni cronologiche, dall’epoca antica alla contemporanea.

Un ottimo punto di partenza per esplorare ciò che offre il Web sulla storia greca e romana è la Rassegna degli Strumenti Informatici per lo Studio dell’Antichità Classica, curata da Alessandro Cristofori (28). Diciamo subito che per completezza, chiarezza espositiva, frequenza d’aggiornamento, questa guida si colloca a un livello di eccellenza assoluta, ponendosi come un modello al quale può ispirarsi chiunque si accinga a tentare un’operazione simile.

Nel corso di sette anni di lavoro – il progetto è stato avviato nel 1995 – Cristofori ha repertoriato una quantità enorme di risorse di tipo informatico: non solo siti web, ma anche CD-ROM e software. La correttezza metodologica dell’impostazione è rimarcata dal fatto di aver tenuto ampiamente conto di entrambi i ruoli giocati dalla rete nella ricerca storica: l’aiuto nel reperimento delle fonti e la disponibilità di importanti servizi. Le fonti trattate sono quelle letterarie, epigrafiche, papiracee, numismatiche, relative a documentazione e a immagini archeologiche o cartografiche, a cui si aggiungono riviste e biblioteche elettroniche e siti dedicati a mostre e musei, anche virtuali. I servizi catalogati, disponibili in formato digitale, sono repertori bibliografici su disco e in linea, informazioni su strutture scientifiche presenti in rete, nonché su indirizzi, convegni e posizioni lavorative, gruppi di discussione, software specifici. Altre sezioni sono dedicate ai materiali didattici reperibili in rete; ad altri indici di risorse sulla storia antica, per chi è interessato ad ulteriori approfondimenti; e a quei siti che, non potendo essere ricondotti all’interno delle classificazioni precedenti, vengono elencati in base al soggetto.

Ogni risorsa è accompagnata da una esauriente scheda valutativa. Gli inserimenti di nuovi links sono segnalati in una pagina apposita. Nella rassegna compaiono anche pagine web di carattere amatoriale qualora, a parere dell’autore, vi sia un elemento di interesse anche minimo (per esempio, una bella immagine di un sito archeologico); naturalmente ciò che è discutibile dal punto di vista scientifico viene segnalato nella scheda relativa. C’è da dire che Cristofori, pur valutando con un metro rigoroso le risorse che presenta, non si abbandona mai al gusto un po’ vanesio della stroncatura fine a sé stessa.

Il ricorso a questo ottimo strumento può fornire nel suo àmbito risposte esaurienti, perciò rende in gran parte superfluo citarne altri. Chi volesse però approfondire l’argomento può consultare le altre guide sull’antichità classica elencate da Cristofori, il quale le ha utilizzate (e se ne serve tuttora) per realizzare e aggiornare la propria rassegna. Aggiungiamo che può essere utilissimo, soprattutto qualora non si abbia familiarità con gli argomenti trattati, ricorrere agli appunti del corso universitario Strumenti informatici per lo studio della Storia Antica, tenuto dallo stesso Cristofori: in quelle pagine, disponibili online nel quadro del progetto Telemaco per l’insegnamento a distanza, le risorse elencate nella rassegna vengono ulteriormente commentate (29).


11. Accanto alla storia antica, quella medievale è la disciplina che si è ritagliata lo spazio più significativo all’interno della rete. Di conseguenza non mancano buone guide che consentono di reperire materiali online di un certo livello. Alcune realtà consolidate, appartenenti al mondo universitario statunitense, sono The Labyrinth (30), Netserf (31), ORB (32). Mi soffermerò rapidamente su quest’ultimo. ORB: The Online Reference Book for Medieval Studies, è attivo dal 1995 ed è gestito dal Rhodes College. Questo interessantissimo sito offre una quantità di utili risorse: innovativa, in particolare, l’idea di proporre una serie di lectures, scritte appositamente, su particolari temi della storia medievale, indirizzate a un pubblico di insegnanti e studenti. La guida vera e propria alle risorse di rete è intitolata “The ORB Encyclopaedia”: raccoglie, all’interno di una serie di categorie (Early, High, Late Medieval; Slavic and Russian; Religion; Culture), riferimenti a siti molto selezionati, tutti di livello accademico. Altre risorse si trovano nella pagina degli “External Links”; sono inserite qui temporaneamente, per invitare i lettori a visitarle e a comunicare alla redazione il proprio giudizio. Se questo sarà positivo, potranno entrare a far parte a tutti gli effetti della guida di ORB.

A questi tre strumenti dedicati alla storia dell’età di mezzo va aggiunto Medieval Europe, un sito appartenente al WWW VL History Index, mantenuto alla Michigan State University “under the sponsorship of ORB (33). Inoltre, tutti i siti fin qui citati aderiscono ad Argos, un’altra importante realtà sulla quale tornerò più avanti (34).

La medievistica italiana occupa un posto di rilievo nella sperimentazione dell’utilizzo della rete per la ricerca. Una realtà importante è il Polo Informatico Medievistico, la struttura che coordina le risorse telematiche attivate presso alcuni insegnamenti di quell’area all’Università di Firenze. Dalla sua Home page si può accedere a Medioevo preso in rete, una rassegna che propone una serie di orientamenti bibliografici per avviare una riflessione e invitare a una fruizione non superficiale delle risorse storiche disponibili in linea. Un’altra proposta degna di particolare menzione proviene da Reti Medievali (35), una costellazione di prodotti telematici organicamente collegati, che riunisce una biblioteca, un repertorio, un bollettino degli eventi, una rivista, strumenti per la didattica e per la ricerca, e molto altro ancora. Si tratta di una realtà assai complessa, alla quale collaborano studiosi provenienti da cinque atenei italiani, sperimentando progetti molto innovativi, tra cui alcuni saggi storici scritti in formato ipertestuale.

In questo quadro si iscrive anche il Repertorio di risorse telematiche, attualmente in preparazione, ma che promette di rivelarsi uno strumento validissimo, frutto di un progetto accurato, non di una iniziativa estemporanea. È suddiviso in 20 capitoli che si sviluppano in 104 paragrafi, o schede, su cui, com’è ovvio, è impossibile riferire compiutamente in questa sede. Attualmente soltanto due schede (dedicate rispettivamente alle riviste e alla storia dell’arte) sono già disponibili. I primi due capitoli sono intitolati Orientamenti generali e strumenti e Le fonti: produzione, uso e conservazione; ad essi seguono i capitoli 3-19, dedicati a temi e momenti fondamentali della storia medievale, dal tardoantico agli albori dell’età moderna; l’ultimo, infine, è riservato a Tagli tematici e “cross-over” disciplinari.


12. La storia moderna e quella contemporanea non possono purtroppo vantare realizzazioni altrettanto significative. Soffermandosi semplicemente sul dato quantitativo, si nota che il numero di guide relative a queste epoche è inferiore rispetto a quello delle rassegne tributate all’antichistica e alla medievistica. Se ne possono ipotizzare le cause, che andrebbero ricondotte a motivi opposti: in àmbito modernistico le realizzazioni non sono molto numerose, sia in generale sia a livello scientifico; al contrario, per quanto riguarda la contemporaneistica, sebbene non manchino, anzi abbondino i siti web che trattano della storia più recente – in particolare del XX secolo – aumenta probabilmente la difficoltà a selezionare tra le tante risorse esistenti le più valide.

Un primo punto di partenza può essere la Virtual Library Geschichte, sezione tedesca del WWW VL History Index. Questo sito – dedicato principalmente a risorse in lingua tedesca e sulla storia tedesca – copre in realtà l’intero arco cronologico. Particolarmente interessanti sono le sezioni relative alla modernistica, tanto più che sono in pratica le uniche – o tra le poche – directories dedicate alle risorse telematiche relative alla storia europea in età moderna. Mi riferisco in primo luogo a Frühe Neuzeit Early Modern History, un sito mantenuto da Stephanie Marra dell’Università di Dortmund (36). È offerto sia in tedesco che in inglese, ma si badi che tra le due versioni non c’è una corrispondenza puntuale.

In precedenza ho osservato come la pubblicazione telematica porti all’ibridazione dei generi, per cui spesso i siti più interessanti non sono riconducibili a categorie univoche. Alcune iniziative assai pregevoli, tra le quali siti web dedicati a particolari eventi o problemi dell’età moderna, contengono degli ottimi cataloghi di risorse, pur non essendo sorte con la funzione principale di proporsi come guide. Una di queste è il Server für die Frühe Neuzeit (sfn), dedicato al periodo 1500-1800 (37). Nato da una collaborazione tra l’Università di Monaco e la Bayerische Staatsbibliothek, è un progetto in fase di ampliamento, che punta addirittura a presentarsi come un portale per la storiografia in generale.

Questo sito, che gli autori hanno chiamato server, con termine assunto dal gergo informatico, risponde a una doppia missione: da una parte è una finestra aperta sulla modernistica, intesa in senso interdisciplinare, e sulle risorse ad essa attinenti, disponibili sia su carta sia online: notizie di convegni, descrizioni di progetti in corso, recensioni di libri, articoli e siti web. Il secondo aspetto è legato alla produzione autonoma di contenuti, e riveste un notevole interesse, perché si propone di esplorare nuove vie per la presentazione di ricerche storiografiche in rete. Tra quelle attualmente in cantiere, due iniziative spiccano particolarmente: la prima  è dedicata alla storia della caccia alle streghe nell’Europa moderna (Geschichte der Hexenverfolgung); la seconda (Krieg und Gesellschaft) ruota invece attorno al tema delle ripercussioni sociali dei conflitti sotto l’antico regime, approfondendo in particolare la situazione della città di Monaco durante la Guerra dei Trent’Anni. In particolare, la prima propone un dizionario online in corso di compilazione, un electronic reference book ispirato a nuove prospettive di ricerca, mentre la seconda offre una guida a risorse web attinenti alla storia militare.

Il Server für die Frühe Neuzeit è suddiviso in diverse aree: i due progetti a cui si è fatto cenno sono ospitati nella sezione Themen. Quella intitolata Literaturrecherche propone invece una serie di bibliografie su svariati argomenti; ospita inoltre un link alla pagina Literaturdienst, implementata presso il sito della Bayerische Staatsbibliothek. Si tratta di un servizio relativo alle pubblicazioni scientifiche, tramite il quale vengono segnalati i nuovi libri sulla storia moderna acquistati dalla biblioteca stessa, partner del progetto sfn, negli ultimi tre mesi, e i più recenti articoli sull’argomento, pubblicati da settanta riviste selezionate. La pagina Rezensionen introduce invece a tre veri e propri giornali elettronici: PERFORM è una pubblicazione bimestrale dedicata a recensioni originali, mentre INFORM, che ha la stessa periodicità, ha la funzione di riproporre recensioni già pubblicate all’interno di riviste interdisciplinari o di àmbito regionale, sempre relative a temi riguardanti la modernistica. KUNSTFORM, infine, diffonde ogni tre mesi recensioni attinenti alla storia dell’arte dal Rinascimento al classicismo. Forschung è invece l’area in cui ogni storico può proporre i risultati delle ricerche alle quali sta lavorando, per discuterne senza ritardi con i colleghi interessati. Un altro obiettivo è offrire un resoconto aggiornatissimo delle ricerche a livello scientifico in lingua tedesca, incluse tesi di dottorato e di laurea, scritte non prima del 1999 o ancora in corso, sui temi della storia moderna. Il database così realizzato è aggiornato mensilmente, e va ad aggiungersi a quanto uno studioso può ricavare dalle bibliografie a stampa.

La guida vera e propria si trova nella sezione denominata Link-Empfehlungen: è una delle migliori guide online, controllata e aggiornata periodicamente ed efficacemente organizzata in più settori (Archive; Bibliographien; Bibliotheken; Digitale Editionen; Fachinformationen; Forschungseinrichtungen; Forschungsprojekte; Lexika; Themenangebote; Virtuelle Ausstellungen; Zeitschriften). Ad ogni link è dedicata una pagina autonoma di commento, e ogni settimana viene aggiunta una nuova recensione: il Link-Wink der Woche.


13. Altre guide sono centrate invece su un arco cronologico più circoscritto. Tra queste un esempio assai valido è fornito da Eighteenth’s Century Resources, un sito a cura di Jack Lynch, della Rutgers University (38). È dedicato alla civiltà del Settecento in tutti i suoi aspetti culturali: dalla letteratura alla arti, dalla filosofia alla religione alle scienze. In particolare, per quanto riguarda la storia, le fonti segnalate sono pertinenti soprattutto a quella britannica e nordamericana, ma anche europea e asiatica. I criteri di selezione sono dichiarati nella Home page del sito:

These pages cover all the significant and reliable Internet resources I've been able to discover that focus on the (very long) eighteenth century – let's say Milton to Keats. The collection includes information on literature, history, art, music, religion, economics, philosophy, and so on, from around the world, as well as the home pages of societies and people who work on eighteenth-century topics. The site is aimed especially at scholars and students; I've excluded many sites of interest only to fans, historical re-enactors, &c. As a rule, I've excluded commercial sites, breaking that rule only when there seemed to be genuinely useful information on a commercial page.

Lo stesso sito offre anche una vasta raccolta di testi elettronici relativi a opere di autori del diciottesimo secolo. Questa iniziativa fa capo a C18, il sito web della International Society for Eighteenth-Century StudiesSociété internationale d'étude du XVIIIe siècle (39), del cui Editorial Board l’autore è membro.

Per quanto riguarda invece la storia contemporanea non esistono al momento strumenti specifici: è una lacuna grave, che non si può colmare neppure, come nel caso della modernistica, ricorrendo alla Virtual Library.

Vi sono ovviamente delle guide che coprono le vicende contemporanee privilegiando determinati punti di vista. Un esempio spagnolo è D’Història, il sito del dipartimento di storia dell’Universitat de Valencia, realizzato da Anaclet Pons. L’impaginazione è gradevole e soprattutto chiara e razionale. Al suo interno è inclusa, tra l’altro, un’ottima guida alle risorse telematiche, El fil d’Ariadna (40); la parte forse più pregevole di questa guida è costituita dalla sezione che raccoglie links a siti dedicati alla storia della penisola iberica e alla storia – in generale, non esclusivamente spagnola – dell’Ottocento e del Novecento.


14. Se dalla prospettiva cronologica si passa a quella geografica, emerge ancor più nettamente la prevalenza delle risorse online dedicate alla storia nordamericana. Le ragioni di questo squilibrio sono facilmente intuibili, e discendono essenzialmente dal vantaggio – in termini di accesso alle nuove tecnologie e di pieno riconoscimento delle loro potenzialità – che quella realtà accademica ha acquisito nei confronti di tutte le altre. La maggior facilità nel reperire in rete materiali riguardanti gli Stati Uniti o comunque ivi prodotti, e la relativa difficoltà inerente all’individuazione di risorse originate da altri contesti, si riflettono sul numero e sull’accuratezza delle guide dedicate, per esempio, ai siti sulla storia europea. Se gran parte delle risorse è di origine nordamericana (e quindi anche figlia di una determinata elaborazione culturale), lo stesso vale, come d’altronde abbiamo già visto precedentemente, per le guide preposte a indirizzarvi gli utenti delle reti. Ne consegue che ricorrere a tali strumenti, se si cercano risorse relative ad altre realtà geografiche e culturali, può essere talvolta frustrante.

Il punto di partenza imprescindibile, anche se non esaustivo, per conoscere i più importanti siti dedicati alla storia delle singole nazioni rimane la Virtual Library: esplorandone le sezioni organizzate su base geografica è possibile recuperare utili informazioni. In questa sede perciò mi limiterò ad accennare ad alcuni esempi interessanti, taluni appartenenti a questo network, altri indipendenti.

Tra le innumerevoli guide centrate sulla storia degli Stati Uniti ne citerò solo una: quella della University of Delaware Library, alla quale ho già accennato in precedenza (41). I links presentati sono suddivisi in diverse sezioni: Starting Points; Topics in History; Chronologies and Timelines; Text, Image, Sound, and Archival Databases; Museums; Libraries and Archives; Exhibits; Societies, Associations, and Other Organizations; University Departments, Programs, and Centers; Electronic Journals; Publishers and Bookstores; Mailing Lists and News Groups; Regional Resources; Other Sites of Interest. Le risorse catalogate sono generalmente di buona qualità; inoltre i commenti, molto esplicativi, permettono di distinguere chiaramente tra siti accademici o comunque di livello scientifico e siti di tipo divulgativo.

La presenza della storia anglo-americana in rete è registrata con ottimi risultati anche da History Guide, uno dei migliori strumenti di questo genere, realizzato in Germania (42). Il suo autore è Wilfried Enderle, bibliotecario all’Università di Göttingen, presso il cui server è ospitato questo sito, che costituisce una sezione della Virtual Library of Anglo-American Culture.
The VLib-AAC is an interdisciplinary research library for scholars and students of Anglo-American Culture. It has a single interface that merges traditional library media (books, journals, etc) and electronic resources to a seamless information gateway.

La banca dati, contenente 1600 records, è divisa in due cataloghi: Subject (Historiography, Auxiliary Sciences, Regional History: Europe, America, Asia, Africa, Australia) e Source Type (Organizations, Encyclopedias, Bibliographies, Journals, Source Materials), consultabili in modo semplice e intuitivo. In alternativa dispone di un motore di ricerca piuttosto potente, che si basa sui metadata aggiunti ad ogni risorsa al momento della sua catalogazione. I siti selezionati sono validi e la loro descrizione è molto curata.


15. La storia delle nazioni del Vecchio Continente è invece ben rappresentata dalle iniziative del WWW VL European History Project, anch’esse già ricordate nelle pagine precedenti (43). Tra queste spicca l’Italian History Index (44), la guida curata da Serge Noiret con la collaborazione di altri studiosi, relativa alle risorse storiografiche, prodotte sia nel nostro paese sia all’estero, concernenti la storia italiana. Recentemente è sorto The Best of the Italian History Index (45), una iniziativa collegata alla precedente e gestita da un Editorial Board che riunisce le migliori competenze disponibili in questo campo oggi in Italia. Lo scopo che persegue è segnalare i migliori progetti storiografici distribuiti in rete e realizzati in Italia, assegnando loro un logo da esporre nelle proprie pagine. Iniziative di questo genere dovrebbero essere in grado di amplificare l’attenzione riservata dagli studiosi ai prodotti telematici, favorendo così l’emergere di nuovi siti di elevato valore, tali da far ottenere finalmente alla rete quella credibilità scientifica che non le è stata ancora definitivamente riconosciuta. Per questo motivo rivestono grande importanza i requisiti – ai quali rimando – richiesti per l’inserimento nell’indice. Sono criteri di selezione, attentamente vagliati e chiaramente esplicitati, ai quali i potenziali autori possono ispirarsi: si configurano pertanto come complemento ai parametri di valutazione successiva esposti nella parte iniziale di questo saggio.

Tra i cataloghi relativi alla storia dei paesi europei, va ricordato anche Revues.org, sito web ufficiale di sei periodici francesi di storia e scienze sociali dei quali vengono messi in linea gli indici completi in forma ipertestuale interrogabile, e in taluni casi anche articoli e recensioni a testo pieno. Gli altri servizi offerti da questo progetto sono un calendario delle attività scientifiche, un motore di ricerca – attualmente in fase sperimentale – pensato per esplorare siti umanistici e soprattutto una guida, ampia e articolata, alle risorse sulla storia francese, che costituisce la sezione transalpina del WWW VL History Index (46).


16. Un altro esempio degno di menzione è Russian History on the Web (47). Segnalo questa iniziativa, portata avanti sostanzialmente su base individuale da un ricercatore di Harvard, Marshall Poe, perché si tratta di un progetto che denota professionalità e rigore metodologico, “pensato” e costruito a partire da basi solide. Benché attualmente esistano su questo argomento guide più complete, questa si distingue per serietà e lungimiranza nelle scelte.
La Home page è dedicata esclusivamente a spiegare le finalità del sito, illustrate partendo da una premessa: la maggior parte delle risorse web dedicate alla storia russa sono scientificamente inaffidabili o addirittura tendono a falsificare la realtà, risultando pertanto inutili ai fini della ricerca e dannosi alla credibilità della rete. Agendo in questo contesto, l’intenzione dell’autore è quella di fornire uno strumento critico, che aiuti la comunità scientifica a districarsi più agevolmente fra un gran numero di risorse eterogenee. Con la stessa esemplare chiarezza d’intenti sono indicati “Audience” (academic researchers, teachers, and their students) e “Coverage”, ossia la tipologia di siti che si è deciso di tenere in considerazione: la scelta è caduta su siti sufficientemente accurati, neutri nel tono e nelle finalità, e rilevanti per l’utenza stabilita. I siti catalogati sono divisi in sei categorie:

  1. Indexes of Russian Studies: These are sites, like this one, that are intended to provide guidance to resources in Russian studies on the web. They are, in essence, reference works on web sites.
  2. Bibliography and Reference: These are sites that help researchers and students find and obtain materials related to Russian history in the "book" world, that is, in libraries, archives, and bookstores.
  3. Collaboration: These are sites that will help researchers work with one another and share information.
  4. Primary Sources: These are sites that provide "primary" data (databases, images, texts, audio, and video files) on Russian history.
  5. Secondary Sources: These are sites that offer "secondary" data (surveys, maps, monographs, articles, dissertations, monopages) on Russian history.
  6. Tendentious Pages: These are sites that willfully distort the historical record in support of some political agenda or prejudice. They are mentioned only as a warning.

All’interno di questo schema di suddivisione delle risorse catalogate, semplice e funzionale, spicca la scelta di dedicare l’ultima sezione ai siti particolarmente “tendenziosi” o ascientifici. A mio parere è un’idea che si segnala non solo per l’originalità. È di importanza decisiva che l’accento sulla scarsa qualità di gran parte dei siti web sia posto proprio chi è favorevole ad un uso più ampio e qualificato della rete per la ricerca storica, sottolineando però nel contempo – anche, come in questo caso, con un impegno diretto – l’esigenza di disporre di strumenti che facciano luce sulle gemme nascoste o poco visibili. A ciò si aggiunge il valore didattico che può sicuramente avere la descrizione di risorse che contravvengono ai criteri su cui si basano le valutazioni di affidabilità scientifica. Infine, il progetto va al di là del semplice elenco di links, in quanto il suo autore offre suggerimenti per realizzare siti web e si propone come “editore”, invitando altri studiosi che dispongano di nuove fonti primarie a pubblicarle in rete all’interno del suo sito.


17. Qualche cenno, anche qui senza pretese di completezza, meritano alcuni dei più rilevanti esempi di guide tematiche centrate non più su criteri temporali o spaziali, bensì disciplinari. La storia diplomatica, militare, di genere, delle istituzioni, della scienza e della tecnologia, del pensiero politico economico filosofico e religioso, ecc.: per tutte o quasi le articolazioni in cui la nostra disciplina può manifestarsi esiste una correlata presenza telematica della quale è stata tentata qualche forma di censimento. In questa sede ho scelto di concentrare la mia attenzione su guide dedicate a temi al confine tra la storiografia e altre discipline appartenenti alle scienze umane.

Nel campo delle scienze sociali si è affermata un’iniziativa britannica, sponsorizzata da eLib (48): ci riferiamo a SOSIG, Social Science Information Gateway (49), che, come il già citato Humbul, appartiene al Resource Discovery Network. Nell’introduzione è presentato in questi termini:

SOSIG points to hundreds of resources on subjects ranging from Anthropology to Statistics. To compile SOSIG, all kinds of networked resources worldwide are scanned, including mailing lists and news-groups, guides and catalogues, databases, search tools and other networked services. Only those of high quality and relevance are catalogued and made available via the SOSIG list of quality worldwide resources.

All’interno delle risorse catalogate, ognuna delle quali è accompagnata da una breve descrizione, possono essere effettuate ricerche terminologiche avvalendosi di un motore piuttosto sofisticato. SOSIG offre anche la possibilità di una registrazione che permette, mediante la creazione di un profilo individuale, di ricevere informazioni rilevanti per i propri interessi tramite una pagina web personalizzata o la posta elettronica: nuove risorse telematiche, corsi e conferenze, e addirittura la segnalazione di altri studiosi – “potential work-colleagues, collaborators, project partners and professional contacts” – che condividono gli stessi interessi scientifici. Queste opzioni e la qualità mediamente alta dei siti presentati rappresentano dei punti a favore di SOSIG, che in definitiva si rivela uno strumento che può in taluni casi essere utile ai fini della ricerca storica.

Un’altra disciplina che può sovrapporsi a molti àmbiti di ricerca propriamente storiografica è la storia della filosofia politica. Un valido strumento per reperire in rete risorse inerenti a questo tema è fornito dalla guida compilata da Maria Chiara Pievatolo dell’Università di Pisa, all’interno di un progetto interessante e complesso come SWIF (Sito Web Italiano per la Filosofia) (50). Le categorie in cui l’indice è suddiviso sono: Indice ragionato alla filosofia politica; Riviste on-line e no; Seminari e convegni; Dottorati e siti filosofico-politici in Italia; Siti dedicati alla filosofia politica (nel mondo); Organizzazioni e siti istituzionali (nel mondo); Pubblicazioni on-line; Studiosi italiani di filosofia politica; Studiosi di filosofia politica nel mondo; Conferenze; Spazio tesi; La Repubblica di Platone.

Una Selezione di Siti Web e di altre Fonti Internet per la Storia e la Filosofia della Scienza, della Tecnologia e della Medicina è il nome dato alla guida curata da Thomas B. Settle per il sito web dell’Istituto e Museo di Storia della Scienza, con sede a Firenze (51). Le risorse elencate sono attinenti ad attività e interessi di questa istituzione e, in generale, alla ricerca e alla didattica nel campo della storia delle scienze. Ancora una volta va sottolineato il fatto che una guida in rete si apra anche alle risorse tradizionali: la presenza congiunta di links a siti web e di bibliografie online testimonia un approccio intelligente, rivolto a fornire alla comunità scientifica uno strumento di reference completo.

Un altro progetto di grande interesse è ECHO (Exploring and Collecting History Online) (52), realizzato presso il Center for History and New Media della George Mason University. Questa iniziativa ha tra i suoi obiettivi l’esplorazione di nuove fonti per la storia contemporanea, con particolare riferimento alla storia della scienza e della tecnica. Si tratta di un progetto articolato, che vede tra le sue componenti principali due guide alle risorse online pensate appositamente per favorire questo tipo di ricerche. La prima trova posto presso il Science & Technology Virtual Center (53), che sostituisce il vecchio repertorio della Virtual Library intitolato History of Science, Technology & Medicine (54). Accanto alla tradizionale “Directory of Sites” c’è una sezione intitolata “Record Your Memories”: è un elenco di progetti finalizzati a raccogliere informazioni di prima mano dai testimoni o dai protagonisti di eventi o fenomeni contemporanei, legati allo sviluppo scientifico e tecnologico; naturalmente la rete si presenta come un ottimo mezzo per realizzare queste inchieste. È un’iniziativa che si raccorda alle altre attuate negli ultimi anni dal Center for History and New Media, seguendo un filone di ricerca che punta a interpretare le vicende della società industriale privilegiando la storia orale. La seconda guida ospitata in questo sito è stata realizzata proprio per aiutare gli studiosi che intendano avvalersi di queste metodologie di ricerca e nello stesso tempo puntino a servirsi della rete come mezzo per darne concreta attuazione: è la Practical Guide (55), centrata su aspetti tecnologico-informatici (come realizzare un sito web, ad esempio) e su questioni che spaziano dal tema della proprietà intellettuale e del copyright a quello della tutela della riservatezza delle persone coinvolte in ricerche online, al problema dell’identità nella comunicazione via Internet.

Concludo con un repertorio dedicato alle cosiddette discipline ausiliarie. Non c’è sicuramente da stupirsi del fatto che la più imponente e significativa guida disponibile per questo settore sia frutto di un progetto tedesco, e che dalla Germania provenga la maggior parte dei siti web catalogati. La rete si rivela un vasto archivio di risorse anche nel campo in cui dominano diplomatica e papirologia, cronologia e araldica: è possibile rendersene conto compulsando Historische Hilfswissenschaften, un progetto collegato a VL Geschichte, il ramo tedesco della Virtual Library (56).


18. Naturalmente in questa rapida panoramica mi sono soffermato sugli esempi più validi o comunque più significativi. Molte delle guide disponibili in rete sono invece, purtroppo, di scarsa utilità. Le ragioni vanno cercate nella mancata elaborazione di adeguati criteri di selezione e organizzazione, simili a quelli che abbiamo visto applicati dalle migliori tra le guide analizzate.
Gli esiti meno rilevanti non sono circoscritti ad una singola categoria: comprendono alcune guide redatte da bibliotecari, quasi tutti i siti amatoriali, e molte iniziative di natura commerciale, basate cioè sulla vendita di spazi pubblicitari, ma si trovano anche tra le guide di origine accademica, che appaiono talvolta troppo generiche.

Per esempio, la guida mantenuta nel sito della Association for History and Computing risponde solo parzialmente alle attese (57). Molti dei siti proposti sono scarsamente significativi: non sono segnalate alcune delle realizzazioni in assoluto più importanti, come il database interattivo The Valley of the Shadow, realizzato da Edward Ayers (58); oltre al contenuto, anche la forma è carente: i links – non commentati – non vengono neppure elencati in ordine alfabetico. Anche tra i repertori redatti all’interno di istituzioni bibliotecarie ve ne sono alcuni francamente inutili ai fini della ricerca: un esempio, ancora una volta statunitense, è fornito dalla Michigan Electronic Library. La sua lista di General History Resources non offre altro che una ventina di siti di scarso o nullo interesse, elencati semplicemente in ordine alfabetico e senza commento. All’interno del sito sono ospitate anche altre guide, organizzate per epoca, area geografica, argomento: non si differenziano come impostazione dalla guida generale, rispetto alla quale non meritano cenni ulteriori (59).

La realtà accademica naturalmente è lontana dall’esaurire le espressioni di interesse per la storia convogliate dalle reti. I siti amatoriali sono anzi numericamente molto più rilevanti, anche se di rado significativi qualitativamente: nella miriade di pagine personali, ciascuna, come si è già fatto notare in precedenza, sfoggia la sua immancabile pagina dei links. È facile perciò immaginare quante “guide” si possano trovare in rete, redatte dai più svariati personaggi, i cui titoli sono troppe volte assai difficili da identificare. All’interno di questi siti l’area dedicata ai links pare improntata a criteri di selezione rovesciati: i siti di livello scientifico, le riviste accademiche online, le liste di discussione degli storici, i progetti di digitalizzazione del patrimonio archivistico – tutto ciò, insomma, che costituisce oggetto di interesse per i ricercatori – qui viene sistematicamente ignorato. È assai improbabile che tali risorse siano completamente sconosciute a questi webmaster: semplicemente, non rientrano nei loro interessi e vengano sostituite da rimandi ipertestuali a siti simili ai loro: altre pagine personali dedicate alla storia intesa come passatempo, non come oggetto di studio. A volte anche quelle redatte da storici professionisti sono insoddisfacenti, perché danno spazio a realizzazioni mediocri oppure perché sono meri elenchi di indirizzi, privi di un progetto che dia loro ordine.

Tra le pagine personali di singoli studiosi ci sono naturalmente anche guide eccellenti: su tutte la Scholar’s Guide to the WWW, di Richard Jensen, Professore Emerito di Storia alla University of Illinois-Chicago e, soprattutto, fondatore di H-Net (60). I siti proposti sono in buona parte (ma non esclusivamente) di argomento storico. Si tratta di risorse di qualità, pertinenti alla sua funzione di strumento per la ricerca; un altro pregio è dato dall’elevata frequenza di aggiornamento. Inizialmente la guida fu pubblicata come pagina personale tramite un provider commerciale, America On Line; ora è invece ospitata, insieme ad altre guide tematiche redatte dallo stesso autore, su un server dell’Università. Jensen ha d’altronde usufruito di finanziamenti da parte di importanti istituzioni, tra cui il National Endowment for the Humanities. Il suo è dunque un progetto ben più coordinato rispetto alla maggior parte dei siti web individuali; per questa ragione, in calce alla pagina, compare un invito agli studiosi a pubblicare l’intera guida nei siti delle proprie università e a diffonderla tra gli studenti.

I siti commerciali dedicati alla storia sono, al pari della maggior parte dei siti amatoriali, generalmente molto deludenti. Anche quando non si presentano esclusivamente come guide, spesso offrono dei cataloghi di risorse in rete, che generalmente non si mostrano in grado di soddisfare le esigenze di un’utenza di ricercatori. Pochi esempi bastano per delineare il quadro. Nonostante il nome, Encyberpedia non è altro che una semplice lista di siti web: quelli dedicati alla storia sono prevalentemente riferiti a siti amatoriali o commerciali (61). In questa categoria rientra gran parte dei “Web’s best sites” proposti nel sito della pur prestigiosa Encyclopedia Britannica (62). Un lungo e caotico elenco di siti disparati, delle più diverse tipologie, presentati esclusivamente in ordine alfabetico, non più aggiornati dal 5 giugno 1999 – questo è ciò che si trova di fronte il lettore che si imbatta in Historylinks, altra guida dalle caratteristiche simili alle precedenti (63). Concludiamo questa velocissima ricognizione con un sito che si rivela invece affidabile e molto completo. Il suo autore, Mike Madin, è un ex-bibliotecario dell’Università di Washington che ora si dedica a catalogare i migliori siti disponibili in rete su svariati argomenti. L’iniziativa di cui è responsabile si chiama AcademicInfo e dispone anche di un catalogo di links a risorse storiche, suddiviso in base a criteri cronologici e geografici (64). Le risorse sono piuttosto valide e accompagnate da descrizioni ora succinte, ora estese. Fino a poco tempo fa la natura commerciale del sito era palesata dalle numerose inserzioni pubblicitarie, che risultavano certamente invasive anche se non intollerabili come in altri casi. Recentemente il webmaster ha però rinunciati a tali introiti, evidentemente insufficienti, e si affida alle libere donazioni degli utenti; una scelta che potrebbe preludere alla decisione di legare la fruizione dei contenuti alla sottoscrizione di un abbonamento, secondo una linea di tendenza ormai prevalente in rete.


19. Non tutti i repertori ben strutturati, come si è detto, organizzano le loro voci in base al contenuto. Alcune guide sono specializzate nel catalogare tipologie specifiche di risorse in base al formato in cui sono presentate. In particolare non mancano gli indici di testi elettronici (o e-texts), relativi a fonti sia edite sia inedite, né quelli di riviste telematiche e liste di discussione storiografiche.

The On-Line Books Page è il principale gateway di accesso per chi sia interessato alla fruizione di testi digitalizzati liberamente disponibili in rete (65). È stato fondato nel 1993 da John Mark Ockerbloom, che ne è stato responsabile dapprima presso la Carnegie Mellon University e attualmente alla University of Pennsylvania. Questa e altre realtà simili – come The Internet Public Library (66) o ALEX (67) – non sono biblioteche digitali, ma elenchi di siti presso i quali sono reperibili testi elettronici; si tratta pertanto di guide, benché la definizione più appropriata sia piuttosto, visto il particolare tipo di risorse catalogate, quella di biblioteca virtuale. Spesso le realtà di quest’ultimo tipo hanno come orizzonte le discipline umanistiche, ma quasi mai sono espressamente dedicate alla storia. The On-Line Books Page, che è un vastissimo metacatalogo di e-texts, rientra in questa categoria: le opere indicizzate non risiedono presso lo stesso server che ospita il sito, ma possono essere raggiunte mediante collegamenti ipertestuali ai siti web dei progetti che ne hanno curato la realizzazione (68). I testi disponibili sono oltre quindicimila. Il database può essere interrogato per autore, per titolo oppure per soggetto: le opere di interesse storiografico sono assai numerose. Accanto a quella dei libri, è in corso la digitalizzazione anche di svariate serie di periodici. È inoltre possibile utilizzare, in aggiunta alla ricerca per parole chiave, una guida alle biblioteche digitali presenti in rete. Questa guida, denominata “Archives”, è a sua volta divisa in tre parti: “General” (un elenco delle più importanti biblioteche digitali), “Foreign Languages” (raccolte di testi elettronici scritti in lingue diverse dall’inglese), “Specialty” (collezioni di e-texts centrate su determinati argomenti: sono organizzate per categorie che vanno dalla matematica alla poesia, senza dimenticare la storia).

Merita di essere segnalato anche l’Oxford Text Archive (OTA) (69), che agisce all’interno di un’importante istituzione britannica quale lo Arts and Humanities Data Service (AHDS). La sua peculiarità è quella di offrire a chi produce e-texts (classici, dizionari ecc.) la possibilità di depositarli all’interno di questo grande archivio elettronico, ottenendo la garanzia che saranno conservati e resi disponibili al pubblico.

For over 20 years the OTA has been collecting electronic texts produced by the academic community and redistributing them back into this community. At present we have roughly 2000 titles, comprising major authors, reference works and linguistic corpora. All our texts are available free of charge, many are available directly from our web site, others require (for the moment) users to send us an order form.

L’iniziativa è certamente importante anche perché pionieristica (l’ideatore fu Lou Burnard, uno dei primi studiosi ad occuparsi della codifica di testi in formato elettronico); i testi raccolti direttamente o linkati sono molti e comprendono una grande varietà di tematiche e di lingue. Una parte consistente, tra cui molti dei testi di maggior interesse, non è però direttamente disponibile in rete; va richiesta compilando un modulo online e viene inviata tramite posta, mediante supporti fisici, come floppy disk o CD-ROM. Tutto ciò ha un costo che varia dalle dieci alle trenta sterline più IVA. Per alcuni e-texts, purtroppo, nemmeno questa strada è percorribile: per motivi di copyright possono essere consultati solamente presso la sede di Oxford.

Fin qui ho parlato soprattutto di cataloghi di testi elettronici, tralasciando le guide che includono progetti di digitalizzazione di fonti primarie. Tra queste ultime si segnala un sito molto noto: si tratta dell’Internet History Sourcebook Project, ideato e gestito da Paul Halsall, ricercatore della Fordham University, New York (70). È costituito da tre sezioni principali, rispettivamente dedicate alla storia antica, medievale e moderna (quest’ultima intesa sulla base della periodizzazione vigente nel mondo anglosassone, e dunque prolungata fino all’età contemporanea), alle quali si aggiungono altre pagine rivolte a tematiche specifiche:

The Internet History Sourcebooks are collections of public domain and copy-permitted historical texts presented cleanly (without advertising or excessive layout) for educational use.

Lo IHSP è dunque un vasto e ben strutturato elenco di links a documenti digitalizzati disponibili in rete: si tratta di “primary sources”, tra cui sono inclusi una grande varietà di opere: fonti d’archivio, documenti sia manoscritti che a stampa, a cui si aggiungono, soprattutto nella sezione sulle epoche a noi più vicine, veri e propri e-texts relativi a opere fondamentali per la storia della cultura. Benché indirizzato esplicitamente alla didattica piuttosto che alla ricerca, è uno strumento che merita comunque di essere conosciuto.

Un’iniziativa simile e anch’essa degna di nota è Eurodocs: Primary Historical Documents from Western Europe (71). L’autore di questa raccolta di links, in rete dal 1996 e costantemente aggiornata e arricchita, è Richard Hacken, bibliotecario alla Brigham Young University. Le fonti in questione coprono una tipologia molto vasta di documenti: decreti, statuti, trattati, comunicazioni ufficiali, lettere e altro, molti dei quali manoscritti, provenienti da diversi progetti scientifici di digitalizzazione. I documenti – relativi al periodo che va dall’alto medioevo ai giorni nostri – presenti nella maggior parte dei casi solo in traduzione inglese, sono offerti sia sotto forma di trascrizioni (soprattutto quelli più antichi), sia di riproduzioni in formato immagine.


20. Diamo ora uno sguardo ai repertori dedicati ai periodici elettronici. Prima di fare esempi concreti è necessario affrontare preliminarmente il problema dell’individuazione della natura stessa di questi prodotti. Le numerose definizioni tentate variano a seconda della prospettiva – per esempio biblioteconomica, oppure legata a una particolare disciplina – dalla quale hanno preso le mosse coloro che le hanno suggerite. È comunque impossibile fabbricare categorie rigorose e nello stesso tempo inclusive che riescano ad adattarsi a tutti i casi. Tra le proposte più interessanti si colloca quella inserita da Andrea Barlucchi come premessa al repertorio di riviste di storia medievale da lui curato per Reti Medievali (72); tale proposta individua nove livelli in cui suddividere le riviste in qualche modo presenti in rete, in misura delle qualità complessità e ampiezza crescenti della loro presenza telematica. Una sintesi ulteriore può portare a riconoscere tre categorie: riviste esclusivamente elettroniche (gli e-journals), riviste cartacee che pubblicano in rete almeno una parte degli articoli, e riviste cartacee che offrono solo informazioni sulla versione tradizionale, come gli indici e talvolta anche gli abstracts, ma non il full-text degli articoli.

Alcune tra le riviste telematiche si sono chiaramente affermate come prodotti storiografici di altissima qualità, ma non sono comunque poche quelle che, nell’attuale fase di transizione, offrono materiali scientificamente rilevanti. Per individuarle si può innanzitutto ricorrere a quei repertori che tentano di schedare tutti i periodici online, non solo quelli dedicati alla storiografia e neppure quelli esclusivamente di natura accademica. Una delle più note è la Directory of Scholarly Electronic Journals and Academic Discussion Lists. Realizzata dalla statunitense Association of Research Libraries (ARL), è pubblicata anche in formato cartaceo, tuttavia la versione precedente all’ultimo aggiornamento è liberamente disponibile in linea (73). Questo repertorio dispone di un indice organizzato per soggetti, tra cui “Arts and Humanities”; ognuna delle categorie individuate è suddivisa in ulteriori sottosezioni. La scheda per ogni rivista contiene le seguenti informazioni: Title; URL; Description; Additional Access; Frequency; Issuing Agency; Publisher; Electronic Distributor; First (electronic) issue; ISSN Number; Cost; Contact Name, Address, email address, phone, fax. Il database può essere interrogato anche avvalendosi di un motore di ricerca interno. In alternativa si può ricorrere a NewJour, uno strumento ideato nel 1993 da Ann Okerson, una delle maggiori auctoritates in questo settore, e diretto insieme allo storico dell’Università della Pennsylvania James J. O’Donnell, a sua volta protagonista di interessanti esperimenti legati all’uso dei mezzi di comunicazione telematici. Dispone di un archivio completo che conta più di diecimila voci, e di un indice cronologico inverso relativo agli inserimenti più recenti. La frequenza di aggiornamento è elevatissima. Anche in questo caso, ovviamente, l’elenco può essere ricercato mediante un motore interno (74).
Un discorso analogo può essere fatto a proposito delle mailing lists. La principale lista di discussione dedicata alla storia è senza dubbio H-Net (75); ne esistono tuttavia molte altre. Un ottimo strumento al quale ricorrere per rintracciarle è la Directory of Scholarly and Professional E-Conferences, realizzata da Diane Kovacs (76).


21. Quelli visti finora sono repertori vastissimi, che vanno di sicuro tenuti presente. Sono tuttavia preferibili guide mirate, pensate specificamente per chi è interessato a materiali di tipo storiografico, e che possibilmente forniscano anche indicazioni di tipo valutativo. La principale opzione consiste nell’utilizzare quella che probabilmente è la migliore guida alle riviste storiche in rete. Si chiama The History Journals Guide, è realizzata da uno studioso tedesco, Stefan Blaschke, e fa parte della World Wide Web Virtual Library (77).

The History Journals Guide is an international directory for journals and discussion lists in the fields of history and archaeology. History is understood in a broad sense as the study of the past including all periods, all regions and all fields. The HJG covers scientific and popular-scientific, current and ceased, frequently or irregularly appearing, and interdisciplinary periodicals and lists. Those, for example, denying the Holocaust, are not included. The HJG is free accessible for all users worldwide. You do not have to register to use this directory.

Aggiornata frequentemente – due volte al mese –, questa guida contiene links a cira 3000 riviste storiche telematiche (intese in senso ampio: non solo e-journals ma anche pagine web di riviste tradizionali) e a 630 liste di discussione. L’elenco dei periodici è ordinato alfabeticamente, nonché in base ad altri sei criteri: elettronico (cioè in base alle caratteristiche tecnologiche del sito), cronologico, geografico, per istituzioni di emissione, per lingua, per argomento. Vi sono poi links ad altri strumenti in rete: bibliografie e indici di e-journals, e altre directories dedicate ai periodici in rete.

Una volta giunti alla scheda di ogni periodico, si ottengono informazioni relative a “abbreviations, content, editors, publishers, publication dates, frequency, languages, ISSN and websites”. Non tutte le schede sono al momento complete: in particolare la descrizione è assente in molti casi.

L’elenco delle liste di discussione è strutturato in maniera simile. All’interno della directory, organizzata in ordine alfabetico, si possono fare ricerche in base al periodo, all’area geografica e all’argomento. Non mancano links ad archivi di liste e ad altre guide specifiche per questi strumenti. Neppure in questo caso le schede, che forniscono riscontri su “content, subscription, editors, publication dates, languages and websites” possono dirsi, al momento, complete.
Nella sezione “Bibliography”, sotto il link “Announcements”, vengono segnalati, per l’anno corrente, i nuovi articoli o l’uscita di nuovi numeri dei periodici indicizzati. Si tratta di un servizio molto utile, dal momento che le riviste online non hanno generalmente una periodicità prefissata, perciò i nuovi lavori possono essere pubblicati in qualunque momento: in questo modo si può venire a conoscenza delle novità in maniera tempestiva e con grande risparmio di tempo, evitando di dover controllare personalmente tutti i siti. La sezione “What’s New” informa invece sulle novità rispetto all’ultimo aggiornamento della guida. A ciò si aggiunge, sempre in questa sezione del sito, una bibliografia di articoli in formato elettronico, organizzata per autori, al momento non molto sviluppata ma promettente. È intitolata “Author Index”. Accanto ad ogni nome vengono forniti i titoli degli articoli pubblicati e i links al testo pieno. Servizi simili, forniti da altri siti, sono fatti conoscere nella pagina intitolata “Other Bibliographies”.

Un’altra sezione, che precedentemente costituiva un sito a sé stante, si chiama “History Bibliographies Guide”. In linea dal 26 gennaio 2001, è un elenco di bibliografie disponibili in rete; comprende anche “general databases (e.g. national or regional bibliographies), course bibliographies, and publication lists of historians”.

Infine Blaschke è anche editore di una newsletter collegata al progetto, The History Journal News, che svolge primariamente la funzione di rendere noti via e-mail ai suoi sottoscrittori gli aggiornamenti della guida, ma che si pone anche ambiziosamente come un piccolo e-journal, inteso a pubblicare articoli le cui tematiche riguardino i periodici elettronici.

Moltissime altre guide, in particolare quelle redatte dai bibliotecari, contengano elenchi di riviste online: quelle dedicate esclusivamente ai periodici storiografici sono invece poche. Anche se il numero di voci catalogate è inferiore rispetto a The History Journal Guide, può comunque essere utile eseguire un controllo incrociato; inoltre, se questi repertori si riferiscono a un àmbito tematico più ristretto possono essere anche più agevoli da consultare, a patto che naturalmente il settore prescelto sia coperto accuratamente. Un valido esempio scelto in quest’ultima categoria è D’Història. El fil d’Ariadna, il sito già ricordato di Anaclet Pons, che offre History Journals Index, un elenco di oltre novecento riviste elettroniche, principalmente dedicate alla storia moderna e contemporanea e alle discipline ad esse legate (78). Il titolo di ogni rivista è dato sotto forma di riferimento ipertestuale che rimanda direttamente alla risorsa in questione; ogni link è accompagnato da un breve commento. Un altro progetto di notevole valore è il già citato repertorio di riviste pubblicato all’interno del Repertorio di Reti Medievali (79). Per ognuno degli oltre 600 periodici catalogati è stata approntata una scheda, che riporta titolo, casa editrice, in alcuni casi la storia del titolo stesso, e le varie forme attraverso cui la rivista attua la sua presenza in rete: a questo proposito il curatore della guida ha predisposto uno schema di classificazione in nove livelli, al quale ho già fatto cenno (80). Ogni scheda si chiude con l’indicazione – oltre che della data in cui il rilevamento è stato effettuato – del livello a cui la rivista appartiene e dunque del grado più o meno elevato di digitalizzazione raggiunto; quest’ultimo dato potrà essere costantemente aggiornato, in modo da costruire così una vera e propria "cartina di tornasole" del passaggio al digitale delle riviste dedicate agli studi medievali.


22. A conclusione di questa rassegna ritorno, per illustrarlo, a un concetto introdotto all’inizio: quello di LASE. L’acronimo significa “Limited Area Search Engine” e indica un tipo particolare di motore di ricerca. Da un punto di vista informatico, la tecnologia su cui si basa non differisce da quella degli altri motori: la sua peculiarità sta nel fatto di applicare le stesse metodologie di ricerca a una porzione limitata (e selezionata) del Web, il che rende questi strumenti interessanti per finalità scientifiche. Le comunità accademiche, come abbiamo visto, hanno l’esigenza di ridurre il rumore, ossia la massa di informazioni ridondanti o non pertinenti che le ricerche effettuate con motori generalisti inevitabilmente producono. La soluzione di questo problema porterebbe con sé un altro risultato, e cioè il rafforzamento della credibilità della rete come strumento scientifico, spesso soffocata dall’impressione di disordine che una tale congerie di dati produce.

La garanzia di qualità è determinata dal fatto di ricorrere alle stesse procedure di peer reviewing che certificano il valore di ogni pubblicazione scientifica:

(c)iascun sito cura al proprio interno una guida critica alle risorse telematiche per il settore di studi di sua competenza. Un software di ricerca specifico consente di interrogare non solo i siti-membri, ma anche tutti i siti che le singole guide elencano solo dopo preventivo accertamento dei requisiti di serietà e autorevolezza. Chi utilizza un motore d’area sa perciò che le segnalazioni di quello strumento di ricerca sono, sì, meccaniche e automatiche, ma solo nell’ambito delle selezioni preliminari operate dai membri del consorzio (81).

Come si è visto, sotto l’aspetto tecnologico i LASE non presentano particolari differenze rispetto agli altri motori; garantiscono però una frequenza d’aggiornamento decisamente superiore, grazie al fatto di agire su di un database molto più circoscritto, riducendo così la possibilità – frequentissima con i motori generalisti – di imbattersi in pagine rimosse. La rilevanza dei risultati forniti è ulteriormente ribadita dall’uso di speciali tags (marcatori) che consentono di indicare al software di evitare la segnalazione di certe pagine che si suppongono prive di interesse ai fini della ricerca scientifica: per esempio le Home pages o le sezioni amministrative dei dipartimenti.
Discutendo dell’opportunità di creare un portale per gli studi storici, Jerry Campbell, direttore delle biblioteche presso la University of Southern California, ha recentemente affermato:

In the best of all possible Web based worlds, the subject library of the future might be conceived of as a highly customized, narrowly focused search engine adapted to the character of publications and research habits of a discipline (82).

L’esempio più interessante in campo storiografico è costituito da una iniziativa statunitense: Argos. Limited Area Search of the Ancient and Medieval Internet (83), ideato all’Università di Evansville e portato avanti accanto a progetti simili, come Hippias (84) e Noesis (85), dedicati alla filosofia.

Anche l’Italia può vantare un’iniziativa simile, lanciata dall’Università di Pavia: è un progetto, denominato La Storia. Consorzio italiano per le discipline storiche online, che riunisce le più rilevanti iniziative telematiche attuate in campo storiografico nelle università della penisola (86). I siti web di Cromohs, Iura communia, Rassegna degli strumenti informatici per lo studio dell'Antichità classica, Reti Medievali, Scrineum, Scriptorium del Polo Informatico Medievistico, Sisscoweb, Società italiana degli storici dell’economia, possono essere ricercati per parole chiave secondo gli stessi principi di funzionamento enunciati precedentemente.

Queste tecnologie hanno naturalmente un costo: a differenza di altri strumenti, come la posta elettronica, diffusasi enormemente perché praticamente gratuita, i LASE sono basati su software proprietari. Gli investimenti necessari possono dunque essere relativamente ingenti, soprattutto in un contesto come quello delle discipline umanistiche, in cui gli stanziamenti per la ricerca non raggiungono mai cifre molto elevate. Non è un caso che i diversi progetti sviluppati dall’Università di Evansville siano stati ceduti, nel novembre 2000, ad una società privata – che garantirà comunque la continuazione e il miglioramento del servizio svolto da Argos e dagli altri motori d’area – allo scopo di ottenere finanziamenti. Tali difficoltà economiche possono in parte spiegare perché strumenti così promettenti non abbiano ancora dato i risultati sperati (è anche il caso de La Storia, che attraversa tuttora una fase sperimentale), e in molti casi segnino il passo. I problemi – che si riassumono in una diminuita frequenza degli aggiornamenti – non hanno comunque solo un’origine economica, ma sono legati anche alla difficoltà di armonizzare le scelte operate da diversi soggetti.

Gli strumenti esaminati in questa rassegna – i repertori, le guide, i LASE – costituiscono elementi prioritari nel percorso di valorizzazione delle risorse storiografiche distribuite in rete. Accanto agli studi che forniscono la cornice teorica entro la quale situare gli sforzi attuali e futuri, e alle sperimentazioni concrete che accrescono il bagaglio di risorse con cui confrontarsi, questi strumenti, queste bussole, come le ho definite all’inizio, svolgono una funzione essenziale: rappresentano, all’interno del “territorio telematico” conquistato alla storia, degli indispensabili sentieri, la cui praticabilità va costantemente tutelata e migliorata.


 

* Gli indirizzi dei siti web citati in questo saggio sono stati controllati il 20/1/2002. Nel corso del lavoro mi sono avvalso in particolar modo della biblioteca della Fondazione “Luigi Einaudi” di Torino e del Centro Linguistico Audiovisivi (CeLav) dell’Università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”, il cui personale mi è stato di notevole aiuto. Desidero infine ringraziare il prof. Guido Abbattista per i preziosi suggerimenti ricevuti.

(1) Ai lettori di Cromohs sono noti gli interventi dei due fondatori della rivista, che costituiscono il principale background del presente saggio: G. ABBATTISTA, Ricerca storica e telematica in Italia. Un bilancio provvisorio, “Cromohs”, 4 (1999), 1-31, <http://www.cromohs.unifi.it/4_99/abba.html>; R. MINUTI, Internet e il mestiere di storico. Riflessioni sulle incertezze di una mutazione, “Cromohs”, 6 (2001), 1-75, <http://www.cromohs.unifi.it/6_2001/rminuti.html>.

(2) J. L. BORGES, Del rigore nella scienza, in L’artefice, Milano, Rizzoli, 1963 (ediz. orig. El Hacedor, Buenos Aires, 1960), ora in Tutte le opere, a cura di Domenico Porzio, Milano, Mondadori, 1984, pp. 1253-4.

(3) A proposito dei metadata esiste un progetto denominato Dublin Core, il cui obiettivo è definire una serie di standard che rendano possibile una efficace autocatalogazione dei siti da parte dei loro stessi autori. Maggiori informazioni si possono ottenere nel sito dedicato all’iniziativa, che è promossa da OCLC (Online Computer Library Center), all’indirizzo <http://dublincore.org>. Si veda anche la traduzione italiana degli elementi descrittivi del Dublin Core, fornita dall’Associazione Italiana Biblioteche: AIB – WEB, Dublin Core Metadata, 43° Congresso Nazionale AIB, Napoli, 29 – 31 ottobre 1997, <http://www.aib.it/aib/lis/std/t9503.htm>.

(4) Cfr. M. TOFFOLETTO, Trovare informazioni su internet: come usare motori di ricerca, indici e banche dati di risorse elettroniche, “Contemporanea”, III, n. 2, marzo 2000, <http://www.spbo.unibo.it/bologna/dipartim/dist/biblioteca/contemporanea/2-00.html>.

(5) F. METITIERI, R. RIDI, Ricerche bibliografiche in Internet, Milano, Apogeo, 1998, p. 56 e p. 226.

(6) D. A. TRINKLE, S. MERRIMAN (eds.), The History Highway 2000. A guide to internet resources, 2nd edition, Armonk (New York), M. E. Sharpe, 2000.

(7) F. CONDRON, M. FRASER (eds.), Guide to Digital Resources for the Humanities, Oxford University Computing Services, 2000, <http://info.ox.ac.uk/ctitext/resguide2000/intro.shtml>.

(8) P. HORVATH, Geschichte Online. Neue Moeglichkeiten für die historische Fachinformation, Supplement no. 8 (1997), “Historical Social Research – Historische Sozialforschung”, Köln, 1997; B. BISTE, R. HOHLS (Hrsg.), Fachinformation und EDV-Arbeitstechniken für Historiker. Einführung und Arbeitsbuch, Supplement no. 12 (2000), “Historical Social Research – Historische Sozialforschung”, Köln, 2000, <http://www.geschichte.hu-berlin.de/EDV-Buch>.

(9) G. ABBATTISTA, La valutazione/selezione delle risorse telematiche per gli studi umanistici, in G. ABBATTISTA e A. ZORZI, (a cura di), Il documento immateriale. Ricerca storica e nuovi linguaggi, Dossier n° 4 de "L’Indice dei libri del mese", XVII/5 (maggio 2000). Versione online: <http://lastoria.unipv.it/dossier/abbattista.htm>.

(10) Ibidem.

(11) J. ALEXANDER, M. TATE, Web Wisdom: How to Evaluate and Create Information Quality on the Web, Mahwah (New Jersey), Lawrence Erlbaum Associates, 1999.

(12) La valutazione delle risorse digitali: biblioteche ibride e studi storici. II workshop su studi storici e biblioteche digitali, coordinato da Guido Abbattista (Università di Trieste) e Riccardo Ridi (Università 'Ca Foscari' di Venezia - AIB), 31 maggio - 1  giugno 2001, Dipartimento di studi storici e geografici, Università di Firenze, <http://www.storia.unifi.it/_storinforma/Ws/ws-biblio2.htm>.

(13) Per un primo inquadramento di carattere generale si veda METITIERI, RIDI, Ricerche bibliografiche in Internet cit.

(14) <http://www.vlib.org>.

(15) <http://www.w3.org>.

(16) <http://www.ukans.edu/history/VL>.

(17) <http://www.ukans.edu/history/VL/about/about.html>.

(18) <http://www.ukans.edu/history/VL/materials/reference.html>.

(19) <http://vlib.iue.it/>.

(20) <http://sissco.iue.it/>.

(21) <http://sissco.iue.it/attivita/convegni.html>.

(22) <http://www.humbul.ac.uk>.

(23) <http://www.humbul.ac.uk/vts/history>.

(24) <http://www.libraries.rutgers.edu/rul/rr_gateway/research_guides/eng_lit/eng_lit.shtml>.

(25) <http://www.libraries.rutgers.edu/rul/rr_gateway/research_guides/history/history.shtml>.

(26) <http://www.library.vanderbilt.edu/central/history.html>.

(27) <http://www2.lib.udel.edu/subj/hist/index.htm>.

(28) <http://www.rassegna.unibo.it/index.html>.

(29) <http://www.antica.unibo.it/struminf/intro.html>.

(30) <http://www.georgetown.edu/labyrinth/labyrinth-home.html>.

(31) <http://www.netserf.org>.

(32) <http://orb.rhodes.edu>.

(33) <http://www.msu.edu/~georgem1/history/medieval.htm>.

(34) Vedi infra, § 22.

(35) <http://www.rm.unina.it/repertorio>.

(36) <http://www-geschichte.fb15.uni-dortmund.de/fnz>.

(37) <http://www.sfn.uni-muenchen.de/>.

(38) <http://andromeda.rutgers.edu/~jlynch/18th/index.html>.

(39) <http://www.c18.org/>.

(40) <http://www.uv.es/~apons/un.htm>.

(41) United States History. A Guide to Internet Resources, <http://www2.lib.udel.edu/subj/hist/ushist/internet.htm>. Cfr. supra, § 8.

(42) <http://www.historyguide.de>.

(43) V. supra, § 6.

(44) <http://vlib.iue.it/hist-italy/Index.html>.

(45) <http://vlib.iue.it/hist-italy/best.html>.

(46) <http://www.revues.org>.

(47) <http://www.russianhistory.org>.

(48) eLib. The Electronic Libraries Programme <http://www.ukoln.ac.uk/services/elib> è una iniziativa finalizzata ad accrescere le risorse elettroniche disponibili in Gran Bretagna per il mondo dell’istruzione, e più in generale a promuovere una riflessione culturale sull’importanza delle nuove tecnologie. Sono oltre sessanta i progetti – non esclusivamente rivolti a costituire biblioteche digitali – finanziati dal 1993.

(49) <http://www.sosig.ac.uk>.

(50) <http://lgxserver.uniba.it/lei/filpol/homefp.htm>.

(51) <http://galileo.imss.firenze.it/~tsettle/index.html>.

(52) <http://chnm.gmu.edu/echo>.

(53) <http://echo.gmu.edu/center/index.html>.

(54) <http://www.asap.unimelb.edu.au/hstm/hstm_ove.htm>.

(55) <http://echo.gmu.edu/guide/index.html>.

(56) <http://www.vl-ghw.uni-muenchen.de/hw.html>.

(57) <http://odur.let.rug.nl/ahc/histlink/index.html>.

(58) <http://jefferson.village.virginia.edu/vshadow2>.

(59) <http://mel.lib.mi.us/humanities/history/HIST-index.html>.

(60) <http://tigger.uic.edu/~rjensen/>. Per quanto riguarda H-Net, cfr. nota 75.

(61) <http://www.encyberpedia.com/history.htm>.

(62) <http://www.britannica.com>.

(63) <http://historylinks.freeservers.com/resources.html>.

(64) <http://www.academicinfo.net/hist.html>.

(65) <http://onlinebooks.library.upenn.edu/>.

(66) <http://www.ipl.org/reading/books>.

(67) <http://www.infomotions.com/alex>.

(68) Per la distinzione tra biblioteca digitale e biblioteca virtuale, v. supra, § 6.

(69) <http://ota.ahds.ac.uk>.

(70) <http://www.fordham.edu/halsall/index.html>.

(71) <http://library.byu.edu/~rdh/eurodocs>.

(72) Reti Medievali. Repertorio. Riviste, <http://www.storia.unifi.it/_RM/repertorio/Riviste.htm>.

(73) <http://db.arl.org/index.html>.

(74) <http://gort.ucsd.edu/newjour>.

(75) <http://www.h-net.msu.edu>.

(76) <http://www.kovacs.com/directory.html>.

(77) <http://www.history-journals.de>.

(78) <http://www.uv.es/~apons/revistes.htm>.

(79) V. nota 72.

(80) V. supra, § 11.

(81) G. ABBATTISTA, La valutazione/selezione delle risorse telematiche per gli studi umanistici, in Il documento immateriale cit., <http://lastoria.unipv.it/dossier/abbattista.htm>.

(82) J. CAMPBELL, The Case for Creating a Scholars Portal To the Web, Last Modified: May 10, 2000, <http://www.arl.org/arl/proceedings/136/portal.html>.

(83) <http://argos.evansville.edu>.

(84) <http://hippias.evansville.edu>.

(85) <http://noesis.evansville.edu/bin/index.cgi>.

(86) <http://lastoria.unipv.it/index.html>.

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