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Il gruppo di Gournay e la Spagna.
Forbonnais ‘traduttore’ della
Miscelánea económico-política.
Le Considérations e la definizione
delle regole universali della giusta fiscalità .
I rischi dell’imposta diretta:
‘Catastro’ catalano, ‘Vingtième’ e ‘Única Contribución’ castigliana.
Forbonnais e i suoi autori spagnoli:
concordanze politiche, teoriche, metodologiche.
Appendici.
1. Quarant’anni fa Furio Diaz, nell’ormai classico Filosofia e politica
nel Settecento francese, individuava nel gruppo di intellettuali e
funzionari riuniti dall’Intendant du commerce J. C. M. Vincent
de Gournay uno dei nuclei centrali della riflessione economica e della
politica riformistica della Francia settecentesca[1].
Diaz sottolineava che, nonostante Gournay non avesse fondato una vera
e propria ‘scuola’ e non avesse imposto una linea di pensiero economico-politica
univoca, era comunque riuscito a creare un vero e proprio gruppo di pressione
il cui obiettivo esplicito era quello di formare un’opinione pubblica
favorevole a una serie di riforme di stampo liberista[2]. Alla propaganda editoriale Gournay
seppe affiancare - grazie all’appoggio di importanti personalità dell’amministrazione
francese come l’Intendant des finances D. C. Trudaine de Montigny
e il direttore della censura C. G. Lamoignon de Malesherbes - una coerente
azione riformatrice dall’interno dell’amministrazione centrale, nel tentativo
di sostenere e orientare le riforme promosse dai Controllori generali
delle finanze J. B. Machault d’Arnouville (1745-1754) e J. Moreau de Séchelles
(1754-1759). L’emergere della fisiocrazia e la morte di Gournay nel corso
del 1759 provocarono lo sfaldamento del gruppo; i diversi destini seguiti
da Forbonnais e Turgot dalla fine degli anni cinquanta esemplificano bene
l’eterogeneità primigenia che caratterizzava il gruppo riunito dall’Intendant
du commerce. Il legame che univa tutti questi scrittori, funzionari,
mercanti, religiosi e intellettuali era stato infatti la volontà di modernizzare
le strutture e la politica economica del paese, oltre che il desiderio
di incidere sui costumi culturali della società francese (si pensi alla
polemica sulla noblesse commerçante): il gruppo di Gournay, sostiene
Diaz, “almeno fino all’operazione Maupeou, resterà l’unico tentativo di
una certa consistenza - benché fallito - per riformare la monarchia di
Luigi XV”[3].
Dalle illuminanti pagine, scritte nel 1962 da Diaz, la ricerca sulle singole
personalità e sugli indirizzi collettivi del cosiddetto ‘circolo di Gournay’
è molto avanzata, arricchendosi di contributi essenziali; in particolare
è migliorata la nostra comprensione sulla genesi e le dinamiche della
strategia politica ed editoriale di questo gruppo riformatore[4]. Eppure, nonostante l’indubbia fioritura degli
studi, rimangono ancora innumerevoli questioni aperte che richiederebbero
un’ulteriore disamina, a cominciare dall’esatta definizione delle varie
anime del gruppo e dal rapporto di collaborazione che il circolo di Gournay
costruì con gli encliclopedisti[5].
2. Tra i vari aspetti che fino ad oggi sono rimasti nell’ombra, va annoverato
anche il rapporto con la coeva letteratura economico-politica e riformatrice
spagnola: tema, questo, magari marginale ma non privo di un certo interesse,
specialmente quando si vogliano ricostruire le fonti, lo sviluppo e la
formazione del pensiero e dell’azione riformatrice di almeno tre personalità
di spicco del gruppo: Gournay stesso, Dangeul e Forbonnais. Con il mio
intervento desidero fornire un contributo (senza dubbio parziale) in questa
direzione, concentrando l’attenzione sul solo Forbonnais e su una sua
opera specifica, le Considérations sur les finances d’Espagne[6]. Credo infatti che il primo passo per contestualizzare
la circolazione dei trattati economico-politici spagnoli (tradotti o no
che siano) all’interno del circolo di Gournay sia quello di esaminare
i testi nei quali compaiono precisi rimandi alla realtà o agli autori
iberici senza prevenzioni o pregiudizi storiografici, nel tentativo di
ricostruire una mappatura delle letture del gruppo. Contemporaneamente
si dovranno delucidare i molteplici legami personali, culturali e politici
che Gournay e Forbonnais intrecciarono con la monarchia spagnola.
Tsuda ha giustamente definito la prima fase della vita di Gournay - quella
trascorsa a Cadice a curare gli affari mercantili di famiglia (1729-1744)
- la più oscura; effettivamente sulla sua formazione culturale e sulle
letture effettuate nel corso della lunga permanenza spagnola sappiamo
molto poco. In primo luogo fu nel porto gaditano - una delle città spagnole
più cosmopolite e tolleranti grazie alla presenza di tutte le più importanti
‘nazioni’ mercantili europee[7]
- che il futuro intendente (oltre a imparare il castigliano e l’inglese)
venne a contatto non esclusivamente con la letteratura iberica coeva,
ma anche con quella britannica: fatto, questo, di una certa importanza
ma puntualmente sottostimato dalla storiografia, che sembra dare quasi
per scontato che Gournay abbia compiuto tutte le sue letture straniere
una volta tornato in Francia (e cioè dal 1744 in avanti) o durante i suoi
successivi viaggi per l’Europa. Eppure nell’Éloge de Vincent de Gournay
Turgot afferma esplicitamente che fu proprio a Cadice che il maestro
iniziò ad associare la pratica mercantile con lo studio delle leggi teoriche
del ‘commercio’ grazie alla lettura di autori quali Child e Witt: affermazione,
quest’ultima, che non ha stranamente stimolato la storiografia a individuare
quali altri libri Gournay avesse concretamente letto nella città spagnola
[8]. Non è infatti escluso
che dietro questa generica frase di Turgot - il quale, come è noto, compie
un’abile selezione delle idee (e conseguentemente dei testi formativi)
di Gournay allo scopo di mettere in risalto la ‘faccia’ liberista del
maestro - si celino autori quali Mun, Petty, Davenant, il British Merchant,
ecc., che indubbiamente circolavano negli ambienti mercantili di Cadice.
3. Occorre inoltre ricordare che, per volere del sempre più lunatico
Filippo V, tra il 1729 e il 1733 la corte venne trasferita da Madrid a
Siviglia, e cioè a poca distanza da Cadice: oltre ad essere geograficamente
prossimo a uno dei centri nevralgici della vita politica spagnola, Gournay
dovette certamente beneficiare della vivacità culturale sperimentata dalle
due città andaluse durante questi anni grazie alla presenza dei sovrani.
Infine la documentazione relativa alla missione compiuta da Gournay per
ordine di J. F. P. Maurepas a Madrid nel corso del 1743 - il cosiddetto
“affaire des retours” - dovrebbe essere analizzata con maggiore attenzione;
in quell’occasione, infatti, il mercante francese ebbe ripetuti incontri
con ministri e alti funzionari borbonici: in particolare con il marchese
di Ensenada che proprio nella primavera del 1743 subentra a Campillo nella
direzione dei ministeri delle Finanze, Guerra, Marina e Indie [9].
Anche per quanto riguarda Forbonnais i numerosi indizi che avrebbero dovuto
condurre gli studiosi a sondare l’ambito spagnolo sono stati ignorati.
Se il suo viaggio di apprendimento in Italia e Spagna all’inizio degli
anni quaranta rimane ancora nell’ombra, non del tutto chiarita appare
la vicenda dell’invito a lui rivolto da Ensenada - grazie alla mediazione
di Gournay? - di recarsi a Madrid come consulente del ministro delle finanze
in virtù proprio della pubblicazione delle Considérations[10].
Solo una sistematica e minuziosa ricerca archivistica tra Spagna e Francia
potrà, si spera, chiarire in futuro i molteplici rapporti che Gournay
e Forbonnais (e forse anche Dangeul) intrecciarono con il paese vicino.
4. La prima edizione delle Considérations sur les finances d’Espagne
apparve nel 1753 anonima e senza la menzione dello stampatore (che comunque
possiamo individuare nei “Frères Estienne”), con la sola indicazione del
luogo di pubblicazione (Dresde). Due anni dopo uscì la seconda edizione
- Estienne, Dresde-Paris - con l’aggiunta delle interessantissime Réflexions
sur la nécessité de comprendre l’étude du commerce et des finances dans
celle de la politique, di fatto uno dei primi saggi metodologici relativi
alla nascente scienza economica. Quest’ultima versione, che verrà più
volte ristampata nel corso del secolo (1757, 1761, 1769), ottenne la sua
consacrazione europea grazie all’inserimento nel secondo tomo (1756) della
diffusissima edizione pirata olandese dei Discours politiques di
D. Hume[11]. La versione delle Considérations del
1761, inoltre, comprendeva anche un primo volume dal titolo Mémoires
sur le commerce espagnol, che rappresenta un ulteriore ampliamento
delle ricerche effettuate da Forbonnais sulla storia dell’economia spagnola
dall’antichità fino al trattato di Utrecht[12].
Di fatto con le Considérations Forbonnais inaugurava la sua carriera
di abile scrittore e panflettista economico: infatti, benché egli avesse
esordito nella Repubblica delle Lettere francese (e quindi europea) tre
anni prima con un polemico saggio contro l’Esprit des loix di Montesquieu,
le Considérations rappresentano il primo scritto d’argomento economico
e d’indirizzo riformistico da lui pubblicato[13].
Esse seguivano di qualche mese due traduzioni (dal castigliano e dall’inglese):
la Théorie et pratique du commerce et de la marine e Le Négociant
Anglois.
5. La pubblicazione delle due opere straniere e delle Considérations
si inseriva in una ben precisa campagna di stampa promossa da Gournay
all’inizio degli anni cinquanta, che aveva lo scopo di arricchire i dibattiti
in corso nell’amministrazione e nella società francesi con elementi esogeni,
in pratica spagnoli, britannici e italiani[14]:
se Forbonnais si occupò di divulgare Uztáriz, C. King e Davenant, Ulloa
venne tradotto da suo cugino Dangeul, Leblanc offrì la prima versione
francese dei Political Discourses di Hume, Cary fu rielaborato
da Bûtel-Dumont, Child e Culpeper furono trasposti in francese da Gournay
in persona (il primo con l’aiuto di Bûtel-Dumont), Gee venne tradotto
dal figlio di Montesquieu, Turgot si occupò di Tucker, Decker venne divulgato
da Gua de Malves. A queste traduzioni, inoltre, Gournay affiancò nel 1755
l’edizione del manoscritto dell’Essai sur le commerce en général
di Cantillon, già ampiamente circolato e commentato tra i componenti della
sua cerchia negli anni precedenti[15]. Risulta quindi chiara la ragione per cui la
produzione a stampa di tanti funzionari e scrittori d’economia legati
in gioventù a Gournay inizi con una traduzione, accompagnata o immediatamente
seguita dalla pubblicazione di un trattato dove si indaga sistematicamente
il funzionamento dell’economia. La traduzione, infatti, assunse nel quadro
della strategia politica ed editoriale di Gournay un chiaro valore propedeutico,
almeno in due sensi: in primo luogo nei confronti dei lettori (la ‘società
civile illuminata’ e la burocrazia borbonica), ma anche per gli stessi
traduttori che, nella maggioranza dei casi, ricevettero un’impronta indelebile
da quella prima esperienza. E’ il caso di Forbonnais, i cui futuri indirizzi
teorici e riformistici vennero ampiamente condizionati dalle due traduzioni
e dalle Considérations, la cui redazione, infatti, coincise con
l’inizio della collaborazione ai tomi III, IV e V dell’Encyclopédie
(1753-1755) con quattordici articoli; questi, a loro volta, vennero rifusi
nell’opera che egli stava allora redigendo su consiglio di Gournay e che
lo consacrò in tutta Europa come un’autorità nella scienza del ‘commercio’:
gli Éléments du commerce[16].
6. Nel dicembre del 1752, quindi, Forbonnais traduce per i tipi degli
Estienne la seconda edizione della Theórica y práctica de comercio
y de marina, opera del ministro di Filippo V Gerónimo de Uztáriz,
apparsa in Spagna per la prima volta nel 1724 e ristampata nel 1742: la
traduzione uscì con l’indicazione delle sole iniziali dell’autore (V.
D. F.) e la dedica a Machault[17].
Durante la primavera del 1753, poi, Forbonnais dava alle stampe la versione
francese del British Merchant, una raccolta di disposizioni protezionistiche
britanniche selezionate da C. King[18], nella cui edizione venne inserita anche la traduzione
del On the use of political arithmetic, primo dei Discourses
on the public revenues and the trade of England di C. Davenant[19].
Nello stesso torno di tempo (maggio 1753), infine, Dangeul si occupò di
divulgare l’opera che costituiva il supplemento naturale della Theórica
- non solo perché ne presentava un ampio estratto e per i continui richiami
testuali, ma anche per una sostanziale somiglianza di analisi e di proposte
- e cioè il Restablecimiento de las fábricas y comercio español,
opera del funzionario sivigliano Bernardo de Ulloa, con il titolo Rétablissement
des manufactures et du commerce español: anch’essa stampata dagli
Estienne anonima e senza altra indicazione[20].
E’ interessante notare la presenza nei prologhi delle traduzioni di Uztátiz
e Ulloa di una serie di riferimenti incrociati che confermano l’esistenza
di una campagna di stampa minuziosamente organizzata, anche nei tempi
editoriali: nella Préface du traducteur, infatti, Forbonnais annunciava
la prossima uscita del Rétablissement e lo stesso riferimento alla
recente stampa della Théorie si trova nell’avertissement du
traducteur del Rétablissement di Dangeul[21].
7. Per inquadrare questa prima fase - quella delle traduzioni - della
strategia editoriale promossa da Gournay, appare essenziale richiamare
un celebre passo dei Mémoires inédits di Morellet[22]. Qui egli ricorda che l’amico incoraggiò Forbonnais
a tradurre il British Merchant e che nel 1754 appoggiò la pubblicazione
dei primi grandi trattati di Forbonnais e Dangeul, e cioè gli Éléments
du commerce e le Remarques sur les avantages et les désavantages
de la France et de la Grande Bretagne, quest’ultimo sotto lo pseudonimo
di John Nickolls[23]. Morellet non menziona i due autori spagnoli
e ciò ha senza dubbio contribuito a rafforzare quel sostanziale oblio
nel quale sono cadute le loro traduzioni e lo scarso rilievo ad esse attribuito
dalla storiografia. Eppure pare certo che anche nel caso di Uztáriz e
Ulloa la scelta fosse stata ispirata sempre da Gournay; in mancanza di
prove documentarie, l’elemento più evidente che conferma la centralità
della ‘regia occulta’ di Gournay è dato dal fatto che vuoi la Theórica
che il Restablecimiento vengono citati nel corso delle Remarques
inedite ai Traités sur le commerce di Child, che l’Intendant
du commerce aveva elaborato nel 1752[24].
Già da tempo, quindi, i due testi spagnoli (insieme al manoscritto di
Cantillon e ai testi britannici sopra ricordati) circolavano tra i componenti
del gruppo e probabilmente fu Gournay stesso ad affidarne la traduzione
ai suoi giovani collaboratori. Certamente alla scelta non dovette essere
estranea l’estrazione mercantile delle due famiglie Véron e Plumard, il
cui giro d’affari (come nel caso dei Vincent) comprendeva anche la Spagna:
è cioè possibile che sia Forbonnais che suo cugino conoscessero dei rudimenti
di castigliano e che ciò abbia convinto Gournay ad affidare proprio a
loro e non ad altri ‘discepoli’ la traduzione dei due trattati spagnoli.
Infine si potrebbe anche ipotizzare che fosse stato lo stesso Intendant
a fornire ai giovani amici i testi, dal momento che all’inizio degli anni
quaranta questi stavano ampiamente circolando in tutta la Spagna, a Cadice
in maniera particolare[25].
8. Per quanto riguarda l’esatta cronologia dell’attività editoriale di
Forbonnais durante quel prolifico 1753 - oltre al Journal de Sçavants,
alla Correspondance di Grimm e alle relazioni di J. d’Hémery -
di decisiva utilità si rileva la corrispondenza confidenziale (recentemente
pubblicata da D. Ozanam) dell’ambasciatore spagnolo presso la corte di
Francia, J. Masones de Lima, con il segretario di Stato J. de Carvajal.
Il primo riferimento all’amico di Gournay appare in una missiva del 15
gennaio 1753: “te remitiré a Ustariz, traduzido y muy elogiado entre estas
gentes”; quattro giorni dopo confermava la spedizione: “te remito a Uztariz
traduzido y muy elogiado de estos ministros”[26].
Queste ultime parole, oltre a identificare con maggiore precisione il
pubblico destinatario della traduzione - i ministros, cioè in generale,
i funzionari dell’amministrazione centrale francese - contribuisce a datarne
con precisione l’uscita tra la fine di dicembre 1752 e l’inizio di gennaio
1753; fatto, questo, importante in quanto ci consente di affermare che
la Théorie rappresentò in assoluto una delle prime traduzioni provenienti
dalla cerchia di Gournay a venire stampata[27].
Il 13 giugno 1753, infine, Masones tornava a scrivere al suo amico e diretto
superiore:
Te remito esse librito de concideraciones sobre la mosca de España hecho
por una araña de aquí. Yo no sé lo que es porque no le he leydo sino muy
por encima. Él hizo el negocio porque despacha su obra. Él es el traductor
de Uztaris y Zabala[28].
L’ambasciatore spagnolo a Parigi con la definizione ‘esse librito’
si riferiva alle Considérations sur les finances d’Espagne. Forbonnais,
metaforicamente paragonato ad un “ragno” senza scrupoli, aveva affrontato
con il suo scritto la “mosca” spagnola, ovvero quel tema che stava da
tempo ossessionando il governo diretto da Ensenada e Carvajal: la radicale
riforma del sistema fiscale attraverso il varo dell’Única Contribución.
9. La lettera di Masones del 13 giugno possiede una notevole importanza
in quanto, oltre a permetterci di collocare con precisione l’uscita delle
Considérations sul mercato librario parigino (giugno 1753, e cioè
sei mesi dopo la traduzione della Theórica di Uztáriz), contiene
due informazioni supplementari sulla strategia divulgativa e sul carattere
di ‘arrembante’ autopromozione del loro autore: I) la paternità del trattato,
nonostante fosse uscito per prudenza anonimo (gli echi della sospensione
dell’Encyclopédie sono ancora vicini), era già nota ai più; Forbonnais
si stava addirittura impegnando a promuovere la propria pubblicazione,
riuscendo a guadagnare fama - e forse denaro - dall’operazione editoriale[29];
II) Forbonnais era già conosciuto, a corte e nell’ambiente diplomatico
spagnolo, come il traduttore di Uztáriz e di Zabala. Quest’ultima affermazione
- e cioè il fatto che Forbonnais venisse associato al nome di Zabala -
può sembrare a prima vista strana; in una nota di commento, Ozanam sostiene
di non aver trovato alcuna traccia di una traduzione da parte di Forbonnais
del famoso trattato di Miguel Zabala y Auñón dal titolo Representación
al Rey N. Señor D. Phelipe V edito nel 1732[30]:
certo, quest’ultima sarebbe una scoperta di notevole importanza dal momento
che l’opera appare indiscutibilmente uno dei testi fondamentali del ‘Settecento
riformatore’ iberico[31].
Ma l’asserzione di Masones si spiega proprio con la lettura delle Considérations
sur les finances d’Espagne: nel corso del suo pamphlet, infatti, Forbonnais
cita con precisione decine di volte le sue fonti, in primo luogo il volume
dal titolo Miscelánea económico-política (e da lui trasposto in
francese con il titolo Oeconomies politiques) uscito a Pamplona
nel 1749. Ebbene, nella prima parte di questa raccolta compare anche la
Representación di Zabala. Sostenendo che Forbonnais ha tradotto
non solo Uztáriz ma anche Zabala, Masones si riferisce proprio alle Considérations
in cui lo scrittore francese ha rielaborato e tradotto interi passi dei
tre testi che compongono la Miscelánea económico-política e tra
essi ovviamente lo scritto di Zabala. Resta perciò un mistero comprendere
perché intere generazioni di studiosi di Forbonnais (da Depitre e Fleury
in avanti) non abbiano sviluppato la curiosità non dico di leggere
Miscelánea e di compararne il testo con le Considérations,
ma addirittura di individuare quale scritto si celasse dietro la sigla
‘Oeconomies politiques’: solo il fatto che il primo trattato di
Forbonnais viene comunemente considerato un’opera giovanile (cioè preparatoria
degli Éléments du commerce) e il persistere di vecchi luoghi comuni
sulla riflessione economica iberica, sembrano spiegare questa bizzarra
dimenticanza.
10. La Miscelánea económico-política è una raccolta - dedicata
a T. Pinto Miguel, alto funzionario del Consiglio di Navarra e Superintendente
General de la Real Hacienda su nomina di Ensenada - che riunisce tre
saggi[32]. In primo luogo la già ricordata
Representación del 1732 di Zabala, ex collaboratore dell’intendente
della Catalogna J. Patiño, sul conto del quale incredibilmente sappiamo
ancora pochissimo[33].
Si tratta, a differenza degli altri due testi inseriti nella Miscelánea,
di un trattato in piena regola, diviso a sua volta in tre sezioni. Una
prima parte affronta l’analisi del sistema fiscale spagnolo e contiene
l’interessante proposta di estendere con alcuni ritocchi anche alla Castiglia
il sistema impositivo catalano - cioè il Catastro, confezionato
nel 1716 da Patiño su mandato di J. Orry - in sostituzione di tutte le
imposte sui consumi castigliane (alcabalas, millones, sisas):
la nuova imposta castigliana avrebbe dovuto fondarsi su un’aliquota fissa
del 5% gravante su ogni reddito immobiliare (tributo real) e mobiliare
(tributo personal). Una seconda sezione affronta la crisi dell’agricoltura
spagnola, il commercio dei grani e il malfunzionamento del sistema annonario;
l’ultima parte si occupa degli scambi con l’estero (colonie comprese)
e della fondazione di nuove compagnie mercantili. Si può asserire che
la Representación è una delle opere d’argomento economico-fiscale
più importanti del Settecento spagnolo e non solo per l’alto livello analitico;
su di essa, come sulla Theórica di Uztáriz, si formò l’intera generazione
di riformatori e pensatori dell’epoca di Carlo III, a cominciare dai ministri
e funzionari governativi che ressero le sorti della politica economica
e delle riforme della monarchia spagnola del secondo Settecento: per portare
un solo esempio significativo, la Representación - insieme all’Essai
di Herbert, alle Remarques di Dangeul, alle Considérations
e agli Éléments di Forbonnais - compare tra i testi di riferimento
utilizzati da P. Rodríguez de Campomanes per ottenere la liberalizzazione
del mercato cerealicolo nel corso del 1765[34].
Echi della proposta di Zabala possono addirittura essere rinvenuti nei
dibattiti parlamentari relativi alla riforma fiscale durante le Cortes
di Cadice del 1812-1814[35].
11. Alla Representación di Zabala segue l’Instrucción che
Martín de Loynaz, all’epoca direttore della renta de tabaco, aveva
indirizzato ad Ensenada nel maggio 1749, pochi mesi prima che il ministro
delle finanze decidesse di approvare definitivamente la Única Contribución[36]. L’intenzione esplicita
di Loynaz è scongiurare il varo definitivo della riforma, dimostrando
l’inaffidabilità del catasto come strumento di misurazione del reddito.
Loynaz, in sostanza, critica i due sistemi impositivi basilari della monarchia:
le Rentas provinciales castigliane composte da una miriade di imposte
sui consumi (tra le quali le più consistenti erano i millones e
le alcabalas); e l’Equivalente imposto da Filippo V nel
quadro della Nueva Planta all’ex Corona d’Aragona, che comprendeva
anche il Catastro catalano. Le critiche di Loynaz si rivolgono
in particolare contro i meccanismi di verifica della ricchezza e di riscossione
attraverso il riparto che di fatto accomunavano i due sistemi fiscali.
Come proposta alternativa Loynaz consiglia di applicare un progetto avanzato
nel 1650 dall’allora Presidente de Hacienda e del Consiglio di
Castiglia J. González, sul modello olandese: una “regalía de molienda
de granos” e cioè un’imposta universale e senza esenzioni sulla macinatura
delle farine, da percepirsi nei mulini stessi o alle porte delle grandi
città. Anche la memoria di Loynaz, nonostante che nella sua parte progettuale
si avvicini alla letteratura arbitristica seicentesca (o forse proprio
per questo), riscosse un grande successo in patria: basti pensare che
uno dei più validi economisti e riformatori spagnoli di fine Settecento,
e cioè V. de Foronda, nell’edizione del 1798 delle sue Cartas caldeggia
- forse in maniera provocatoria - l’applicazione della riforma fiscale
di González-Loynaz[37].
La terza e ultima memoria presente nella Miscelánea è anonima[38]. L’autore, un funzionario dell’amministrazione
fiscale borbonica, difende i millones distinguendo (in linea con
le affermazioni di Ulloa) all’interno delle Rentas provinciales
le ‘vere’ imposte sui consumi da quelle false e quindi dannose: per ottenere
il risanamento dell’Hacienda regia sarebbe stato sufficiente correggere
gli abusi dei molti metodi di riscossione e alcuni difetti specifici,
a cominciare dalle indebite immunità ecclesiastiche. Il tema della tassazione
dei ceti privilegiati era tornato d’attualità con la riforma catastale
di Ensenada nel momento in cui si era presentato il problema di assoggettare
anche le terre dei religiosi all’imposta unica. I principi giurisdizionalistici,
si trattasse di imposte indirette o dirette, erano simili: la Chiesa catalana,
ad esempio, aveva fatto opposizione al tempo dell’applicazione del Catastro.
La dura condanna delle esenzioni ed evasioni ecclesiastiche, presente
nel trattato anonimo, non poteva certo dispiacere al governo guidato da
Ensenada.
12. Significativamente la Miscelánea económico-política si conclude
con il testo della Real Cédula del 10 ottobre 1749, che sanciva
il varo della Única Contribución: segno evidente che il curatore
della raccolta, M. A. Domech (sul conto del quale occorrerebbe indagare),
aveva concordato l’edizione dei tre trattati - nel caso della Representación,
come abbiamo visto, si trattava di una ristampa - con qualche importante
rappresentante del governo favorevole alla riforma[39]. Si era voluto offrire all’opinione pubblica
spagnola un quadro completo del dibattito in corso. In primo luogo la
posizione ufficiale del governo e specificamente di Ensenada, ricalcata
sul progetto di Zabala, che si proponeva di applicare in Castiglia i principi
guida del Catastro catalano. Ma anche le voci discordanti provenienti
dall’interno della burocrazia regia: quella autorevole di Loynaz, direttore
del maggiore monopolio della monarchia, e quella non meno importante di
un funzionario preposto alla gestione dei millones, uno dei rami
principali delle Rentas provinciales. Ma il fatto che la Miscelánea
termini con il decreto di Ensenada costitutivo del catasto castigliano
lascia pochi dubbi sulle motivazioni e sugli obiettivi ultimi della ristampa,
e cioè orientare l’opinione pubblica e l’amministrazione borbonica verso
l’accettazione della Única Contribución: il testo centrale della
raccolta era quindi la Representación di Zabala.
Non meraviglia, quindi, che Masones de Lima definisca Forbonnais traduttore
di Zabala, dato appunto la facilità con la quale il suo nome poteva sussumere
tutta la Miscelánea económico-política: anche nei repertori bibliografici,
infatti, questa compare solitamente sotto la voce “Zabala” [40]. A ben vedere il primo studioso a cadere in tale
facile schematismo è Forbonnais stesso, il quale nelle note delle Considérations
attribuisce spesso la raccolta al solo Zabala: “Oeconomie politiques
de Don Miguel Zabala Yansion (sic)”.
13. In che senso le Considérations sur les finances d’Espagne
devono essere considerate una rielaborazione dei tre testi della
Miscelánea económico-política? E in che cosa si esplicita e quali
caratteristiche possiede l’intervento di traduzione-rielaborazione di
Forbonnais della raccolta spagnola?
Occorre innanzitutto osservare che Forbonnais utilizza il testo spagnolo
quasi fosse un ‘canovaccio’ per la redazione delle Considérations;
non mi riferisco solamente agli ampi brani tradotti più o meno alla lettera,
ma anche alla continua rielaborazione di cifre, dati, tesi specifiche,
argomenti teorico-pratici sui temi più vari - dalla riforma fiscale (che
è la questione centrale dei tre testi della raccolta iberica), al sistema
annonario, dai meccanismi che regolano la formazione e la distribuzione
del reddito e delle merci, alla salvaguardia dei guadagni dei ceti produttori
e così via - fino ad arrivare a ben precisi calchi terminologici e di
immagini metaforiche.
Per delucidare sistematicamente i criteri utilizzati da Forbonnais nell’adattare
al francese e rielaborare le sue fonti spagnole ho ritenuto opportuno
fornire una mappatura degli interventi testuali attraverso una serie di
quadri sinottici posti in appendice. Sul margine sinistro ho inserito
le pagine delle Considérations (nella diffusissima edizione olandese
del 1756 dei Discours politiques di Hume) con un sintetico riferimento
all’argomento, mentre sulla destra i numeri delle pagine dei passi originali,
divisi per ogni autore della Miscelánea e per le altre fonti esterne
[41]. Emerge con chiarezza l’abilità
con la quale Forbonnais manipola ed utilizza i testi spagnoli, integrandoli
con altre letture: oltre a Uztáriz e Ulloa, anche Davenant e Cantillon.
14. Un’altra questione interessante riguarda il livello di conoscenza
della lingua castigliana di Forbonnais e gli strumenti utilizzati nell’operazione
di traduzione-rielaborazione. In un’altra occasione, partendo dall’esame
comparativo del testo della Theórica con quello della Théorie,
ho cercato di dimostrare la discreta sicurezza mostrata da Forbonnais
nel destreggiarsi con il castigliano, dal momento che raramente sbaglia
non dico il senso, ma nemmeno la singola traduzione dei termini spagnoli.
Una nota delle Considérations, inoltre, ci fornisce una preziosa
traccia su almeno uno dei vocabolari consultati: si tratta del Diccionario
de lengua castellana - il cosiddetto Diccionario de Autoridades
- promosso da Filippo V nell’ambito della nuova Academia de la Lengua,
anch’essa fondata dal primo Borbone di Spagna: Forbonnais (e probabilmente
anche Dangeul) dovette consultarlo per redigere la traduzione della Theórica
di Uztáriz e rielaborare la Miscelánea[42].
Si può quindi affermare che anche nell’ambito degli strumenti atti alla
comprensione e alla traduzione dei testi spagnoli, Forbonnais è ben aggiornato
e preparato; d’altra parte qualche cognizione della lingua castigliana
egli dovette pur assorbire durante il suo tour iberico degli anni
quaranta. Per quanto poi riguarda i criteri teorico-pratici della traduzione
(espressi con chiarezza nella Préface du traducteur della Théorie)
è stato più volte dimostrato che Forbonnais e tutti i traduttori appartenenti
al gruppo di Gournay scelgono una lettura libera del testo originale[43]: in un’epoca, come quella settecentesca, in cui
lo statuto del libro è ancora fluido e le leggi in difesa del diritto
d’autore poco sviluppate (ad esclusione della Gran Bretagna), la scelta
di eseguire trasposizioni linguistiche libere e non filologiche appare
la norma, non l’eccezione. Inoltre la traduzione o la rielaborazione di
testi stranieri di tipo ‘tecnico’ (come potevano essere considerati la
Theórica, il Restablecimiento, la Miscelánea e il
British Merchant) assolvevano ad un’imprescindibile funzione compilatoria
e di riadattamento culturale al contesto di ricezione, per cui trasporre
letteralmente nella lingua madre il testo originale appariva certamente
un’operazione inutile.
Lo stesso concetto odierno di ‘plagio’ mal si attaglia al contesto storico
pre-Ottocentesco e al codice di lettura settecentesco. Lo dimostrano,
nel loro piccolo, le stesse Considérations il cui testo è disseminato
di precisi calchi testuali che attualmente possiamo definire plagi, ma
che all’epoca erano invece considerati non solo assolutamente legittimi
e necessari, ma facilmente individuabili dai destinatari, in particolare
dagli appartenenti al gruppo di Gournay che condividevano le stesse letture
e quindi un bagaglio teorico, culturale e terminologico comune.
15. Ma le Considérations non può definirsi esclusivamente una
traduzione-adattamento dei tre testi della Miscelánea; è qualcosa
di più, come dimostra la varietà delle fonti utilizzate da Forbonnais.
Si tratta di un’opera d’argomento economico-fiscale nella quale, partendo
dall’analisi della situazione spagnola coeva, Forbonnais arriva a teorizzare
i criteri universali di un equo prelievo fiscale in relazione alle regole
che sovrintendono la produzione e lo scambio della ricchezza. Scopo ultimo
di questo tentativo è quello di individuare delle variabili costanti che,
nonostante le diversità dei contesti, guidano l’economia. Vi è poi un
obiettivo politico contingente che non è tanto (come è stato finora supposto)
quello di inserirsi nella discussione sul catasto castigliano, e cioè
sul progetto di Única Contribución promosso da Ensenada; ma piuttosto
quello di incidere nel dibattito governativo francese, per conto proprio
ma anche come rappresentate del gruppo di Gournay. In particolare, Forbonnais
con le Considérations si prefigge di mostrare a Machault gli effetti
negativi sia della taglia tarifée che della branca mobiliare del
Vingtième, e cioè di quell’imposta proporzionale (su ogni proprietà)
che il Contrôleur général aveva varato nel 1749. In altri termini,
utilizzando un artificio comune all’epoca, Forbonnais decide di parlare
della Francia attraverso il ‘filtro’ di un’altra realtà, in questo caso
quella spagnola; partendo dalle finances d’Espagne egli finisce
quindi per approdare e alludere alle finances de France: non a
caso a quest’ultime egli dedicherà nel 1758 un’opera di grande interesse
(le Recherches et considérations sur les finances de France).
Prima di specificare questa tesi, diamo uno sguardo sintetico alla struttura
e ai contenuti delle Considérations.
16. Forbonnais inizia il trattato ricostruendo la cronologia della decadenza
spagnola attraverso la letteratura politico-economica seicentesca che
egli sembra conoscere di seconda mano - eccetto nel caso delle Empresas
di D. Saavedra Fajardo[44]
- utilizzando cioè quei passi delle opere di Moncada, Cevallos e Valle
de la Cerda che Uztáriz, Zabala e Loynaz citano nei loro scritti[45].
Lo conferma anche il fatto che l’autore francese accetta l’esegesi effettuata
dai progettisti spagnoli del primo Settecento sulle tesi dei testi seicenteschi,
a cominciare dall’interpretazione dello spopolamento della Spagna quale
effetto e non causa della crisi economica[46].
L’ubertosità naturale della Spagna e un rapido raffronto dei dati quantitativi
relativi al rapporto popolazione-gettito fiscale tra la monarchia spagnola
e l’Inghilterra, mostrano che la crisi dell’agricoltura e delle manifatture
iberiche dipende da “quelque principe vicieux dans l’administration”[47]. Prima di analizzare nel dettaglio il sistema
fiscale spagnolo, però, Forbonnais inserisce un lungo excursus sulla police
des grains nel quale in pratica riassume tutta la seconda sezione
della Representación di Zabala (come risulta anche dalle note a
piè di pagina), integrandola con alcune riflessioni di Cantillon: queste
pagine segnano l’esordio di Forbonnais nel coevo dibattito relativo alla
liberalizzazione del commercio dei cereali - che proprio nel 1753 conobbe
una forte accelerazione grazie agli interventi di Herbert e Duhamel de
Monceau - e anticipano il contenuto del terzo capitolo degli Éléments
du commerce[48].
Forbonnais ripropone le quattro cause (la calmierizzazione, la proibizione
dell’esportazione dei grani; la cattiva amministrazione dei magazzini
pubblici; l’eccessivo numero di terre comuni incolte) alle quali l’ex
sottoposto di Patiño aveva attribuito la crisi agraria spagnola, accettando
nel contempo gran parte delle soluzioni caldeggiate dal funzionario spagnolo[49]. Da notare il fatto che il ragionamento di Forbonnais,
come quello della sua fonte iberica, si basa sul presupposto che il modo
più sicuro per accrescere la produzione agricola è quello di proteggere
ed incentivare i guadagni dei contadini, in particolare degli affittuari
(fermiers e laboureurs) in base al principio antropologico
- l’influenza di Melon e Hume in questo caso mi sembra palese - che è
la prospettiva di guadagno e l’interesse materiale a guidare l’uomo[50].
17. Ma, continua Forbonnais, un’irrazionale politica granaria da sola
non spiega la crisi dell’‘industria’ dei contadini: essa dipende invece
dagli errati principi sui quali poggia la fiscalità spagnola. Dopo aver
definito “nerfs de l’État” le “finances”, ricorrendo alla metafora
organicistica tipica della letteratura politica europea fin dal Medioevo[51], Forbonnais illustra (utilizzando soprattutto
i testi di Uztáriz e Loynaz) le caratteristiche e la storia di ogni singolo
ramo del fisco spagnolo[52]. La decadenza economica della
monarchia iberica si deve a determinate imposte sui consumi, in particolare
all’alcabala (imposta ad valorem su ogni vendita e transazione
che, aggregata ai cientos, raggiungeva l’aliquota del 14%) e alle
sisas[53]; ma
ciò non significa che tutte le imposte sui consumi siano dannose. La vicenda
spagnola è importante proprio perché ha dimostrato quale tipo di tasse
evitare: anzi, utilizzando come termine di paragone negativo la fiscalità
del paese vicino, si possono stabilire i criteri universali di un’equa
tassazione indiretta[54]. In altre parole Forbonnais
comprende che le critiche mosse dagli autori spagnoli coevi nei confronti
delle Rentas provinciales castigliane potevano essere utilizzate
(come aveva fatto a suo tempo Vauban in Francia) per screditare le imposte
indirette in blocco, a favore di un’imposta unica fondiaria: occorreva
quindi precisare le ragioni di questa condanna, dirigendola esclusivamente
verso i tributi indiretti effettivamente dannosi per l’economia. A questo
scopo Forbonnais si serve delle acute osservazioni che Davenant, Hume
e Montesquieu avevano espresso nei confronti delle imposte sui consumi,
sostenendo la loro preferenza rispetto a quelle personali, a patto che
rispettino certi criteri[55].
Occorre, in primo luogo, utilizzare come criterio-guida la giustizia distributiva
e distinguere tra consumi necessari e superflui: Forbonnais, come Uztáriz,
è infatti sostenitore delle imposte sui generi di lusso poiché volontarie,
quotidiane e proporzionali al travail (e quindi al potere d’acquisto)
del compratore[56]. Con un ragionamento che ricorda
da vicino quello di Mandeville, Forbonnais afferma che le imposte sui
consumi riescono a vincere l’avarizia umana e a rendere “l’amour de soi-même”,
proprio di ogni uomo, utile allo Stato intero. Per questa ragione
egli considera giusto tassare anche il “nécessaire physique destiné au
pauvre” e cioè i prodotti di prima necessità, a patto che la cifra richiesta
sia piccola e proporzionata al salario: il pagamento diverrà così volontario
ed insensibile[57].
18. Nel caso del povero - che Forbonnais definisce come colui che si
guadagna da vivere in virtù di una retribuzione[58]
- sarà appunto il salario a sostenere i suoi consumi: di qui l’importanza
di garantire anche ai salariati un reddito che vada oltre la semplice
sussistenza. Per quanto invece concerne il proprietario terriero sarà
la rendita a garantire il soddisfacimento dei suoi bisogni e, in definitiva,
a sostenere la domanda di una vasta gamma di prodotti[59].
E, dato che - come avevano già dimostrato Hume, Cantillon e Montesquieu[60] - i bisogni (come i gusti) sono relativi e dipendono
dai costumi (o dall’incivilimento) di ciascun paese e dal livello di ricchezza
dei compratori, il necessario del povero non è lo stesso del ricco, per
il quale anche i prodotti di lusso sono di fatto indispensabili[61].
Quindi, nel caso dei generi di sussistenza Forbonnais consiglia di adeguare
“geometricamente” l’imposta sul salario più basso, e di far salire proporzionalmente
il livello del prelievo nel caso dei beni di seconda o terza necessità.
Invece per i generi di lusso la tassa può anche non seguire i criteri
di una perfetta proporzionalità. Le imposte sui consumi, perciò, hanno
il vantaggio di essere quotidiane e impercettibili in quanto il prezzo
al dettaglio camuffa l’entità della tassa[62].
Purtroppo in Spagna questi principi sono stati disattesi: l’alcabala,
in particolare, si è dimostrata un’imposta distruttiva poiché, non distinguendo
tra generi necessari e superflui, danneggia i ceti più poveri (già sottoposti
alle imposte personali e di riparto) e limita la loro ‘industria’; infatti,
come avevano già dimostrato tra gli altri Zabala, Montesquieu e Hume,
quando l’eccessiva pressione fiscale sottrae ai ceti produttori i legittimi
guadagni, questi perdono ogni stimolo al lavoro[63].
Sullo sfondo del ragionamento di Forbonnais vi è una chiara impostazione
giusnaturalistica che cela una preoccupazione socio-politica ben precisa:
tutti, dal povero al ricco, devono pagare in proporzione alla sicurezza
che ottengono dallo Stato, garante della loro ‘conservazione’[64]. E’ quindi ovvio che i benestanti, essendo i
maggiori beneficiari della protezione del potere pubblico, devono contribuire
in misura maggiore. Dietro la categoria economica di ‘ricco’ si cela ovviamente
quella cetuale di ‘privilegiato’: Forbonnais evita quindi di scendere
nella polemica anti-nobiliare (mentre più decisa e chiara si rivela la
sua critica nei confronti degli ecclesiastici) e preferisce impostare
il proprio ragionamento su categorie censuali. Come Vauban, infatti, Forbonnais
è cosciente che le uniche imposte che la nobiltà riesce a evadere con
maggiore difficoltà sono proprio quelle sui consumi (specie se di lusso),
per cui esse assolvono una salutare funzione di redistribuzione del reddito
e del potere d’acquisto[65].
19. Una volta stabilita la preferenza per le imposte sui consumi quando
esse mantengono “une proportion raisonnable avec le travail”, Forbonnais
affronta la questione che più di ogni altra aveva spinto arbitristi spagnoli
e progettisti di mezza Europa a caldeggiare la sostituzione delle imposte
indirette con un’imposta diretta unica: i metodi di riscossione[66]. Ancora una volta l’esame del contesto iberico
serve allo scrittore francese come stratagemma per analizzare la situazione
francese contemporanea. Dopo aver denunciato il taglieggiamento subìto
ovunque dal ‘commercio’ da parte del ‘partito’ degli appaltatori, Forbonnais
utilizza le tesi dei tre autori della Miscelánea (che in questo
concordano) per condannare senza appello l’appalto e i riparti delle imposte:
i tributi sui consumi, per quanto sperequativi possano essere, sono sempre
meno dannosi dei sistemi che si impiegano per riscuoterli. In altri termini
la decadenza spagnola (in primo luogo castigliana) - oltre alla mancanza
di un debito pubblico moderno che provoca l’innalzamento del tasso d’interesse[67]
- dipende essenzialmente dalle estorsioni degli appaltatori e dalle ingiustizie
commesse nella ripartizione delle imposte provinciali castigliane sui
fuochi: gli encabezamientos o repartimientos[68]. La requisitoria di Forbonnais contro gli appaltatori
è particolarmente dura e in linea sia con la denuncia presente nella Theórica
di Uztáriz, nel Restablecimiento di Ulloa e nei tre testi della
Miscelánea, sia con la posizione del gruppo di Gournay al riguardo:
gli appaltatori infatti pensano solo al proprio interesse senza curarsi
di proteggere l’‘industria’, i guadagni dei contribuenti e la “durée des
produits”[69]. Ma l’accusa
di Forbonnais si rivolge anche a quelle vere e proprie imposte di riparto
che sono gli encabezamientos castigliani, che evidentemente a Forbonnais
e ai lettori transalpini richiamavano automaticamente alla mente la riscossione
della taglia, o meglio delle taglie francesi[70].
I riparti, come aveva ben argomentato Zabala, vengono infatti gestiti
dai proprietari terrieri e dalle autorità locali colluse con essi: le
passioni umane - “gli uomini non sono angeli” aveva sostenuto l’ex collaboratore
di Patiño - inevitabilmente condizionano sia la stima del reddito di ciascuna
famiglia, sia la ripartizione della quota sui singoli fuochi applicata
dal magistrato o dall’appaltatore. Di conseguenza quelle che inizialmente
avrebbero dovuto essere imposte sui consumi si sono trasformate in un’imposta
personale, del tutto arbitraria[71]. Come se non bastasse, a queste ingiustizie se
ne aggiunge un’altra: l’immunità fiscale degli ecclesiastici. In questo
ambito la critica di Forbonnais appare più dura di quella avanzata dalle
fonti spagnole (di solito prudenti su questo terreno), arricchendosi di
altri elementi, come ad esempio l’argomento secondo il quale, il clero
- già proprietario di metà delle terre spagnole - riesce ad evadere il
pagamento delle imposte grazie al regime di manomorta, scaricando il prelievo
sui proprietari non esenti[72].
20. Il tema dell’immunità ecclesiastica serve a Forbonnais per introdurre
una concreta proposta di riforma fiscale in cui la tassazione diretta
integra e non sostituisce totalmente, attraverso fantasiose ipotesi di
imposta unica, il prelievo indiretto. Dopo aver ribadito sulla scorta
di Hume e Montesquieu i principi teorici e pratici delle tasse sui consumi
ed aver individuato nell’assenza di una sola regia la causa ultima della
crisi economica spagnola[73], Forbonnais passa ad esaminare
le regole del prelievo diretto. E’ certo, continua l’autore francese,
che un sistema fiscale giusto debba fondarsi su un equilibrio tra la tassazione
dei consumi giornalieri ed un’imposta “sur le revenu des terres”. Ma in
entrambi i casi è importante che tale tributo non sia unico, allo scopo
di non svantaggiare rispettivamente gli artigiani e i coltivatori (insieme
ai proprietari)[74].
Dal momento che il cuore della fiscalità spagnola, castigliana in particolare,
è costituito dalle imposte sui consumi e dato che generazioni di scrittori
iberici hanno attribuito ad esse la crisi dell’economia, Ensenada ha pensato
di risolvere la questione alla radice rivoluzionando l’asse del sistema
tributario, con il varo per la Castiglia di un’imposta unica su base catastale,
che significativamente Forbonnais definisce “taille tariffée et proportionelle”[75]. Lo scopo primario che Forbonnais
si prefigge nelle Considérations - con quel gioco di specchi tra
Spagna e Francia sopra delineato - è appunto quello di dimostrare la dannosità
di questo progetto e di difendere una fiscalità che, pur contemplando
un’imposta diretta sulle proprietà immobiliari, si strutturi comunque
intorno alle imposte che gravano sui consumi.
21. Forbonnais individua nel Catastro catalano confezionato da
Patiño l’unico elemento positivo del sistema fiscale dell’ex Corona d’Aragona
e in generale di tutta la monarchia spagnola: mentre i regimi tributari
applicati nei Regni di Valencia e d’Aragona sono definiti, sulla scorta
di Uztáriz, delle imposte “personelles et arbitraires”, il catasto catalano
è invece “réel et personnel tout à la fois”. Come il Vingtième,
infatti, esso si compone di due rami: il tributo real e cioè un’imposta
del 10% su ogni proprietà immobiliare senza alcuna esenzione (nel caso
del Vingtième era la metà) e il tributo personal, cioè un’imposta
del 8,33 % sui redditi mobiliari (nel caso francese il Vingtième mobilier
et d’industrie, sempre del 5%). Dopo aver riproposto, in maniera sintetica
ma estremamente fedele, il paragrafo della Representación nel quale
Zabala aveva ricostruito la storia del catasto catalano[76],
Forbonnais conclude che se la parte “reale” del tributo - quella appunto
sulla terra - “est par sa nature une des plus justes, comme elle est la
plus simple dans la perception”; il ramo che grava sul lavoro e sui guadagni
(il tributo personal) è invece uno dei più arbitrari e distruttivi
che esistano[77]. Forbonnais,
infatti, accetta la metodologia della confezione del catasto fondiario
catalano: la stima peritale sulle terre (in base ad una scala di trentadue
qualità) era stata condotta dai magistrati locali e dai rappresentanti
eletti dalle singole comunità; ma poi, una volta firmata da tutti i proprietari,
la stima era stata verificata e in certi casi corretta dal personale dell’intendenza[78].
L’amico di Gournay sembra quindi apprezzare quel giusto equilibrio istituzionale
raggiunto nella stima dei fondi tra il decentramento e il controllo da
parte del potere centrale, mentre da un punto di vista economico-fiscale
accetta il principio secondo il quale qualsiasi imposta sulla terra deve
essere fissa e non proporzionale agli aumenti produttivi[79].
Dato che il lavoro dei campi è il più duro, il più necessario e anche
uno dei più rischiosi (per i capricci del tempo che non sono preventivabili),
è conforme alla giustizia distributiva che il contadino e il colono possano
godere dei profitti della propria industria: se questi guadagni e gli
incrementi di produttività gli venissero sottratti da un prelievo diretto
eccessivo, il contadino non sarebbe più incentivato a produrre. E alla
stasi dell’agricoltura seguirebbe quella delle manifatture e del commercio[80].
22. In questo senso Forbonnais considera l’inserimento nell’imponibile
del foraggio destinato al bestiame l’unico serio errore da correggere
nel tributo real catalano: il foraggio non deve essere considerato
parte del reddito tassabile in quanto è dal concime degli animali che
i coltivatori traggono il miglioramento delle rese produttive e quindi
dei loro profitti[81]. Già in una nota a piè di pagina inserita nella
sua traduzione della Theórica Forbonnais anticipa la questione
dei guadagni del contadino praticamente con le stesse parole utilizzate
nelle Considérations[82].
La critica che invece Forbonnais riserva al ramo personale del Catastro
catalano è piuttosto netta e si avvale degli argomenti di Loynaz e Uztáriz[83]. Infatti nel caso degli artigiani
e dei salariati il reddito era stato calcolato in base alle giornate lavorative
annue (da cento a centottanta), mentre per i mercanti e gli associati
delle corporazioni erano state le Arti stesse a calcolare gli utili presunti.
Quest’ultimo procedimento ricordava evidentemente quello seguito per calcolare
il Vingtième d’industrie: ed è proprio su questo elemento che si
concentra la critica di Forbonnais, dal momento che egli considera pericoloso
tassare la ricchezza mobiliare attraverso un’imposta di riparto[84].
Infatti se la stima della ricchezza dei fittavoli e dei maestri delle
arti meccaniche può essere considerata “assez raisonnable”, quella invece
che grava sui “chefs de manufactures” e sui “négocians” (mercanti all’ingrosso)
appare assolutamente arbitraria, poiché il reddito degli imprenditori
(in particolare di coloro che hanno un ampio giro d’affari) non può essere
quantificato a priori: è il libero gioco del mercato - la concorrenza
- che stabilisce i guadagni o le perdite, che quindi non possono essere
previsti in anticipo. Tassare i profitti degli imprenditori “est impossible”
e perciò contrario alla giustizia distributiva, anche nell’eventualità
che i guadagni vengano sottostimati; il solo criterio che può essere utilizzato
con una qualche sicurezza è quello di applicare un’imposta fissa in base
alla quantità di operai dipendenti; ma in questo caso il contributo che
il datore di lavoro paga per ogni suo salariato deve essere ragionevolmente
basso[85].
Come nel caso dei contadini, la preoccupazione di Forbonnais si rivolge
a garantire a tutti i ceti produttivi la massima protezione dall’ingerenza
del fisco. Anzi è interessante notare che tra la categoria degli imprenditori/datori
di lavoro Forbonnais inserisce anche i fittavoli (cioè i “fermiers”):
posizione, questa, che viene mutuata chiaramente dall’Essai di
Cantillon[86]. Invece
secondo Zabala - in conformità con quanto stabilito da Patiño in Catalogna
sulla scorta della Dîme di Vauban - l’unica categoria produttiva
proveniente dal mondo contadino a ricadere nel ramo personale del Catastro
è il bracciante (“jornalero del campo”), cioè il salariato della campagna,
il cui prelievo viene calcolato, come nel caso degli artigiani, in base
alle giornate lavorative[87].
In conclusione Forbonnais sostiene che il catasto catalano (che egli però
distingue nettamente da quello castigliano), una volta modificato secondo
i propri suggerimenti, rappresenta, se non un modello di equa fiscalità,
perlomeno il male minore, poiché riesce a scongiurare gli effetti sperequativi
connaturati alle imposte dirette fondate sul riparto o su catasti generali
confezionati centralisticamente dal governo[88].
23. Alla critica del tributo personal del Catastro catalano
segue immediatamente una dura requisitoria nei confronti del catasto castigliano
promosso da Ensenada. Curiosamente fino ad oggi la totalità degli studiosi
che hanno analizzato le Considérations sostiene che con quest’opera
Forbonnais avesse cercato di caldeggiare la Única Contribución
di Ensenada. Anzi, si è data per certa una fantomatica e non ancora documentata
consulenza di Forbonnais al seguito del ministro spagnolo che gli avrebbe
richiesto di ricoprire l’incarico di console generale francese a Madrid:
solo l’arresto e il confino del potente marchese, avvenuta l’anno successivo
alla pubblicazione del trattato, avrebbe fatto saltare la missione. Ci
troviamo, quasi certamente, di fronte ad un classico esempio di mito storiografico
(fondato dai biografi ottocenteschi del nostro autore) che si perpetua
imperterrito nei decenni[89].
Né le lodi di circostanza che Forbonnais tributa a Ferdinando VI, “roi
patriote”, e al suo zelante ministro delle finanze “si révéré dans toute
l’Europe” bastano certo a provare l’esistenza di una collaborazione dell’amico
di Gournay al progetto catastale iberico[90].
A parte le sprezzanti parole di Masones - che per inciso faceva parte
della clientela di Ensenada[91] - non credo che il testo di Forbonnais potesse
piacere al potente ministro, dal momento che esso non conteneva affatto
l’apologia del catasto castigliano, ma proprio l’esatto contrario. Certamente
le contestazioni che Forbonnais muove nei confronti all’Única Contribución
sono spesso capziose e falsate proprio dal fatto che egli vi sovrappone
la realtà francese; il fatto poi che egli apprezzi il catasto catalano
(o meglio una sua branca e cioè il tributo real) ha senz’altro
contribuito a confondere le carte in tavola e a indurre in errore gli
studiosi.
24. Forbonnais, infatti, rifiuta la Única di Ensenada non solo
in quanto ‘imposta diretta unica’, ma anche per il fatto che essa si fonda
su un catasto generale elaborato a spese dello Stato da ben ventimila
periti reclutati ad hoc del Consiglio delle finanze[92].
Ma degli argomenti critici contro il catasto di Ensenada offerti da Loynaz
nella sua memoria (che in seguito saranno ripresi da tutti gli oppositori
spagnoli del catasto castigliano: dall’eccessivo costo dell’operazione,
fino all’inefficacia del sistema goemetrico-particellare) Forbonnais sviluppa
solamente la tesi secondo la quale, in fondo, non vi era alcuna differenza
sostanziale tra i riparti delle imposte provinciali castigliane, il tributo
personal del catasto catalano e il prelievo che si otterrebbe da quello
castigliano. Ovviamente egli inquadra la questione soprattutto dall’ottica
dell’imposta sul reddito mobiliare: il catasto castigliano ha infatti
ereditato i difetti peggiori di quello catalano, ed in particolare la
tassazione del tutto arbitraria dei profitti e dei guadagni degli imprenditori,
artigiani e mercanti.
Il motivo di questa scelta argomentativa di Forbonnais mi sembra chiaro:
egli sovrappone alla realtà spagnola quella francese. Il fatto stesso
che definisca il catasto castigliano taille tarifée e che utilizzi
la tipica terminologia della taglia (collecte, paroisse,
ecc.) per spiegare il funzionamento del catasto castigliano mi sembra
già esplicativo di per sé[93]. Forbonnais, mentre accetta
il tributo real catalano - e presumibilmente anche il Vingtième
des biens-fonds che risparmia i fittavoli dal prelievo diretto - perché
fisso, rifiuta il catasto castigliano in quanto gli appare assimilabile
ai tributi sulle proprietà immobiliari previsti dalle taglie tarifée
e proportionnelle che, sebbene prevedessero sistemi di stima diversi,
venivano spesso associate per gli abusi e le ingiustizie commessi nella
valutazione e nelle successive revisioni del reddito dei contribuenti[94].
Infatti l’elemento comune di queste imposte risiede nel fatto che nel
momento della stima o del suo successivo accertamento, come aveva sostenuto
Loynaz, entrano in gioco le passioni, e cioè l’interesse dei potenti del
luogo, dei maggiorenti e dei semplici rappresentanti che redigono le stime
(nel caso della taglia il collecteur), in maniera da scaricare
il grosso della contribuzione sui ceti popolari e produttivi non esenti
e indifesi. Neppure l’intervento di funzionari pubblici esterni alle comunità
- aspetto che rende simile, secondo Forbonnais, la taille tarifée
al catasto di Ensenada - costituisce una sufficiente garanzia di imparzialità
poiché “sous prétexte de perfectionner la proportion des répartitions,
elle [taille tarifée, come la Única Contribución castigliana]
dégénere en inquisition”, minando per sempre la “confiance” pubblica[95].
25. Le Considérations terminano con l’esame e la bocciatura della
proposta di imposta unica sulla farine avanzata di Loynaz sul modello
olandese: a parte la constatazione che tale tipo di tassa svantaggia i
ceti popolari e non rispetta la giustizia distributiva, il funzionario
spagnolo, sostiene Forbonnais, non ha considerato che in Olanda tale imposta
costituisce uno dei tanti rami della fiscalità sui generis della
Repubblica e non un tributo unico[96].
Ancora una volta Forbonnais ripete che la “meilleure police est de les
[denrées] charger toutes, et dans une plus grande progression a mesure
qu’elles s’éloignent de la nécéssité”[97].
Il “pivot” sul quale deve fondarsi il prelievo pubblico, ribadisce
Forbonnais, è l’occupazione: e cioè quando tutti gli individui, “dans
leur classe”, possono soddisfare i loro bisogni attraverso il lavoro (che
perciò non deve essere direttamente tassato)[98].
Due metafore tratte dalla medicina (la classica associazione tra prelievo
fiscale e il salasso) e dalla fisica (la teoria delle forze), e una lode
del lusso (di sapore humiano) chiudono significativamente il trattato[99].
26. Vorrei concludere la mia analisi riassumendo gli elementi che reputo
più stimolanti dell’operazione di traduzione-rielaborazione attuata da
Forbonnais, cercando nel contempo di isolare le ragioni più profonde dell’interesse
che la storia, l’economia e il fisco spagnoli risvegliavano nel gruppo
di Gournay.
I contatti di Forbonnais con la letteratura economica e riformistica spagnola
non si limitarono alla traduzione della Theórica di Uztáriz, ma
si concretarono anche nella rielaborazione dei tre testi della Miscelánea
attraverso le Considérations sur les finances d’Espagne. Il fatto
che fino ad oggi la storiografia non abbia sottolineato questo aspetto
della formazione intellettuale di Forbonnais dipende, oltre che dal persistere
di datati pregiudizi negativi sulla riflessione economica spagnola (da
Hecksher fino ad Hutchinson), anche dalla scomparsa di gran parte dei
manoscritti di Forbonnais: sicuramente ciò ha contribuito ad alimentare
questa lacuna nelle ricerche sulle fonti e le letture dell’amico di Gournay.
Dall’inventario stilato dalla vedova nell’aprile del 1809 risulta infatti
che l’archivio personale di Forbonnais conservava due manoscritti sulle
prime sezioni della Representación di Zabala y Auñón, l’esame (o
la traduzione) delle memorie di Loynaz e del funzionario sconosciuto,
ed infine un Mémoire d’Espagne, titolo che probabilmente cela il
brogliaccio delle Considérations sur les finances d’Espagne o dei
Mémoires sur le commerce des Espagnols[100].
Le Considérations rappresentano un importante momento della formazione
analitica e degli indirizzi politici del ‘discepolo’ di Gournay: nel pieno
di quella fase della campagna di stampa diretta dall’Intendant du commerce
che Meyssonnier ha efficacemente definito ‘l’accelerazione del 1753’,
Forbonnais pubblica il primo trattato d’argomento economico-fiscale. Questo
testo appare quindi intimamente legato alla strategia editoriale promossa
da Gournay e alle precedenti traduzioni (di Uztáriz, King e Davenant)
elaborate da Forbonnais. Nello stesso tempo, però, l’uscita delle Considérations
sancisce il passaggio del nostro autore dalla fase delle traduzioni e
delle letture formative, alla stagione dei grandi scritti e dell’impegno
giornalistico, panflettistico e politico, suo e di tutto il gruppo di
Gournay. Già nella breve sezione dedicata alla police des grains,
ad esempio, avvertiamo gli echi di quel lungo dibattito che stava allora
conoscendo una rinnovata fortuna grazie agli interventi di Dupin, Duhamel
de Monceau ed Herbert e che avrebbe portato all’importante arrêt
del 17 settembre 1754 di liberalizzazione del commercio cerealicolo, la
prima seria vittoria (poi rivelatasi effimera) ottenuta a livello politico
dal gruppo di pressione capeggiato da Gournay[101].
27. Da quest’ultimo punto di vista il rapporto organico che lega le Considérations
agli Éléments du commerce dovrebbe essere maggiormente ribadito.
Con il trattato del 1754, infatti, Forbonnais si prefigge esplicitamente
di sistematizzare i principi che regolano la nuova scienza del commercio
“dans leur ordre naturel [et] leur enchaînement mutuel & nécessaire”[102]. Eppure l’unica materia
alla quale Forbonnais non dedica nessun capitolo autonomo degli
Éléments è proprio la fiscalità: i riferimenti alle regole generali
che sovrintendono un equo sistema impositivo vengono sparpagliate nel
corso del testo ed inserite all’interno di ciascuno dei dodici capitoli
che compongono l’opera[103].
Dal momento che lo scopo primo delle Considérations è quello di
dimostrare, partendo dallo specifico caso spagnolo, l’esistenza del nesso
causale che unisce in ogni contesto la crescita (o inversamente la crisi)
economica al sistema fiscale, la scelta di non dedicare nel corso degli
Éléments una trattazione autonoma e sistematica al tema appare
a prima vista strana e contraddittoria. Ma non lo è più se consideriamo
le Considérations come un capitolo - quello mancante, il tredicesimo
- degli Éléments. In altri termini Forbonnais dovette trovare superfluo
ritagliare al sistema fiscale nel suo trattato del 1754 uno spazio autonomo,
dal momento che vi aveva dedicato solo qualche mese prima un intero pamphlet
dove aveva già analizzato la materia, isolandone i principi-guida universali.
Le ragioni che sostengono questa ipotesi sono varie, a cominciare dalla
contemporaneità della stesura delle due opere: le Considérations,
come abbiamo visto, escono mentre Forbonnais sta collaborando all’Encyclopédie
con articoli tematici che di lì a pochi mesi egli trasformerà nei singoli
capitoli degli Éléments[104].
Ma la prova più evidente di tale legame si può cogliere nell’ambito testuale.
Nel suo trattato, infatti, Forbonnais si richiama esplicitamente alle
Considérations; in particolare nel corso di un’imponente nota apposta
nel capitolo relativo alle manifatture, Forbonnais riassume i principi
(sette in tutto) che devono necessariamente ispirare il prelievo fiscale
già enunciati pochi mesi prima nelle Considérations, attribuendosi
nel contempo la paternità del pamphlet [105].
In altri luoghi degli Éléments, inoltre, egli ripete con la stessa
terminologia concetti o proposte già avanzati nel suo scritto precedente,
a cominciare dalla necessità di varare un “cadastre”; solo avendo letto
previamente le Considérations i lettori attuali, come quelli dell’epoca,
possono comprendere e precisare questa (come altre) affermazioni programmatiche
e di principio presenti negli Éléments: il ‘catasto’ al quale Forbonnais
sta pensando è ovviamente il tributo real catalano difeso da Zabala
o la land tax inglese illustrata da Davenant, non certo un catasto
generale di tipo geometrico come quello varato da Ensenada[106].
28. L’interesse mostrato da Forbonnais (e probabilmente da Gournay stesso)
nei confronti della Miscelánea económico-política e l’inscindibile
coppia Theórica/Restablecimento scaturisce da vari fattori. In
primo luogo questi testi permettevano di definire il paradigma della decadenza
economica - in contrapposizione con il modello positivo, quello del corretto
sviluppo, inglese - di cui anche la Francia coeva rischiava di sperimentare
gli effetti; ciò spiega l’assoluta preminenza che la letteratura economico-politica
britannica assunse nella formazione dei membri della cerchia di Gournay:
era il paradigma inglese e non quello iberico che doveva essere seguito
dalla monarchia di Luigi XV[107].
D’altra parte la Francia, come rilevarono Gournay, Forbonnais e Dangeul
nei loro scritti degli anni 1752-1754, si trovava allora in bilico tra
le due opzioni, la decadenza o lo sviluppo: il gruppo di Gournay individuò
in un sistema fiscale perequativo, nella riforma del debito pubblico e
nella graduale liberazione della produzione e degli scambi, il terreno
sul quale giocare le sorti del proprio paese. Questo sentimento di preoccupata
urgenza per la situazione economica e fiscale francese può essere rinvenuto
anche nelle Considérations: molti degli elementi sperequativi che
caratterizzavano il fisco spagnolo erano presenti anche in quello francese,
per molti versi simili. La comparazione dei dati quantitativi estrapolati
dai testi stranieri sembrava confermarlo in maniera irrefutabile.
Ma la coscienza dei profondi legami storici, dinastici e istituzionali
che univano all’epoca le due monarchie stimolò comunque l’interesse del
gruppo per l’analisi della crisi economica spagnola e per i progetti di
riforma avanzati dagli autori iberici: alcune proposte - come ad esempio
l’unificazione sotto una sola régie dell’appalto delle imposte
sui consumi avanzata da Uztáriz (e ripetuta nelle Considérations,
come nelle Remarques di Dangeul) o l’ipotesi di trasformare
i magazzini di grano nell’elemento di re-equilibrio del mercato cerealicolo
consigliata da Zabala - non potevano lasciare indifferenti l’Intendant
du commerce e i suoi amici.
29. Anche il tema dell’opportunità di un’imposta unica e di un catasto
- che si dipana nella riflessione di Forbonnais quasi per un cinquantennio
- appare per la prima volta con le Considérations, benché fosse
stato anticipato da una nota di commento inserita nella traduzione della
Theórica di Uztáriz[108].
Nel suo trattato l’autore francese esprime una serie di certezze (la necessità
di un sistema impositivo che integri il prelievo diretto con quello indiretto,
l’assoluta centralità delle imposte sui consumi, la sfiducia nei confronti
di un catasto generale - non importa di che tipo - specialmente se finanziato
dal potere centrale, la convenienza di salvaguardare il reddito degli
imprenditori e dei ceti popolari, la necessità di un debito pubblico moderno
quale garante di un basso tasso d’interesse, ecc.) che si impegnerà a
ribadire con sagacia prima negli Éléments du commerce e poi nei
tanti interventi contro la fisiocrazia. Resta il fatto che il nucleo iniziale
del ‘pensiero’ fiscale di Forbonnais è chiaramente ispirato (spesso in
maniera dialettica) da Uztáriz e dai tre autori della Miscelánea,
ben prima dell’emergere della ‘setta’ fisiocratica. L’analisi del
catasto catalano e dell’Única Contribución di Ensenada predispongono,
in certo qual modo, Forbonnais ad un atteggiamento critico nei confronti
della proposta di un’imposta unica sul prodotto netto su base catastale
già prima che essa venisse promossa da Mirabeau e da altri fisiocrati.
Anche la riflessione britannica relativa alla land tax, come ha
dimostrato recentemente Alimento, contribuisce ad orientare certi membri
del gruppo di Gournay - ad esempio Herbert - verso un atteggiamento prudente
nei confronti dell’imposta diretta su base peritale[109]. Ma nel caso di Forbonnais il rimando alla
letteratura spagnola non solo non può più essere taciuto, ma deve trovare
quella collocazione centrale che merita.
30. Con le Considérations Forbonnais non pensa tanto di incidere
sul coevo dibattito spagnolo relativo all’Única Contribución, bensì
su quello francese concernente la taglia e il Vingtième. In attesa
di reperire nuovi documenti che avvalorino l’ipotesi di una missione di
Forbonnais in Spagna tra il 1753 e il 1754 (anno del simultaneo licenziamento
di Ensenada e Machualt), sembra difficile che “el araña-Forbonnais” sia
stato effettivamente chiamato a Madrid in qualità di consulente del primo
ministro spagnolo. Effettivamente il giorno precedente alla già citata
lettera di Masones relativa alle Considérations, il 12 giugno 1753,
il maresciallo di Noailles aveva spedito all’ambasciatore francese a Madrid,
il duca di Duras, due copie delle Considérations, una delle quali
espressamente per il marchese di Ensenada[110]:
ma il fatto che quest’opera di Forbonnais - a differenza della Théorie
- non compaia nella biblioteca del ministro spagnolo, il cui inventario
(risalente al 27 luglio 1754) è stato recentemente pubblicato da J. L.
Gómez Urdáñez, mi sembra abbastanza significativo[111]. Come poteva Ensenada accettare
un trattato che bocciava senza appello la riforma che allora egli stava
promuovendo? La dura condanna che Forbonnais rivolge non solo ai sistemi
fiscali vigenti in Spagna, ma anche all’ipotesi di riforma radicale avanzata
da Ensenada, contribuisce inoltre a spiegare l’assenza di una traduzione
spagnola delle Considérations, nonostante le sue molte edizioni
circolassero e venissero ampiamente lette dai riformatori iberici: se
effettivamente questo trattato avesse difeso la linea del primo ministro
spagnolo questi, o qualche sostenitore successivo della Única Contribución,
avrebbe potuto promuoverne una traduzione[112]. Di fatto, però, anche i fautori spagnoli del
catasto geometrico dovettero considerare le Considérations un abile
sunto della Miscelánea económico-política e preferirono difendere
le loro posizioni tornando alla fonte, e cioè a quel vero e proprio manifesto
programmatico del catasto castigliano che era ormai diventata la Representación
di Zabala: ri-tradurre dal francese al castigliano i tre testi della Miscelánea
sarebbe indubbiamente apparsa, nel contesto spagnolo del secondo Settecento,
un’operazione quantomeno bizzarra, se non inutile.
31. Occorre poi ridiscutere la certezza che il gruppo di Gournay, e Forbonnais
in particolare, difendesse in blocco tutte le riforme di Machault: la
richiesta di correggere gli elementi sperequativi del Vingtième,
che sembra emergere dietro l’analisi dei catasti spagnoli, conferma un
rapporto che assomiglia più a un dialogo concitato piuttosto che a un
semplice appiattimento o subordinazione del circolo di Gournay sulle posizioni
del Contrôleur général des finances: il fatto che l’ex mercante
non avesse fondato una ‘scuola’ teorica monolitica e che il collante del
gruppo fosse rappresentato dalla sua personalità e da alcune parole d’ordine
da lui difese - le più importanti delle quali sono i motti “liberté et
protection” (ripreso da Melon) e “laissez faire et laissez passer” - contribuì
indubbiamente a sviluppare una discussione dialettica sia all’interno
del gruppo, che tra questo e l’amministrazione borbonica[113].
Infatti, nonostante che i ‘discepoli’ di Gournay condividessero obiettivi
comuni, essi svilupparono riflessioni analitiche originali, frutto spesso
della scelta dei testi nazionali e stranieri di riferimento[114].
Ciò li predispose inevitabilmente a differenziarsi anche sul terreno delle
riforme: basti pensare alle diversità che emergono negli Eléméns du
commerce e nelle Remarques di Dangeul in tema di tassazione
indiretta o alle diverse sfumature esistenti nei ragionamenti di Forbonnais
e Herbert sulla questione della esportazione dei grani, peraltro già rinvenibili
nelle Considérations. A ben vedere in nessun paese dell’Europa
dei Lumi i partiti riformatori - e quello riunito da Gournay indubbiamente
lo era - furono coesi; anzi, le divisioni interne fecero spesso il gioco
della conservazione. Con le Considérations Forbonnais si prefigge
certamente di sostenere la riforma del 1749, ma anche di indicare a Machault
le storture e le correzioni da apportare al Vingtième d’industrie;
resta da capire se questa richiesta fosse condivisa da Gournay e rappresentasse
la posizione ‘ufficiale’ del gruppo o se rispecchiasse una convinzione
personale di Forbonnais.
32. Passando poi dall’ambito politico e riformistico a quello teorico,
traiamo la conferma della rilevanza assunta dalle Considérations
(e dai coevi articoli composti per l’Encyclopédie) nella genesi
del pensiero economico di Forbonnais: esse, infatti, contengono
in nuce buona parte dei concetti analitici (a cominciare da quello
di “concurrence” e di “prix combiné”) che Forbonnais svilupperà negli
anni successivi, anche oltre i Principes Économiques. I testi degli
autori spagnoli, nella stessa misura di quelli britannici, servono perciò
a Forbonnais per definire o avallare le leggi economiche universali che
sovrintendono la ‘scienza del commercio’: in primo luogo il nesso causale
che lega il sottosviluppo produttivo (agricolo/manifatturiero), commerciale
e finanziario a un fisco sperequativo e arbitrario, frutto dell’‘abuso
della Legge’[115].
Secondariamente i trattati di Uztáriz, Ulloa, Loynaz, Zabala confermavano
la convenienza di una politica mercantile che conciliasse un completo
liberismo interno con un ben calibrato protezionismo doganale. Infine
Forbonnais, nonostante non condivida il progetto di radicale riforma fiscale
perorato da Zabala (mostrandosi su questo terreno più vicino al concreto
pragmatismo di Uztáriz), accetta comunque gran parte delle analisi e delle
proposte avanzate dall’ex collaboratore di Patiño intorno alla police
des grains: difesa della remuneratività del prezzo del grano a vantaggio
dei contadini (e dei proprietari), libera circolazione dei cereali tra
le province della monarchia, subordinazione dell’esportazione al prezzo,
riorganizzazione dei magazzini pubblici in funzione delle esigenze del
mercato, ma anche dei produttori[116]. Naturalmente nelle Considérations sono
presenti, benché non citate esplicitamente, anche varie fonti e letture
che, pur procedendo con estrema prudenza, possiamo facilmente individuare
sulla base di richiami testuali o concetti chiave: certamente Hume e Montesquieu,
ma anche Cantillon il cui manoscritto stava allora circolando all’interno
del gruppo. Certo, voler ricostruire una esaustiva mappatura delle letture
di Forbonnais partendo dalle sole Considérations si rivelerebbe
un’operazione parziale ed insufficiente proprio in base all’organicità
che lega questo trattato con le pubblicazioni apparse nel corso del 1754:
negli Éléments du commerce, in particolare, compaiono una serie
di autori - Vauban, Huet, Melon, Dutot, Law, Saint-Pierre, Dupin, Duhamel
de Monceau, Witt, Mun, Locke, Child, G. King, Decker, Tucker, Hume - che
assunsero un ruolo determinante nella formazione di Forbonnais e certamente
anche nella stesura delle Considérations[117]. Ribaltando poi la prospettiva,
il fatto che Zabala, Loynaz, Ulloa non vengano mai ricordati nel corso
negli Éléments non dovrebbe portare gli studiosi (come è successo
fino ad oggi) a sottovalutare il loro contributo nella genesi del pensiero
economico e del riformismo dell’amico di Gournay. Gli unici scrittori
menzionati espressamente in entrambe le opere sono Uztáriz e Davenant
i cui trattati erano stati tradotti direttamente da Forbonnais.
33. Quindi, nel corso delle Considérations, Forbonnais affianca
alle fonti spagnole debitamente citate (e a Davenant), anche una serie
di letture che attualmente sembrano ‘criptate’ ma che all’epoca dovevano
essere ben individuabili per i componenti del gruppo e gli stessi collaboratori
dell’Intendant du commerce, dal momento che facevano ormai parte
del repertorio culturale e del ‘codice di lettura’ comune all’entourage
di Gournay: è il caso di Hume e Cantillon che all’epoca della stesura
del testo di Forbonnais o non erano stati ancora tradotti, o circolavano
manoscritti. La presenza dell’Esprit des loix di Montesquieu, inoltre,
aleggia spesso nel corso del saggio, ogni qual volta Forbonnais sente
il bisogno di precisare i principi di una equa tassazione o analizzare
il nesso tra specifici costumi, forme di governo e sistemi fiscali: in
particolare Forbonnais concorda con il magistrato di Bordeaux nel sostenere
la preferenza delle imposte sui consumi (in base al principio che sono
volontarie e che il prezzo al dettaglio nasconde la tassa) e di una “régie
unique, simple & claire pour le contribuable” contro le angherie degli
appaltatori.
Nel corso del breve excursus iniziale sulla police des grains,
poi, si può ipotizzare che Forbonnais abbia voluto anticipare alcune perplessità
(poi approfondite negli Éléments) nei confronti delle posizioni
eccessivamente liberiste sostenute da Herbert fin dalla prima versione
dell’Essai sur la police générale des grains, apparso circa tre
mesi dopo la pubblicazione delle Considérations: non è improbabile
che Forbonnais avesse già potuto leggere, secondo un rodato costume degli
appartenenti del circolo di Gournay, una versione preliminare o quella
manoscritta dell’Essai[118]. Non a caso al termine del
terzo capitolo degli Éléments du commerce Forbonnais, probabilmente
anche allo scopo di prevenire una possibile accusa di plagio, rimanda
esplicitamente all’Essai, specificando che esso è apparso
“pendant” la stesura del proprio capitolo[119].
Naturalmente in mancanza di precisi riferimenti testuali o terminologici
risulta difficile e piuttosto rischioso cercare di individuare questa
o quella lettura nel testo di Forbonnais sulla base di aleatorie concordanze
teoriche: ad esempio il concetto della obbligatorietà e convenienza da
parte dei più ricchi (cioè dei privilegiati) di contribuire al mantenimento
dello Stato pagando le imposte non appartiene a questo o quell’autore,
ma ad intere tradizioni filosofiche, dalla Scolastica, al Giusnaturalismo
per arrivare al Progettismo del primo Settecento. Lo stesso discorso credo
debba valere per le immagini metaforiche, perlomeno quelle che si riferiscono
al ‘Corpo mistico’ e alla medicina[120];
la forza di suggestione esercitata su Forbonnais dalle sue letture straniere
mi pare a questo proposito più che evidente[121].
34. Le Considérations ci svelano il primo nitido esempio della
grande abilità, di cui Forbonnais darà mostra anche nei Principes Économiques,
di manipolare e rielaborare le proprie fonti: se in certi casi i testi
stranieri servono a Forbonnais da ispirazione, l’atteggiamento è sempre
improntato ad una sostanziale dialettica, per cui egli finisce spesso
per adattare, magari attraverso abili tagli o occultazioni, le teorie
e le proposte altrui alle proprie. A questo riguardo, lo scrittore francese
nel corso delle Considérations supera davvero se stesso, rivolgendo
gli argomenti dei tre autori della Miscelánea gli uni contro gli
altri, con la finalità di dimostrare la validità delle proprie riflessioni.
Infatti, quando si tratta di indagare gli effetti distruttivi delle false
imposte sui consumi e dei sistemi di riscossione castigliani, Forbonnais
utilizza essenzialmente gli argomenti di Zabala e, in subordine di Loynaz;
per esaltare gli effetti virtuosi delle vere tasse sui consumi, si serve
invece della memoria del funzionario sconosciuto; mentre quando occorre
criticare gli elementi sperequativi del catasto catalano e della Única
di Ensenada l’autore francese riadatta le tesi di Loynaz. Uztáriz, poi,
serve per suggellare con la propria autorità questa o quella tesi specifica.
In complesso, quindi, Forbonnais può essere definito un ‘buon’ traduttore
non perché traduce alla lettera l’originale, ma nel senso che riesce a
penetrare così bene il senso e il significato del testo spagnolo da permettersi
il lusso di manipolarlo a piacimento e di fonderlo armonicamente con concetti,
termini e brani tratti da altri autori.
Per quanto poi riguarda l’utilizzazione di testi stranieri, le Considérations
appaiono quasi un osservatorio della personale metodologia di rielaborazione
messa a punto da Forbonnais. In primo luogo vi è una sorta di ‘divisione
del lavoro’ dei testi stranieri: se la letteratura spagnola serve a Forbonnais
per indagare il nesso causale esistente tra decadenza economica e fiscalità,
quella britannica viene utilizzata per delucidare i rapporti fra debito
pubblico, moneta, tasso d’interesse e crescita economica. Evidentemente
la letteratura progettista spagnola, figlia del proprio contesto, non
poteva che stimolare una serie di riflessioni legate al paradigma della
decadenza, mentre quella britannica offriva proprio l’esatto contrario.
35. Ma l’indubbia centralità giocata da questi testi spagnoli nella formazione
di Forbonnais, al di là delle regioni politiche contingenti o delle concordanze
analitiche, risiede anche in una ragione filosofica (e quindi metodologica)
di fondo: anch’essi, infatti, possono ascriversi a quella tradizione aristotelico-tomistica
che Larrère reputa - credo a ragione - l’elemento qualificante del pensiero
economico di Forbonnais[122]. La speciale attenzione verso i beni reali
(quelli agricoli), la preoccupazione per la conquista dei mercati esteri
grazie alla concorrenzialità dei prodotti nazionali, la condanna di ogni
tipo di ‘abuso della Legge’ (a cominciare da una fiscalità sperequativa
e dominata dagli appetiti di pochi appaltatori e privilegiati locali),
la centralità dello Stato (assoluto, anche se ‘illuminato’ e riformatore)
nel frenare e dirigere le passioni egoistiche di alcune categorie o ceti
sociali, la richiesta di una liberalizzazione della produzione e del mercato
interno, la volontà di conciliare ‘libertà e protezione’: tutti questi
(ed altri) elementi non sono patrimonio esclusivo della tradizione mercantilista
francese - in qualunque modo la si voglia definire: liberalismo egualitario,
mercantilismo liberale, mercantilismo machiavelliano, ecc. -, ma si ritrovano
anche nei testi spagnoli tradotti e rielaborati da Forbonnais[123].
Nella Spagna del primo Settecento, infatti, la tradizione tomistica dominava
ancora l’insegnamento superiore e universitario in mano agli ordini religiosi,
dagli agostiniani ai gesuiti[124].
In altri termini la Theórica di Uztáriz, il Restablecimiento
di Ulloa e i tre autori della Miscelánea dovettero apparire
a Forbonnais assolutamente organici alla propria visione del Mondo e dell’Uomo.
La conferma più evidente di questa ipotesi può essere rinvenuta proprio
nel testo delle Considérations: infatti se nel corso degli Éléments
egli analizza gli scambi mercantili dal punto di vista della giustizia
commutativa, nel suo primo trattato lo scrittore francese sceglie di definire
e strutturare i principi universali dell’equa tassazione intorno al concetto
tomistico di giustizia distributiva, collegandolo armonicamente alla tradizione
del giusnaturalismo assolutistico (la ‘linea’ Hobbes-Pufendorf-Barbeyrac-Burlamaqui)[125]. In questo ambito i testi economici spagnoli
offrivano a Forbonnais una valida sponda in quanto figli sia dell’eredità
scolastica cinquecentesca, che del pensiero neo-stoico e tacitista seicentesco:
proprio per questo le Empresas di Saavedra Fajardo, vera e propria
summa di entrambe le tradizioni, continuavano ad apparire ad Uztáriz e
a tanti suoi contemporanei un punto di riferimento obbligato. Non stupisce
perciò osservare che Forbonnais abbia considerato Uztáriz, Zabala e Loynaz
delle fonti essenziali per definire le regole universali di un’equa fiscalità:
anch’essi essi consideravano la giustizia distributiva un assioma imprescindibile[126]. Ed è proprio su questo terreno che si produce
la rottura più evidente con la prospettiva ben più ‘liberale’ e ‘britannica’
avanzata nelle Remarques da Dangeul; quest’ultimo, infatti, quando
tenta di definire le regole generali dell’equa tassazione si richiama
esplicitamente a Locke e al concetto di proprietà: mentre i poveri contribuiscono
al mantenimento dello Stato attraverso il proprio lavoro e la procreazione
di nuovi cittadini, solo i proprietari devono essere tassati - direttamente
ed indirettamente - poiché sono essi che ricavano dalle leggi positive
il beneficio maggiore. Invece, come abbiamo già osservato, Forbonnais
sostiene una posizione ben più rigida, subordinando l’obbligo a pagare
le imposte alla porzione di conservazione e di sicurezza che ogni individuo
(anche il povero, quindi) ricava dal potere pubblico[127].
36. Un ulteriore elemento che accomunava gli scrittori spagnoli e i loro
traduttori o lettori francesi legati a Gournay riguarda il comune metodo
d’indagine: pur non essendo opere ‘teoriche’ (e forse proprio per questo
motivo), i loro testi contenevano una miriade di dati, tabelle e calcoli
quantitativi che, se incrociati con quelli francesi (in possesso del Bureau
du commerce, ma anche presenti in tante opere coeve, come la Dîme
di Vauban) e degli autori britannici (si pensi al British Merchant,
ai Discourses di Davenant e di Child o all’Essay di Decker)
potevano fornire un quadro comparativo della situazione economica dei
tre paesi. Da questo punto di vista la Theórica e la Miscelánea
potevano dirsi simili ai primi dizionari di commercio o perlomeno svolgere
la loro stessa funzione informativa (anche intorno alla legislazione mercantile):
non a caso il dizionario dei Savary spicca tra le fonti francesi del trattato
di Uztáriz[128].
Una delle ragioni della traduzione-rielaborazione di questi scritti spagnoli
deve essere quindi individuata nel fatto che essi rappresentavano una
sorta di versione iberica dell’aritmetica politica britannica e della
statistica francese. Ad esempio anche Zabala, come Cantillon, tenta di
calcolare il consumo alimentare/reddito medio di una famiglia-campione:
per Forbonnais, che a differenza degli storici attuali non giudicava le
propri fonti in base alle etichette storiografiche, il calcolo di Zabala
appariva tanto utile quanto quello di Cantillon[129].
Indubbiamente da un punto di vista metodologico Gournay e Forbonnais dovettero
considerare affini Uztáriz, Ulloa, Zabala, Loynaz e l’anonimo funzionario.
Il metodo comparativo, che secondo Tsuda i componenti del gruppo avrebbero
appreso da Tucker, di fatto appartiene anche agli autori e ai testi spagnoli
da loro tradotti e rielaborati; né occorre scomodare Descartes, Locke,
il Giansenismo o le nuove correnti filosofiche europee per spiegare il
chiaro approccio razionalistico-empirico e il ricorso al ragionamento
ipotetico che caratterizza la Theórica o i tre testi della Miscelánea.
I progettisti spagnoli del primo Settecento, infatti, ricavano dalla letteratura
tacitista, neo-stoica e arbitristica seicentesca la consapevolezza che
l’Economia (cioè il ‘commercio’), branca della Politica, è una scienza
empirica nella quale - nonostante la diversità degli accidenti, dei contesti
particolari e delle contingenze - possono comunque essere rinvenute delle
variabili costanti e delle leggi naturali[130].
37. Ma soprattutto la ‘statistica’ era già da tempo uno degli strumenti
di lavoro dell’amministrazione borbonica ed in particolare di quei funzionari
che provenivano dal mondo della mercatura e della piccola nobiltà di provincia
(nel caso di Uztáriz e Zabala rispettivamente la Navarra e l’Estremadura)
e che si erano formati presso le accademie militari o nei collegi degli
ordini religiosi, gesuiti compresi[131].
In definitiva il fatto che gli spagnoli tradotti e i traduttori francesi
condividessero solitamente la stessa estrazione sociale e professionale
e che parlassero un linguaggio metodologico comune - a cominciare dalla
fiducia nelle “reglas más regulares de Aritmética”[132]
- stimolò indubbiamente l’operazione di traduzione-adattamento, facilitando
quel dialogo a distanza che si instaurò tra di loro. Occorre inoltre ricordare
che fin dalla Guerra di Successione la collaborazione tra le due burocrazie
borboniche fu molto stretta: se l’alta amministrazione spagnola della
nuova dinastia era stata ricostruita anche grazie all’intervento di funzionari
transalpini - J. Orry, padre del Controllore delle finanze P. Orry, era
stato veedor general e quindi diretto superiore di Zabala e Patiño[133]
- i legami si rinsaldarono negli anni successivi grazie alla stipula dei
numerosi Patti di Famiglia e intorno agli episodi dell’espulsione e dell’estinzione
canonica della Compagnia di Gesù. Non bisogna quindi meravigliarsi se
a metà degli anni sessanta il Contrôl général, nell’ambito
dell’inchiesta comparativa sui sistemi fiscali europei, individuò anche
nel fisco spagnolo e nel catasto castigliano di Ensenada un utile termine
di paragone intorno al quale decidere la futura riforma fiscale francese[134].
38. Vorrei concludere la mia analisi con un’annotazione relativa all’importanza
della traduzione come strumento di diffusione del pensiero economico,
o, se si preferisce, della trattatistica riformistica. Le Considérations,
insieme alle due traduzioni di Uztáriz e Ulloa, rappresentano il principale
veicolo di diffusione dei dibattiti economico-fiscali spagnoli in Europa
e in Italia almeno fino ai primi anni Sessanta: Genovesi e i riformatori
italiani del secondo Settecento conobbero questi testi spagnoli attraverso
le loro versioni o rielaborazioni in lingua francese[135].
Nello stesso tempo le traduzioni francesi degli autori nazionali produssero
nella stessa Spagna due effetti immediati di grande importanza. In primo
luogo stimolarono l’interesse delle élites dirigenti e dell’intellighenzia
illuminata e favorevole alle riforme verso la produzione editoriale proveniente
dal gruppo di Gournay: sembra confermarlo la velocità con la quale venne
elaborata nel 1755 la versione spagnola delle Remarques di Dangeul
e dell’Essai di Herbert; dieci anni dopo, apparivano quasi in contemporanea
una nuova traduzione del saggio di Herbert e la prima edizione spagnola
degli Éléments.
Secondariamente, una volta giunte in Spagna, le traduzioni-rielaborazioni
di Forbonnais e Dangeul rafforzarono quella patina di autorità che autori
quali Uztáriz, Ulloa, Zabala e Loynaz aveva già acquistato in patria.
Ma in questa operazione di re-importazione della propria letteratura d’argomento
economico-fiscale, il pubblico illuminato e i riformatori spagnoli (primi
tra tutti Campomanes) seppero apprezzare quegli elementi originali - cioè
quella sorta ‘valore aggiunto’ - connaturato nell’operazione francese
di rielaborazione: assorbendo cioè elementi estranei al testo originale
spagnolo. Attraverso le Considérations, ad esempio, filtrarono
in Spagna, elementi e concetti delle opere di Cantillon, Hume, degli aritmetici
politici britannici ben prima che questi venissero conosciuti, ‘plagiati’
o tradotti in castigliano. Lo stesso meccanismo si ripeté in occasione
delle tante traduzioni di seconda mano realizzate nella penisola iberica;
il successo del francese quale lingua ufficiale della nuova ‘società civile’
illuminata europea facilitò infatti la trasposizione in castigliano delle
versioni francesi delle opere britanniche elaborate dai discepoli di Gournay[136].
Varrebbe la pena, in futuro, di valutare con più attenzione e senza prevenzioni
questi complicatissimi percorsi di trasmissione di idee e progetti di
riforma, che percorrono tutta l’Europa nel corso del Settecento.
I
|
François Véron de Forbonnais, Considérations sur les finances
d’Espagne traduits de l'anglois par Mr. de M*** [Mauvillon],
in D. Hume, Discours politiques de Mr. David Hume traduits de
l'anglois, Amsterdam, J. Schreuder & Mortier, vol. II, 1756,
pp. 119-248.
|
Gerónimo de Uztáriz, Theórica y práctica de comercio y de marina,
Madrid, A. Sanz, 1742 (2ª ed.) [Théorie et pratique du commerce
et de la marine, Paris, Estienne, 1753].
|
|
pp. 119-120: Avis di Mauvillon. Le Considérations
sono attribuite al “traducteur de Don Geronymo de Uztariz.”
|
|
|
p. 123: rimando esplicito relativo alla cause della decadenza spagnola.
|
cap. xii, pp. 21-23 [pp. 39-43].
|
|
p. 125: citazione esplicita, nel testo e in nota, relativa alle
manifatture di Siviglia, Segovia e a quelle catalane. In nota (qui
e in seguito) Forbonnais cita ovviamente la sua traduzione: Thérorie
et pratique du commerce & de la marine.
|
capitoli viii-ix, pp. 12-13 [pp. 22-23]; c, p. 342 [pp. 134*-135*];
ci, p. 352 [p. 148*].
|
|
pp. 125-126: allusione implicita relativa alla grandezza della
navigazione spagnola sotto Filippo II.
|
cap. xliii, p. 99 [p. 132].
|
|
pp. 135-136: citazione esplicita, nel testo e in nota, relativa
alle imposte provinciali/generali castigliane e al loro funzionamento
|
cap. xix, pp. 39-45 [pp. 65-74].
|
|
pp. 138-140: rimando implicito riguardante le imposte versate al
fisco dal clero spagnolo. Si può supporre che anche il Restablecimiento-Rétablissement
di Ulloa-Plumard compaia tra le fonti criptate di questa sezione
delle Considérations: l’analisi di ciascun tributo spagnolo
compare infatti anche nel trattato di Ulloa.
|
cap. xix, p. 40 [pp. 66-68].
|
|
p. 154: citazione esplicita. Uztáriz è l’‘autorità’ spagnola -
insieme a D. Saavedra Fajardo - che ha meglio individuato il nesso
causale tra fiscalità sperequativa, indebitamento pubblico e crisi
economica sperimentata dalla monarchia spagnola.
|
Uztáriz, a sua volta, aveva utilizzato la fama delle Empresas
Políticas (1640) di Saavedra Fajardo allo scopo di avallare
la sua analisi relativa alle cause della decadenza spagnola. Forbonnais
nella Théorie menziona in nota la traduzione franco-olandese
del 1668: cfr. Theórica, capitoli xiii, pp. 25-26 [pp. 45-48
e nota a]; lxv, pp. 169-171 [pp. 187-190]; civ, pp. 370-371 [pp.
166*-168*]; cvii, p. 409 [pp. 192*-193*].
|
|
pp. 160-164: rielaborazione della tesi di Uztáriz (condivisa anche
da Ulloa) relativa alla responsabilità giocata dalle imposte sui
consumi (in primis dall’alcabala) e dall’errata regolazione
dei dazi doganali nel processo di decadenza della monarchia spagnola.
|
capitoli lxxix, pp. 241-245 [pp. 7*-12*]; xcvi, pp. 320-325 [pp.
107*-114*].
|
|
pp. 188-189: citazione esplicita del cap. lvi della Theórica-Théorie
dove è contenuto il testo di un editto di Filippo V del 5 aprile
1721. Questo è un tipico caso in cui la Theórica viene utilizzata
da Forbonnais come fonte informativa sulla legislazione spagnola.
|
cap. lvi, pp. 141-143 [pp. 164-165].
|
|
p. 195: citazione esplicita in nota relativa alla condanna da parte
di Uztáriz dell’Equivalente della Corona d’Aragona, sistema
fiscale definito da Forbonnais ‘personale e arbitrario’.
|
cap. ci, pp. 347-357 [pp. 141*-153*].
|
II
|
François Véron de Forbonnais, Considérations sur les finances
d’Espagne, in D. Hume, Discours politiques de Mr. David Hume,
traduits de l'anglois par Mr. de M*** [Mauvillon], Amsterdam,
J. Schreuder & P. Mortier, vol. II, 1756, pp. 119-248.
|
M. Zabala y Auñón, Representación al Rey N. Señor Felipe V...,
in AA.VV., Miscelánea económico-política, Pamplona, Herederos
Martínez, 1749, pp. 7-180.
|
|
pp. 123 e 125: Forbonnais cita di seconda mano dal testo di Zabala
i trattati dei pensatori spagnoli del secolo XVII Valle de la Cerda
(Desempeño del patrimonio de S. M, 1600), Ceballos (Arte
Real, 1623) e Moncada (Riqueza firme y estable de España,
1619).
|
pp. 13-14 e 25-26.
|
|
p. 126: richiamo implicito relativo all’ubertosità naturale della
Spagna fin dai tempi dei Romani.
|
p. 75.
|
|
pp. 126-128: citazione esplicita (lo si ricava dalla nota) relativa
alle quattro cause delle crisi agricola spagnola.
|
p. 77.
|
|
pp. 129-134: sintesi del contenuto della seconda parte della Representación
di Zabala riguardante la decadenza dell’agricoltura spagnola, in
particolare della produzione di cereali.
|
pp. 78-131.
|
|
p. 147: rielaborazione dell’aforisma biblico ‘gli uomini non sono
angeli’ che Zabala utilizza per spiegare le ingiustizie compiute
dai magistrati, autorità locali e ricchi proprietari terrieri che,
nel caso delle capitazioni valenzana e aragonese, scaricano la loro
quota d’imposta sui ceti popolari. Forbonnais concorda con Zabala:
solo “une répartition personnelle & arbitraire faite par des
Anges” potrebbe garantire l’equità delle imposte personali di riparto.
|
p. 39: “[Es] muy cierto que, para que estos repartimientos sean
justificados, es preciso que se trasformen en Ángeles los hombres.”
|
|
pp. 151-152: rielaborazione dell’argomento dell’eccessivo costo
della riscossione delle imposte sui consumi utilizzato da Zabala
per dimostrare la necessità di estendere il Catastro catalano
anche in Castiglia. Forbonnais, ovviamente, ribalta la logica del
ragionamento originale di Zabala, pur ammettendo l’alto costo dell’esazione.
|
pp. 11 e 17-18.
|
|
pp. 164-169: traduzione (abbastanza fedele) del paragrafo v del
punto primero della prima sezione della Representación
relativo al gettito delle imposte sui consumi castigliane.
|
pp. 19-24, 27-30.
|
|
pp. 178-181: traduzione (accurata, anche se con tagli) del paragrafo
ii del punto primero della prima sezione della Representación,
nel quale Zabala dimostra che sono state le imposte provinciali
castigliane a causare la decadenza economica della Castiglia.
|
pp. 8-11.
|
|
pp. 189-190 traduzione (con tagli) del paragrafo iii del punto
segundo della prima sezione della Representación, dove
Zabala afferma che l’imposta fondiaria su base catastale da lui
proposta per la Castiglia non intacca l’immunità del clero. Forbonnais,
però, inserisce nel passo tradotto una sua breve osservazione critica:
la Chiesa spagnola, contrariamente a quanto pensa Zabala, si opporrà
all’imposta proprio accampando la propria immunità.
|
pp. 46-47.
|
|
pp. 195-205: rielaborazione del paragrafo della Representación
(citata anche in nota a p. 195) relativo alla storia del Catastro
catalano.
|
pp. 37-45.
|
|
pp. 197-198: traduzione di un passo sullo sconto, concesso da Filippo
V al Principato catalano, sulla cifra del gettito inizialmente previsto
dal Catastro di Patiño.
|
p. 41.
|
|
pp. 205-207: rielaborazione critica dei paragrafi iii-vi del punto
segundo della prima sezione della Representación, relativi
all’applicazione del Castastro catalano in Castiglia: Forbonnais,
contestualmente, rifiuta la Única Contribución di Ensenada.
Significativamente l’autore francese ignora i 6 paragrafi successivi
nei quali Zabala illustrava la fattibilità e la convenienza del
suo progetto.
|
pp. 46-52.
|
|
p. 205: difesa del concetto di ‘giustizia distributiva’ che Zabala
aveva utilizzato per perorare l’equità del catasto catalano. Secondo
Forbonnais, invece, il ramo personale del tributo varato da Patiño
non segue criteri perequativi.
|
p. 37.
|
III
|
François Véron de Forbonnais, Considérations sur les finances
d’Espagne, in D. Hume, Discours politiques de Mr. David Hume,
traduits de l'anglois par Mr. de M*** [Mauvillon], Amsterdam,
J. Schreuder & P. Mortier, vol. II, 1756, pp. 119-248.
|
Instrucción que, para la subrogación de las Rentas provinciales,
en una sola contribución dio Don Martín de Loynaz al Exmo. Señor
Marqués de la Ensenada, in AA.VV., Miscelánea económico-política,
Pamplona, Herederos Martínez, 1749, pp. 181-216.
|
|
p. 124: citazione esplicita nel testo e rielaborazione dei dati
quantitativi relativi alla popolazione e al gettito fiscale della
monarchia spagnola; segue la comparazione con quelli inglesi.
|
pp. 206-207 e 215. Forbonnais utilizza solo le somme finali dei
calcoli di Loynaz.
|
|
p. 133: allusione implicita relativa alla metafora organicistica
nervi del corpo umano-finanze dello Stato. (Loynaz non è ovviamente
l’unica fonte di Forbonnais, data l’ampia utilizzazione da parte
del pensiero politico francese, spagnolo ed europeo dal Cinquecento
in avanti della stessa metafora).
|
p. 214.
|
|
pp. 135-136: citazione esplicita (nel testo e in nota ) e rielaborazione
dei dati sulle entrate prodotte dal monopolio del tabacco.
|
pp. 182-183.
|
|
pp. 139-140: citazione esplicita in nota e riproposizione delle
cifre relative al gettito garantito dalle Rentas provinciales
nel 1745.
|
pp. 184-185.
|
|
pp. 174-177: traduzione (con tagli, ma nel complesso fedele) di
un lungo brano nel quale Loynaz descrive i soprusi ai quali si presta
il sistema di ripartizione - gestito dagli appaltatori, magistrati
e proprietari locali - delle imposte sui consumi castigliane (encabezamiento).
|
pp. 186-189.
|
|
pp. 187-188: traduzione (con tagli, ma fedele) di un passo relativo
ai meccanismi che permettono agli ecclesiastici di evadere il pagamento
del servicio de millones.
|
pp. 189-191.
|
|
p. 206: allusione implicita riguardante la possibilità che le ‘passioni’
condizionino un’equa valutazione del reddito dei contribuenti durante
le operazioni peritali del catasto castigliano promosso da Ensenada
(che Forbonnais definisce ‘‘taille tarifée’’).
|
p. 197. Immediatamente dopo Loynaz riferisce dell’esperimento pilota
del catasto di Murcia, sul quale ha un’esperienza diretta.
|
|
pp. 207-209: citazione esplicita ed esame critico della proposta
di riforma fiscale - un’imposta ‘unica’ sulle farine - consigliata
da Loynaz.
|
pp. 193-204 e 212-216.
|
IV
|
François Véron de Forbonnais, Considérations sur les finances
d’Espagne, in D. Hume, Discours politiques de Mr. David Hume,
traduits de l'anglois par Mr. de M*** [Mauvillon], Amsterdam,
J. Schreuder & P. Mortier, vol. II, 1756, pp. 119-248.
|
Anonimo, Instruccíon para el gobierno de la administración de
la renta de millones in AA. VV., Miscelánea económico-política,
Pamplona, Herederos Martínez, 1749, pp. 217-269.
|
|
pp. 137-138: citazione esplicita in nota e rielaborazione delle
tesi, informazioni e cifre proposte dal funzionario sconosciuto
sui servicios de millones.
|
pp. 222-227. Peraltro l’anonimo scrittore cita a p. 222 il cap.
xix della Theórica di Uztáriz, sempre in relazione alla storia
dei servicios de millones.
|
|
pp. 140-142: allusione implicita e rielaborazione della tesi del
funzionario anonimo secondo il quale non sono stati i millones,
ma le altre imposte sui consumi (a cominciare dall’alcabala)
e i sistemi di riscossione basati sull’appalto e sull’encabezamiento
a causare la decadenza economica della Spagna. Non si può escludere
a questo riguardo anche un’eco del Restablecimiento-Rétablissement
dato che Ulloa aveva sostenuto la stessa tesi.
|
pp. 217-218.
|
|
pp. 158-159: traduzione (fedele) di un brano nel quale lo scrittore
spagnolo anonimo difende i millones non solo contro le alcabalas,
ma anche nei confronti di qualsiasi “nouveau projet d’imposition”
(e cioè la Única Contribución di Ensenada). Nelle due pagine
successive Forbonnais approfondisce il tema.
|
pp. 219-220.
|
|
p. 171: citazione esplicita in nota e sintesi nel testo della tesi
secondo cui l’urgenza finanziaria rende difficile ai governi farsi
concedere prestiti a condizioni d’interesse favorevoli, così come
di restituirli nel tempo previsto dal contratto.
|
Non ho trovato alcun riscontro testuale all’interno della memoria
dell’autore anonimo. Probabilmente si tratta di un errore di Forbonnais
o di un refuso di stampa. Il funzionario sconosciuto infatti non
affronta mai nel dettaglio la questione del debito pubblico. La
tesi riportata da Forbonnais mi sembra invece più vicina all’impostazione
generale della Representación di Zabala (in particolare le
pp. 70-71 della Miscelánea).
|
|
pp. 185-187: traduzione (fedele ma non letterale) di due passi
relativi ai vantaggi dei millones sulle altre imposte sui
consumi e ai meccanismi che permettono al clero di evaderne il pagamento.
Tra i due brani tradotti Forbonnais introduce una propria riflessione,
assente nell’originale, relativa allo scarso contributo che la Chiesa
iberica (stavolta in quanto principale proprietaria terriera della
monarchia) offre alle finanze pubbliche.
|
I due brani tradotti si trovano rispettivamente alle pp. 217-218
e 219-220.
|
V
|
François Véron de Forbonnais, Considérations sur le finances
d’Espagne, in D. Hume, Discours politiques de Mr. David Hume
traduits de l'anglois par Mr. de M*** [Mauvillon], Amsterdam,
J. Schreuder & Mortier, vol. II, 1756, pp. 119-248.
|
AA. VV.
|
|
p. 156 : riassunto della voce “arbitrista”.
|
Cfr. Diccionario de la lengua castellana, Madrid, Gredos,
III voll., VI tomi, 1963-1964 [rist. anast. dell’edizione originale
Madrid, Imprenta F. del Hierro, VI tomi, 1732-1739], t. I, p. 373.
|
|
p. 124 : Forbonnais offre un raffronto quantitativo tra Spagna
e Inghilterra relativo al rapporto popolazione-entrate fiscali.
I dati spagnoli sono tratti dalla memoria di Loynaz (vedi supra);
quelli inglesi probabilmente da Davenant (che a sua volta rielabora
i dati demografici di G. King).
|
C. Davenant, Of the people of England, in Id., Discourses
on the public revenues and on trade of England, London, Horsfield-Becket-De
Hondt-Cadell-Evans, vol. II, 1771, pp. 175-215.
|
|
pp. 144-152: definizione dei principi che devono sovrintendere
un prelievo indiretto perequativo e confutazione dei due argomenti
critici comunemente rivolti alle imposte sui consumi. In questo
ambito Forbonnais avrà modo di polemizzare con Dangeul nel corso
del 1754.
|
François Véron de Forbonnais, Éléments du commerce, seconde
édition, Leyde-Paris, chez Briasson ..., 1754, vol. I, p. 113 nota
* e pp. 314-319, nota *; John Nickolls [Plumard de Dangeul], Remarques
sur les avantages et les désavantages de la France et de la Grande
Bretagne..., troisième édition, Leyde-Paris, Frères Estienne,
1754, pp. 406-409, nota a.
|
|
pp. 148-149: rielaborazione di un passo di Cantillon dal quale,
nel tentativo di calcolare il rapporto tra occupazione e livello
dei consumi, Forbonnais riprende l’esempio della famiglia-tipo contadina
formata da un capo famiglia, moglie e quattro figli. Questi ultimi,
tra i sette e i dodici anni, cominciano ad aiutare il padre nei
lavori agricoli.
|
R. Cantillon, Essai sur la nature du commerce en général
[1755], Paris, Institut National d’Études Démographiques, 1952,
Première Partie, capitoli vii, pp. 10-11; xi, p. 21.
|
|
pp. 150-151: rielaborazione di un brano di Cantillon. Il proprietario
della terra attiva il circuito produttivo in quanto sostiene, con
la propria rendita, la domanda dei beni di consumo (manufatti in
particolare).
|
R. Cantillon, Essai cit., Première Partie, cap. xii,
pp. 25-28.
|
|
pp. 152-154: brano tradotto dai Discourses di Davenant relativo
al disordine del debito pubblico spagnolo.
|
Davenant, On the management of King’s revenues, in Id.,
Discourses cit., vol. I, pp. 168-171.
|
|
pp. 171-172: traduzione-rielaborazione di un brano estrapolato
dai Discourses di Davenant relativo alla convenienza di una
forma mista (pubblico-privato) dell’appalto.
|
Davenant, Whether to farm the revenues, may not, in this juncture,
be most for the public service, in Id., Discourses cit.
vol. I, pp. 213, 216-217.
|
|
p. 210: Forbonnais conclude il trattato impiegando una metafora
tratta dalla ‘teoria delle forze’ per spiegare la relazione esistente
tra lo sviluppo economico e il gettito fiscale - debito pubblico:
se al movimento generato dall’“industrie” viene contrapposta una
forza contraria proveniente dalla “finance”, il risultato sarà una
grave alterazione di entrambe. L’immagine ricorda quella dell’“engine”
e dei suoi meccanismi già utilizzata da Davenant per esemplificare
il funzionamento delle finanze statali.
|
Davenant, On credit, and the means and methods by which it may
be restored, in Id., Discourses cit. vol. I, p. 163.
|
[*] Desidero ringraziare
il professore Vieri Becagli per il prezioso aiuto fornitomi durante la
stesura di questo articolo. Alla redazione della rivista, ed in particolare
ai professori Guido Abbattista e Rolando Minuti, va tutta la mia riconoscenza.
Ogni eventuale errore o svista è imputabile unicamente a me.
[1] F. Diaz, Filosofia
e Politica nel Settecento francese, Torino, Einaudi, 1962, pp. 29-40.
[2] Sulla biografia di
Gournay cfr. G. Schelle, Vincent de Gournay, Paris, Guillaumin,
1897. Per misurare il valore del gruppo riunito a Parigi da Gournay è
sufficiente elencare i nomi dei personaggi più celebri: Forbonnais, Dangeul,
Herbert, Bûtel-Dumont, Morellet, Turgot, Coyer, Clicquot de Blervache,
l’abbé Carlier, Auffray, Roland de la Platière, Duhamel de Monceau, Goudar,
Abeille, Montaudouin de la Touche, l’abbé Le Blanc, O’Heguerty, Buchet
du Pavillon, l’Intendant des finances Chauvelin, il Baron de Secondat
(figlio di Montesquieu) e probabilmente anche il giovane d’Eon de Beaumont.
[3] Diaz, Filosofia
e Politica cit., p. 40.
[4] M. Albertone, “Moneta
e credito pubblico nel pensiero dell'abate Morellet: a proposito di alcuni
inediti”, Quaderni di Storia dell'Economia Politica, VIII, 1, 1990,
pp. 47-106; Id., Moneta e politica in Francia, Bologna, Il Mulino,
1992; A. Alimento, “Véron de Forbonnais tra Spagna, Francia e Lombardia”,
Annali dell'Istituto Luigi Einaudi, XIX, 1985, pp. 171-194; Id.,
“Un paradosso storico: Véron de Forbonnais e i fisiocrati di fronte alla
riforma del sistema impositivo”, Annali dell'Istituto Luigi Einaudi,
XXI, 1987, pp. 115-137; Id., Riforme fiscali e crisi politiche nella
Francia di Luigi XV. Dalla “taille tarifée”al catasto generale, Firenze,
Olschki, 1995, pp. 93-98 e 361-362; L. Charles, La liberté du commerce
des grains et l’économie politique française, Thèse, Paris, Université
de Paris 1, 1999; E. Di Rienzo, Alle origini della Francia contemporanea.
Economia, politica e società nel pensiero di André Morellet: 1756-1819,
Napoli, ESI, 1994, pp. 97-183; T. Hutchinson, Before Adam Smith. The
emergence of political economy, 1662-1776, Oxford, Basil Blackwell,
1988, pp. 224-227; C. Larrère, L'invention de l'économie au XVIIIe
siècle. Du droit naturel à la physiocratie, Paris, PUF, 1992, pp.
95-193; G. Longhitano, Ricchezze, valori, società. La “nuova scienza”
e i modelli sociali nella Francia del secondo Settecento, Vicenza,
Neri Pozza Editore, 1993, pp. 7-12, 38-42; P. Minard, La fortune du
colbertisme. État et industrie dans la France des Lumières, Paris,
Fayard, 1998; S. Meyssonnier, La Balance et l'Horloge. La genèse de
la pensée libérale en France au XVIIIe siècle, Paris, Les Éditions
de la Passion, 1989, pp. 161-275; Id., “Vincent de Gournay (1712-1759)
et la ‘balance des hommes’”, Population, I, 1990, pp. 85-111; Id., “Deux
négociants économistes: Vincent de Gournay et Véron de Forbonnais”, in
F. Angiolini, D. Roche, a cura di, Cultures et formations négociantes
dans l'Europe Moderne, Paris, Éditions de l'École des Hautes Études
en Sciences Sociales, 1995, pp. 513-553; C. Morrisson, Questions Financières
aux XVIII et XIX siècles, Paris, Presses Universitaires de France,
1967, pp. 1-89; A. E. Murphy, Richard Cantillon, entrepreneur and economist,
Oxford, Clarendon Press, 1986; Id., “Le développement des idées économiques
en France (1750-1756)”, Revue d'Histoire Moderne et Contemporaine,
XXXIII, 1986, pp. 521-541; J-C. Perrot, Une histoire intellectuelle
de l'économie politique, Paris, Éditions de l'École des Hautes
Études en Sciences Sociales, 1992; C. Salvat, “Morellet et la diffusion
de la pensée économique italienne”, Il Pensiero Economico Italiano,
VIII, 2, pp. 99-124; J. Smith, “Social categories, the language of patriotism,
and the origins of the French Revolution: the debate over noblesse
commerçante”, The Journal of Modern History, LXXII, pp. 339-374;
P. Steiner, “Quesnay et le commerce”, Revue d’économie politique,
CVII, 1997, pp. 695-713; Id., La “science nouvelle” de l’économie politique,
Paris, PUF, 1998; T. Tsuda, “Un économiste trahi, Vincent de Gournay (1712-1759)”,
in J. C. Vincent de Gournay, Traités sur le commerce de Josiah Child
avec les Remarques inédites de Vincent de Gournay, Tokyo, Kinokuniya
Company, 1983, pp. 445-485; T . Tsuda, “Présentation des textes”,
in J. C. Vincent de Gournay, Mémoires et lettres de Vincent de Gournay,
Tokyo, Kinokuniya Company, 1993, pp. vii-xxxv; F. Venturi, Settecento
Riformatore. Da Muratori a Beccaria, Torino, Einaudi, vol. I, 1969,
pp. 567-571. Nuovi stimoli proverrano certamente dal prossimo incontro
“Commerce, population et société autour de Vincent de Gournay (1748-1758):
la genèse d’un vocabulaire des sciences sociales en France”, INED, Paris,
19-21 fabbraio 2004.
[5] Sul rapporto di Forbonnais
con l’Encyclopédie, in particolate con Diderot, cfr. J. Proust,
Diderot et l'Encyclopédie, Genève-Paris, Slatkine, 1982, pp. 454-458;
Albertone, Moneta e politica cit., pp. 269-271. Occorrerebbe in
particolare stabilire con precisione i contorni - ideali, politici o semplicemente
strumentali e di convenienza - di quella alleanza temporanea e contingente
che indubbiamente si realizzò a metà degli anni cinquanta tra alcuni amici
di Gournay e il nucleo promotore del progetto enciclopedico. Inoltre molto
rimane ancora da precisare riguardo le voci d’argomento economico dell’Encyclopédie,
come ha confermato D. Roche in un recente ciclo di lezioni dal titolo
“Encyclopédies et Encyclopédisme au siècle des Lumières” tenutosi presso
la Scuola Normale Superiore di Pisa (23 aprile - 3 maggio 2001).
[6] Sulla vita e le opere
di Forbonnais cfr. G. Fleury, François Véron de Fortbonnais, sa
famille, sa vie, ses actes, ses oeuvres, Mamers-Le Mans, Imprimerie
Fleury, 1915.
[7] Un buon esempio di
studio monografico su una specifica comunità mercantile residente a Cadice
è quello di A. Crespo Solana, Entre Cádiz y los Países Bajos. Una comunidad
mercantil en la ciudad de la Ilustración, Cádiz, Ayuntamento de Cádiz,
2001. Sulla ‘nazione’ francese cfr. D. Ozanam, “La colonie française de
Cadix au XVIIIe siècle, d’après un document inédit (1777)”, Mélanges
de la Casa Velázquez, IV, 1968, pp. 259-347.
[8] A. R. J. Turgot, “Éloge
de Vincent de Gournay” [1759] in G. Schelle, a cura di, Oeuvres de
Turgot, Glashütten im Taunus, Verlag Detlev Auvermann KG, vol. I,
1972, pp. 595-623, in part. pp. 596-598: “Ses parents [de Gournay] le
destinèrent au commerce et l’envoyèrent à Cadix en 1729, à peine âgé de
dix-sept ans. Abandoné de si bonne heure à sa propre conduite, ... pendant
tout le temps qu’il habita Cadix, sa vie fut partagée entre l’étude, les
travaux de son état, les relations sans nombre qu’exigeait son commerce
et celles que son mérite personnel ne tarda pas à lui procurer. ... Aux
lumières qu’il tirait de sa propre expérience et de ses réflexions, il
joignit la lecture des meilleurs ouvrages que possèdent sur cette matière
les différentes nations de l’Europe et en particulier la nation anglaise,
la plus riche de toutes en ce genre, et dont il s’étatit rendu pour cette
raison la langue familière. Les ouvrages qu’il lut avec le plus de plaisir
et dont il goûta le plus doctrine, furent les Traités du célèbre
Josias Child, qu’il depuis traduits en français, et les Mémoires du
grand pensionnaire Jean de Witt. ... Pendant son séjour à Cadix, il avait
fait plusieurs voyages soit à la cour d’Espagne, soit dans les différentes
provinces de ce royaume.” Cfr. anche Tsuda, “Présentation” cit., p. xii.
[9] J. A. Escudero, Los
orígenes del Consejo de Ministros en España, Madrid, Editora Nacional,
vol. I, 1979, pp. 109-129; Meyssonnier, La Balance cit., pp. 171-173
e 214. La corrispondenza e le memorie su questa missione sono conservate
nel fondo Maurepas presso gli Archives Nationales di Parigi e nei
Papiers de Vincent de Gournay custoditi nella Biblioteca Municipale
di Saint-Brieuc.
[10] Fleury, François
Véron cit., pp. 35-36.
[11] F. Véron de Forbonnais,
Considérations sur les finances d’Espagne, in D. Hume, Discours
politiques de Mr. David Hume traduits de l’anglois, Amsterdam, J.
Schreuder & P. Mortier, vol. II, 1756, pp. 119-248. La versione francese
dei Political Discourses di E. Mauvillon seguiva quella ‘ufficiale’
curata da J. B. Leblanc: Amsterdam-Paris, Lambert, II voll., 1754. Tra
il 1754 e il 1758 sotto il nome di Hume e il titolo Discours politiques
comparvero una serie di opere di altri autori, tra i quali figurano anche
Forbonnais e Dangeul, per complessivi sei volumi. Sulla vicenda relativa
alle due edizioni concorrenti cfr. V. Becagli, “Hume o Cantillon? A proposito
di un errore ricorrente nella pubblicistica italiana del Settecento”,
Ricerche storiche, II, 1976, pp. 513-522. D’ora in poi utilizzo
il testo delle Considérations presente nella versione pirata di
Mauvillon sia per l’ampia diffusione che essa conobbe in tutta Europa,
sia per sottolineare il legame (ideale, formativo, ma anche editoriale)
del trattato di Forbonnais con i saggi di Hume.
[12] F. Véron de Forbonnais,
Mémoires et Considérations sur le commerce et les finances d’Espagne,
avec des réflexions sur la nécessité de comprendre l’étude du commerce
et des finances dans celle de la politique, Amsterdam, F. Changuion,
II voll., 1761. In questa edizione la versione del 1755 delle Considérations
segue (con numerazione autonoma) un altro trattato relativo alla Spagna
e cioè i Mémoires sur le commerce des Espagnols, che occupa il
primo tomo e buona parte del secondo (pp. 1-263). Nella Préface il
curatore (Forbonnais stesso?) afferma che quest’ultimo scritto fu composto
“il y a quelques annés par un espagnol versé dans l’Histoire du commerce
de sa nation”. Si tratta ovviamente di un classico artificio letterario
dal momento che le fonti citate sono precipuamente transalpine e il punto
di vista è chiaramente franco-centrico: l’autore, ad esempio, analizza
i vantaggi che la Successione borbonica in Spagna ha garantito e garantirà
al commercio francese a detrimento di quello esercitato dai mercanti inglesi
e olandesi. L’attribuzione dei Mémoires alla penna di Forbonnais
rimane comunque da verificare. Infatti, a parte la strana assenza di rimandi
espliciti alle fonti spagnole e britanniche utilizzate abbondantemente
nelle Considérations e negli Éléments du commerce, alcune
posizioni dell’autore dei Mémoires non coincidono con quelle espresse
da Forbonnais nelle opere precedenti. Un esempio significativo è fornito
dalla convinzione che l’espulsione dei mori “donna un coup mortel au commerce
et a l’État [espagnols]”; mentre invece all’inizio delle Considérations
Forbonnais concorda con Uztáriz (e Hume) nel considerare i salassi
demografici a cui è stata sottoposta la monarchia spagnola - la cacciata
dei moriscos e degli ebrei, ma anche l’emigrazione in America -
certamente gravi, ma non determinanti per spiegare la crisi economica
iberica. Cfr. Forbonnais, Mémoires et Considérations cit., vol.
I, pp. 390-392; Id., Considérations cit., pp. 122-123.
[13] Le Observations
sur l’Esprit des loix apparvero anonime per la prima volta nel 1750;
vennero però ristampate con successo nel corso del 1753 nel terzo tomo
degli Opuscules de M. F[réron] con il titolo Extrait chapitre
par chapitre du livre de l'Esprit des lois avec des Observations sur quelques
endroits particuliers de ce livre et une Idée de toutes les critiques
qui en ont été faites, Amsterdam, chez Arkstée et Merkus, vol. III,
1753. Cfr. Fleury, François Véron cit., pp. 160-172. Gli elementi
di dissenso (in particolare intorno al tema nobiltà-commercio) non impedirono
comunque a Forbonnais di apprezzare gli elementi innovativi dell’Esprit,
a cominciare dal ‘linguaggio’ forgiato da Montesquieu: cfr. E. Pii, “Montesquieu
e Véron de Forbonnais. Appunti sul dibattito settecentesco in tema di
commercio”, Pensiero Politico, X, 1977, pp. 362-389. Sulle divergenze
e le concordanze tra la riflessione dei componenti del gruppo di Gournay
e quella di Montesquieu cfr. Larrère, L'invention cit., pp. 114,
118, 125, 130, 144, 148-161.
[14] Sulla diffusione
di testi italiani - in particolare di G. Belloni e F. Galiani - all’interno
del gruppo di Gournay cfr. Tsuda, “Un économiste trahi” cit., pp. 461-462;
Gournay, Traités cit., p. 31; Meyssonnier, La Balance cit.,
pp. 226, 237-246, 310-311, 314; Salvat, “Morellet” cit., pp. 99-124.
[15] Per un quadro completo
delle traduzioni elaborate dal gruppo e sulla pubblicazione dell’Essai
di Cantillon cfr. la bibliografia cit. alla nota 4. Meyssonnier contesta
la certezza, espressa tra gli altri da Murphy e Tsuda, che le opere di
Hume e Cantillon abbiano giocato un ruolo determinante nella formazione
dei componenti del gruppo, in particolare proprio sulla riflessione analitica
di Gournay, Forbonnais e Dangeul: cfr. La Balance cit., pp. 243-249.
Questa tesi sembra però scaturire dalla preoccupazione di salvaguardare
a tutti i costi la natura autoctona del ‘liberalismo egualitario’ francese
da eventuali ‘contaminazioni’ straniere. Pur non negando l’esistenza nell’ambito
della storia dell’analisi economica di diversi ‘stili nazionali’, credo
comunque che il contributo fornito dal gruppo di Gournay alla nascita
dell’economia politica europea (non solo francese, quindi) dipenda proprio
dalla sua attività divulgativa e dall’interesse verso la letteratura economica
britannica, spagnola ed italiana. Basti pensare che fu proprio attraverso
le traduzioni elaborate negli anni cinquanta dagli amici dell’intendente
di commercio che gli scrittori e i riformatori di mezza Europa entrarono
in contatto con i testi britannici e spagnoli: cfr. infra.
[16] Fleury, François
Véron cit., pp. 215-252. La prima edizione degli Éléments du commerce
comparve anonima nel 1754 in due volumi con l’indicazione Leyde-Paris,
chez Briasson. Utilizzo la seconda versione corretta e aumentata apparsa
qualche mese dopo (sempre Leyde-Paris, chez Briasson ...) con una diversa
impaginazione.
[17] G. de Uztáriz, Theórica
y práctica de comercio y de marina en diferentes discursos y calificados
ejemplares que con específicas providencias se procuran adaptar a la Monarquía
española para su pronta restauración, beneficio universal y mayor fortaleza
contra los émulos de la Real Corona, s. l., [Madrid ?], s.e.,
s.d. [1724]; Id., Theórica y práctica de comercio y de marina...,
Madrid, A. Sanz, 1742. Di questa seconda edizione esiste una ristampa
anastatica curata da G. Franco, Madrid, Aguilar, 1968; Uztáriz [Forbonnais],
Théorie et pratique du commerce et de la marine, traduction libre sur
l'espagnol de Don Geronymo de Ustariz, sur la seconde édition de ce livre
à Madrid en 1742, Paris, Veuve Estienne et fils, II voll., 1753. L'approvazione
data 8 ottobre 1752, mentre il privilegio reale venne concesso il 12 dicembre.
[18] C. King, British
Merchant, or commerce preserved... The most important numbers of the British
Merchant, a periodical which appeared twice a week during the summer of
1713, at the time of the proposed treaty of commerce with France, collected
and edited by Charles King. The object of the paper was to refuse the
reciprocity arguments proposed by Defoe in favour of treaty in his Mercator...,
London, J. Darby, III voll., 1721; Id. [Forbonnais], Le Négociant Anglois,
ou traduction libre du livre intitulé The British Merchant, contenant
divers mémoires sur le commerce de l'Angleterre avec la France, le Portugal
et l'Espagne. Publié pour la première fois en 1713, Dresde-Paris,
Frères Estienne, II voll., 1753. Fernández Durán sostiene che la Theórica
di Uztáriz rappresentò la risposta del governo spagnolo proprio al British
Merchant: al protezionismo inglese occorreva opporre adeguate misure
di ritorsione in base al ‘principio di reciprocità’ che caratterizzava
i rapporti mercantili degli Stati dell’epoca. Cfr. R. Fernández Durán,
Gerónimo de Uztáriz (1670-1732). Una política económica para Felipe
V, Madrid, Minerva Ediciones, 1999, p. 289. Partendo da questa ipotesi
si potrebbe pensare che Forbonnais abbia chiaramente compreso la ‘parentela’
che legava i due testi e che li abbia tradotti allo scopo di fornire ai
lettori francesi il diverso punto di vista di due nazioni concorrenti
sul terreno del commercio estero e dello sviluppo manifatturiero. Peraltro
l’autore francese, in una nota della sua traduzione del British Merchant,
menziona Uztáriz: cfr. King. [Forbonnais], Le Négociant cit., vol.
II, p. 104, nota a.
[19] Forbonnais conobbe
sicuramente l’edizione londinese dei Discourses di Davenant (J.
Knapton, II voll.) del 1697-1698. La versione settecentesca di maggiore
circolazione europea fu probabilmente quella apparsa all’inizio degli
anni settanta: Discourses on the public revenues and on trade of England,
London, Horsfield ..., II voll., 1771; il saggio sull’aritmetica politica
si trova ivi, vol. I, pp. 127-149. D’ora in poi traggo le citazioni da
quest’ultima edizione.
[20] B. de Ulloa, Restablecimiento
de las fábricas y comercio español: errores que se padecen en las causales
de su [de]cadencia, cuales son los legítimos obstáculos que le destruyen,
y los medios más eficaces de que florezca. ..., Madrid, A. Marín,
II voll., 1740. Esiste una ristampa moderna a cura di G. Anes, Madrid,
Instituto de Estudios Fiscales, 1992: d’ora in avanti cito da questa versione.
Ulloa [Dangeul], Rétablissement des manufactures et du commerce d’Espagne...,
Amsterdam-Paris, Frères Estienne, II voll., 1753.
[21] Uztáriz [Forbonnais],
Théorie cit., p. x: “L’ouvrage de Don Bernardo de Ulloa forme une
espéce de supplément à celui-ci [Théorie]: j’annonce avec plasir
qu’il est tombé dans de meilleures mains que les miennes, & qu’il
paroîtra incessamment.”; Ulloa [L. J. Plumard de Dangeul], Rétablissement
cit., vol. I, pp. 1-2 n. n.: “... j’ai vû paroître en notre langue l’excellent
traité de D. G. de Ustariz, de la Théorie et pratique du commerce et
de marine...”. Anche Gournay nelle sue Remarques inedite, oltre
a citare Uztáriz e Ulloa, ricorda l’imminente pubblicazione in
francese dei due trattati spagnoli: “On reconnoîtra ces autres causes
[de la cherté du fret de vaisseaux espagnoles] dont parle Mr. Child dans
les deux ouvrages de Don Geronimo Ustariz, et de Don Bernardo de Ulloa,
dont on vient de nous donner les traductions.” Cfr. Gournay, Traités
cit., pp. 367-368 e 420.
[22] A. Morellet, Mémoires
inédits de l'abbé Morellet sur le dix-huitième siècle et sur la
Révolution, Genève, Slatkine Reprints, vol. I, 1967, p. 58: “Il [Gournay]
avait lu de bons livres anglais d’économie publique, tels que Petty, Davenant,
Gee, Child, etc., dans un temps où la langue anglaise n’était encore que
fort peu cultivée parmi nous. Il répandit le goût de ces recherches; il
encouragea Dangeul à publier les avantages et les désavantages de la
France et de l’Angleterre, extraits d’un ouvrage anglais, et Forbonnais
à abréger le British Merchant de King, sous le titre du Négociant
anglais. Il donna l’exemple, en traduisant Child, sur l’Intérêt
de l’argent, et Gee, sur les Causes du déclin du commerce,
etc. Il fit publier à Forbonnais les Éléments du commerce; il fit
surtout lire beaucoup l’Essai sur le commerce en général par Cantillon,
ouvrage excellent qu’on négligeait”. Cfr. anche Alimento, “Véron
de Forbonnais” cit., p. 173.
[23] L. J. Plumard de
Dangeul, [pseud. J. Nickolls], Remarques sur les avantages et
les désavantages de la France et de la Grande Bretagne par rapport au
commerce et aux autres sources de la puissance des Etats, Leyde-Paris,
Frères Estienne, 1754. Nello stesso anno uscirono una seconda e addirittura
una terza edizione, quest’ultima in ben due versioni: la prima con la
solita indicazione “Leyde-Paris, Frères Estienne”; la seconda senza il
nome degli stampatori e come luogo di stampa “Dresde” (che, come abbiamo
visto, richiamava esplicitamente gli Estienne). Questa diversità si deve
probabilmente al fatto che al termine di quest’ultima stampa delle Remarques
(alle pp. 409-478) venne apposto l’Essai di Herbert (nell’edizione
Londres, septembre 1753): probabilmente gli stampatori parigini dovettero
reputare più sicuro eliminare il proprio nome allo scopo di evitare eventuali
contestazioni o procedimenti legali.
[24] Evidentemente Gournay,
dopo aver analizzato attraverso le proprie Remarques ai trattati
di Child la strategia inglese nei rapporti commerciali con gli altri paesi
europei, sentì la necessità di fornire anche il punto di vista della Spagna
attraverso i suoi scritti più importanti, la Theórica e il Restablecimiento.
In fondo Francia e Gran Bretagna si stavano allora contendendo (con l’Olanda)
il mercato interno e coloniale della monarchia spagnola, per cui conoscere
le idee, le reazioni e le proposte di politica econonomica provenienti
da ministri o alti funzionari del paese oggetto della concorrenza internazionale
appariva assolutamente necessario.
[25] Uno degli argomenti
centrali dei trattati di Uztáriz e Ulloa riguardava proprio la questione
del monopolio commerciale di Cadice e Siviglia: all’inizio degli anni
venti Uztáriz si era decisamente schierato a favore del mantenimento della
Casa de Contratación e del Consulado de Indias nella seconda
città. Su questo dibattito cfr. Fernández Durán, Gerónimo de Uztáriz
cit., pp. 190-224.
[26] D. Ozanam, a cura
di, Un español en la corte de Luis XV. Cartas confidenciales del embajador
Jaime Masones de Lima, 1752-1754, Alicante, Publicaciones de la Universidad
de Alicante, 2001, pp. 90 e 92. Qui e altrove non normalizzo la grafia
delle trascrizioni e dei testi originali francesi e spagnoli.
[27] In un precedente
lavoro avevo collocato, utilizzando come metro le recensioni del Journal
de Sçavants, la commercializzazione della Théorie di Forbonnais
tra il febbraio e il marzo 1753: cfr. N. Guasti, “Forbonnais e Plumard
traduttori di Uztáriz e Ulloa”, Il Pensiero Economico Italiano,
VIII, 2, pp. 71-96, in part. p. 75. Alla luce dei dati forniti dalla corrispondenza
di Masones occorre invece correggere, anticipandola di un paio di mesi,
la pubblicazione della versione francese della Theórica. Sulle
recensioni alle due traduzioni di Forbonnais cfr. Fleury, François
Véron cit., pp. 173-174, 185-187.
[28] Cit. in Ozanam,
a cura di, Un español cit., p. 181. I temini castigliani “mosca”
e “araña” possiedono un significato metaforico ben preciso che permette
di chiarire la frase criptica di Masones. La “mosca de España” può interpretarsi
sia come “le finanze di Spagna”, che come “tormentone/seccatura”; mentre
“araña” è sinonimo di “trafficone” o “maneggione”. Cfr. Diccionario
de la lengua castellana, Madrid, Gredos, III voll., VI tomi, 1963-1964
[rist. anast. dell’edizione originale Madrid, Imprenta F. del Hierro,
VI tomi, 1732-1739], tomi I, p. 370; IV, p. 613. Tradotta in italiano,
sciogliendo le metafore e il gioco di parole tra “mosca” e “araña”, la
frase di Masones suona così: “Ti spedisco quel libretto di considerazioni
sulle finanze [o sul tormentone/seccatura, con doppio senso] della Spagna
fatto da un trafficone di queste parti. Non posso giudicarlo perché non
l’ho letto, se non molto superficialmente. Lui [Forbonnais] ci ha guadagnato
perché vende [propone] la sua opera. E’ il traduttore di Uztáriz e Zabala.”
[29] Per cui la leggenda
di una supposta paternità montesqueiana delle Considérations sur les
finances d’Espagne è frutto esclusivamente della storiografia ottocentesca
e scaturì certamente dalla somiglianza del titolo del trattato di Forbonnais
con un manoscritto di Montesquieu: De la principale cause de la décadence
de l'Espagne, poi cambiato in Considérations sur les richesses
de l'Espagne. Cfr. M. A. Masson, a cura di, Oeuvres complètes de
Montesquieu, Paris, Nagel, vol. III, 1956, pp. 137-155. Questo trattatello
venne poi rifuso nei capitoli 21-23 del libro xxi dell’Esprit des loix.
D’altra parte l’immagine della Spagna offerta da Montesquieu nelle Considérations
sur les richesses appare molto più condizionata dai vecchi topoi
appartenenti alla Leyenda negra rispetto a quella meno ‘ideologica’
e più legata alla cultura (e alla pratica) mercantile di Forbonnais, Gournay
e Dangeul.
[30] M. Zabala y Auñón,
Representación al Rey N. Señor D. Phelipe V dirigida al más seguro
aumento del real erario y conseguir la felicidad, mayor alivio, riqueza
y abundancia de su Monarquía, s. l., s. e., 1732.
[31] Non è comunque escluso
che Forbonnais avesse tradotto in francese la Miscelánea per suo
uso personale o collettivo del gruppo: cfr. infra.
[32] AA. VV., Miscelánea
económico-política o discursos varios sobre el modo de aliviar los vasallos
con aumento del real erario..., Pamplona, por los Herederos de Martínez,
en 27 de noviembre de 1749.
[33] Zabala y Auñón,
Representación, in AA. VV., Miscelánea cit., pp.
7-180. Su Zabala (o Zavala, se si preferisce seguire la grafia ‘concorrente’)
cfr. L. Perdices, J. Reeder, Diccionario de pensamiento económico en
España 1500-1812, Madrid, Editorial Síntesis, Madrid, 2000, pp. 389-390.
Per quanto riguarda Patiño e il ruolo di Zabala nella confezione e nella
successiva difesa del catasto catalano cfr. I. Pulido Bueno, José Patiño.
El inicio del gobierno político-económico ilustrado en España, Huelva,
Artes Gráficas Andaluzas, 1998, pp. 115-123.
[34] V. Llombart, Campomanes,
economista y político de Carlos III, Madrid, Alianza, 1992, pp. 78-83,
160-176.
[35] La bibliografia
sul Catastro e sulla sua alterna fortuna settecentesca è molto
ampia: mi permetto di rimandare a quella raccolta in N. Guasti, “Más que
catastro, catástrofe. Il dibattito sull’imposizione diretta nel Settecento
spagnolo”, Storia del pensiero economico, XL, 2000, pp. 77-128.
Alcuni osservatori contemporanei sottolinearono la relazione esistente
tra il Catastro e la Dîme di Vauban. Il console francese
di Barcellona, ad esempio, scriveva a Parigi nel 1716:“y paroit que le
ministre [Patiño] veut suivre a quelque chose près les maximes des mémoires
laissés par Mgr. le Marechal de Vauban”. Cit. in E. Escartín, “El Catastro
catalán: teoría y realidad”, Pedralbes, I, 1981, pp. 253-265,
in part. p. 264, nota 14. Sembra effettivamente che in un primo momento
Patiño avesse inteso varare in Catalogna un’imposta di ‘quota’; ma le
urgenti necessità finanziarie della corona, unite alle vibranti proteste
provenienti dalle comunità e dai privilegiati locali, lo avessero convinto
a ripiegare verso il classico sistema del riparto.
[36] M. de Loynaz, Instrucción
que para la subrogación de las Rentas provinciales en una sola contribución
dio Don ... al Excelentísimo Señor Marqués de la Ensenada, in AA.
VV., Miscelánea cit., pp. 181-224. Sulla carriera amministrativa
di Loynaz e le proposte di riforma del monopolio del tabacco da lui presentate
cfr. A. González Enciso, R. Torres Sánchez, a cura di, Tabaco y economía
en el siglo XVIII, Pamplona, Eunsa, 1999, pp. 119, 124, 132, 140-141,
343-344, 409.
[37] Guasti, “Más que
catastro” cit., p. 116.
[38] Anonimo, Instruccíon
para el gobierno de la administración de la renta de millones,
in AA. VV., Miscelánea cit., pp. 217-269.
[39] Cédula Real,
expedida en diez de octubre de 1749, por la que se extinguen las rentas
comprehendidas baxo el nombre de provinciales, in AA. VV., Miscelánea
cit., pp. 270-271. Sulla storia e le caratteristiche del catasto castigliano
cfr. C. Camarero Bullón, El debate de la Única Contribución. Catastrar
las Castillas. 1749, Madrid, Centro de Gestión Catastral y Cooperación
Tributaria, 1993; Id., “The cadastre of the Crown of Castile in Mid-18th
Century”, in E. V. Heyen, a cura di, Kataster und moderner Staat in
Italien, Spanien und Frankreich (18. Jh.), Baden-Baden, Nomos Verlagsgesellschaft,
2001, pp. 167-191.
[40] Già nella successiva
ristampa (apparsa all’indomani dell’importante riforma fiscale dei frutos
civiles varata dal conte di Floridablanca) il nome di Zabala spiccava
su quello di Loynaz, appropriandosi di fatto dell’intera raccolta: M.
Zabala y Auñón, Miscelánea economico-política..., Madrid, A. Espinosa,
1787. Vedi anche E. Correa Calderón, Registro de arbitristas, economistas
y reformadores españoles (1500-1936), Madrid, Fundación Universitaria
Española, 1981, p. 258.
[41] Si tratta di prospetti
quantitativi e, per quanto possibile, tematici: forniscono cioè un quadro
della quantità degli interventi testuali operati da Forbonnais in base
ad una tipologia elementare, che va dalla traduzione tout court
fino alla rielaborazione delle fonti utilizzate.
[42] Forbonnais, Considérations
cit., p. 156. L’autore francese - che come al solito francesizza il titolo
in Diction[naire] espag[nol] de l’Académie [de la langue] de Madrid
- sintetizza la voce “arbitrista” (sinonimo di consigliere incompetente)
presente nel Diccionario de la lengua cit., t. I, p. 373.
[43] Tsuda, “Un économiste
trahi” cit., pp. 465-466; Alimento, “Véron de Forbonnais” cit.,
pp. 186-194; Guasti, “Forbonnais e Plumard” cit., p. 80.
[44] D. Saavedra Fajardo,
Idea de un Príncipe político y cristiano representada en cien empresas,
Münster, N. Enrico, 1640 (comunemente nota come Empresas políticas).
Questo testo di orientamento tacitista e neostoico divenne ben presto
un classico del pensiero politico europeo anche grazie alla forza esplicativa
degli emblemi che riassumono il significato di ogni capitolo. Nel corso
del Settecento, inoltre, il trattato di Saavedra venne ristampato varie
volte (in Spagna almeno due: 1724 e 1786). Una nota della Théorie
- cap. xiii, p. 45, nota a - ci fornisce la certezza che Forbonnais conoscesse
l’Idea attraverso l'edizione parigina (di fatto stampata ad Amsterdam)
del 1668. L’autorità di Saavedra era stata in qualche modo consacrata
anche da Uztáriz, dal momento che le Empresas figurano tra i testi
spagnoli maggiormente utilizzati dallo scrittore navarrino per avallare
le proprie tesi; Forbonnais lo cita esplicitamente una volta sola associando
la sua ‘autorità’ proprio a quella di Uztáriz: Considérations cit.,
p. 156. I motivi che rendevano il testo di Saavedra un punto di riferimento
anche per Forbonnais sono molteplici; a parte lo straordinario repertorio
di immagini metaforiche (tra le quali spiccano anche quelle dell’orologio
e della bilancia: cfr. empresas lvii e lxx) al quale attingere,
Forbonnais dovette apprezzare il contenuto dei capitoli di argomento economico-fiscale
(empresas lxvi-lxvii, lxix, lxxi), nei quali Saavedra Fajardo esprimeva
alcuni principi generali condivisi dall’autore francese: il legame tra
prosperità e lavoro, la centralità dell’agricoltura, la funzione civilizzatrice
del commercio, la moneta come segno e non fonte di ricchezza, la necessità
di alleviare il prelievo fiscale sui ceti produttori.
[45] Forbonnais, Considérations
cit., pp. 121-123, 125-126; Zabala, Miscelánea cit., pp. 13-14,
25-26; Uztáriz, Theórica cit., capitoli iii, p. 6; xiii, pp. 25-26;
lxv, pp. 169-171; lxxviii, pp. 239-240, civ, pp. 370-371, cvii, p. 409.
Le opere in questione sono: L. Valle de la Cerda, Desempeño del patrimonio
de Su Magestad..., Madrid, P. Madrigal, 1600; J. de Ceballos, Arte
Real..., Toledo, D. Rodríguez, 1623; S. de Moncada, Riqueza firme
y estable de España..., Madrid, M. L. Sánchez, 1619 [raccolta di nove
opuscoli poi ristampati con il titolo di Restauración política de España...,
Madrid, J. de Zúñiga, 1746]. Loynaz, invece, tra gli scritti spagnoli
che indagano l’origine della crisi castigliana apparsi all’inizio del
XVII secolo, ricorda la memoria di M. Lisón y Biedma e un non meglio identificato
memorial a Filippo III del 1618: cfr. Loynaz, Miscelánea cit.,
pp. 201-202.
[46] Forbonnais, Considérations
cit., pp. 122-123. Questa identica linea interpretativa relativa allo
spopolamento spagnolo era stata avanzata da Uztáriz: Hume l’aveva avallata
nel suo saggio sulla popolosità; mentre Forbonnais l’aveva già condivisa
in una nota della sua traduzione: cfr. Theórica cit., cap. xii,
pp. 21-22; Théorie cit., nota a, p. 39; Hume, Discours politiques
cit., vol. I, [Sur le nombre d’habitans parmi quelques nations anciennes]
pp. 186-187, nota a: “Don Geronimo de Ustariz remarque que les
Provinces d’Espagne qui envoyent le plus de monde aux Indes, sont
les plus peuplées, ce qui ne peut procéder que de ce qu’elles sont plus
riches que les autres.”
[47] Forbonnais, Considérations
cit., pp. 124 e 126. I dati sono estrapolati, per la Spagna, da Uztáriz
e Loynaz; per l’Inghilterra presumibilmente dai tanti aritmetici politici
e testi britannici utilizzati e tradotti dal gruppo di Gournay. Cfr. appendici
nn. I, III, V.
[48] Forbonnais, Considérations
cit., pp. 126-132; Id., Éléments cit., vol. I, pp. 104-261; Zabala,
Miscelánea cit., pp. 74-131. Naturalmente Cantillon e Herbert non
vengono citati dal momento che all’epoca le loro opere si trovavano ancora
allo stato manoscritto: la prima versione ridotta dell’Essai di
Herbert apparirà circa tre mesi dopo le Considérations (settembre
1753), mentre la pubblicazione del saggio di Cantillon dovrà aspettare
il 1755. Resta comunque forte la sensazione che Forbonnais tenti in questa
sezione delle Considérations di instaurare un dialogo con Cantillon
e Herbert - dialogo che sfuggiva alla comprensione al lettore esterno
alla cerchia di Gournay, ma che doveva risultare oltremodo evidente ai
componenti del gruppo coordinato dall’intendente di commercio che questi
testi avevano già letto in forma manoscritta - utilizzando come cornice
le proposte presenti nella Representación di Zabala.
[49] Zabala, Miscelánea
cit., pp. 78-131. Il funzionario spagnolo aveva indicato chiaramente
le misure da adottare per superare la crisi agricola iberica (castigliana
in particolare): abolizione della calmierizzazione per legge del prezzo
dei grani (la tasa); assoluta libertà di circolazione interna;
riorganizzazione dei magazzini pubblici (intesi non solo come riserva
in caso di penuria, ma come elementi di re-equilibrio della domanda e
dell’offerta di grano); ricorso all’esportazione per garantire, attraverso
la ‘concorrenza’, prezzi remunerativi ai produttori; dissodamento ed assegnazione
ai contadini delle terre comuni. Negli Éléments Forbonnais ribadirà
che una delle cause della crisi spagnola - insieme al bullionismo e al
sistema fiscale sperequativo - doveva individuarsi nel fatto che i grani
non venivano considerati uno degli oggetti del commercio e che si era
sempre privilegiato l’interesse dei consumatori: Éléments cit.,
vol. I, pp. 112-113: “Les peuples [come gli spagnoli] qui n’ont envisagé
la culture des terres que du côté de la subsistance, ont toujours vécu
dans la crainte des disettes, & les ont souvent éprouvées (nota *:
Voyez le livre intitulé Considérations sur les finances d’Espagne).
Ceux qui [come gli inglesi] l’ont envisagée comme un objet de commerce
ont joiui d’une abondance assez soutenue de suppléer aux besoins des étrangers.”
Altri riferimenti o allusioni alla decadenza spagnola anche ivi, I, pp.
30, 141-142, 146, 314-319 (nota *), 332.
[50] Forbonnais, Considérations
cit., pp. 130-132. L’autore francese aveva già enunciato il concetto che
ogni attività umana è stimolata dall’interesse personale nella Théorie
cit., cap. xliv, p. 133, nota a. Anche Zabala - Miscelánea
cit., pp. 54 e 97 - sostiene la positività della “lícita codicia” in riferimento
sempre al lavoro dei contadini: “la esperanza de unas presumidas y vantajosas
utilidades, es todo el empleo de la fatiga de los hombres”. Nello stesso
tempo - ivi, p. 135 - egli individua nella proporzione tra profitto e
rischio una delle regole fisse del commercio: “pues ninguno quiere arriesgarse
por lo que tiene poca utilidad.” Sull’importanza che l’analisi dei principi
universali della condotta umana (in particolare l’utilitarismo) ha avuto
sulla riflessione economica britannica e francese del XVIII secolo cfr.
J. G. A. Pocock, The Machiavellian Moment. Florentine political thought
and the atlantic republican tradition, Princeton, Princeton University
Press, 1975; trad. it., Il momento machiavelliano, Bologna, Il
Mulino, 1980; A. O. Hirschman, The passions and the interests. Political
arguments for Capitalism before its triumph, Princeton, Princeton
University Press, 1977; trad. it., Le Passioni e gli interessi,
Milano, Feltrinelli, 1990; M. Geuna, M. L. Pesante, a cura di, Passioni,
interessi, convenzioni. Discussioni settecentesche su virtù e civiltà,
Milano, Franco Angeli, 1992. Riguardo alle fonti filosofiche (Agostinismo,
Giansenismo, Domat, Locke, Mandeville, Hume, ecc.) dell’utilitarismo e
della dialettica tra passioni e virtù civica che caratterizza gli autori
economici francesi da Boisguilbert fino all’avvento della fisiocrazia
cfr. G. Faccarello, Aux origines de l’économie politique libérale.
Pierre de Boisguilbert, Paris, Éditions Anthropos, 1986; Meyssonnier,
La Balance cit., pp. 47-51, 64-65, 68, 73-83, 114, 137-249; Perrot,
Une histoire cit., pp. 65, 88-94, 261-262, 289-291, 341-353; Larrère,
L'invention cit., pp. 17, 23-30, 33, 43-48, 69-74, 95-180; S. Latouche.
L’invenzione dell’economia, Casalecchio, Arianna Editrice, 2001.
Particolarmente interessante mi pare la chiave di lettura fornita da Larrère:
partendo dalle osservazioni di Pocock, Hirschman e Foucault, la studiosa
francese è riuscita a dimostrare la centralità del pensiero giusnaturalista
e neo-stoico di fine XVII secolo - inizio XVIII nella riflessione antropologica
che informa gli scritti economici dei componenti del gruppo di Gournay.
[51] E. H. Kantorowicz,
The King’s two Bodies. A study in medieval political theology,
Princeton, Princeton University Press, 1957; trad. it., I due corpi
del Re, Torino, Einaudi, 1989. Occorre comunque osservare che anche
Loynaz paragona i diversi sistemi fiscali della monarchia spagnola a “nervios
del cuerpo humano”: cfr. Miscelánea cit., p. 214. Vedi anche infra.
[52] Forbonnais, Considérations
cit., pp. 134-140; Forbonnais, Éléments, cit., vol. I, p.
146: “... dans un pays où les cultivateurs sont pauvres, où les taxes
son personelles & arbitraires, il est moins sûr qu’ailleurs que la
cherté d’une denrée réanime sa culture.”
[53] Forbonnais (seguendo
Uztáriz e Davenant) non dimentica comunque di menzionare tra le cause
della crisi economica spagnola l’errata regolazione delle tariffe doganali
(le Rentas generales) e l’assenza di un debito pubblico moderno:
Forbonnais, Considérations cit., pp. 154-155, 161-164 e 170-172.
[54] Ivi, pp. 141-184.
[55] C. Davenant, Whether
to farm the revenues, may not, in this juncture, be most for the public
service, in Id., Discourses cit., vol. I, pp. 207-231, in part.
pp. 227-228; Hume, Discours politiques cit., vol. I, [Sur les
impôts] pp. 138-139; [Sur le crédit public] pp. 154-155; Montesquieu
Esprit des loix, in Masson, a cura di, Oeuvres cit., vol.
I, libro xiii, capitoli 7, 8, 14, pp. 289-292, 296-297. Comunque né Hume,
né Montesquieu appaiono esplicitamente citati nel corso delle Considérations.
[56] Vedi ad esempio
il caso delle imposte sul tabacco: Uztáriz, Theórica cit., cap.
ciii, p. 370.
[57] Forbonnais, Considérations
cit., pp. 140-147. L’autore francese confuta di seguito - ivi, pp. 147-152
- le due obiezioni maggiormente utilizzate per screditare la tassazione
dei generi necessari alla sopravvivenza: la prima sostiene che colpire
la sussistenza, incidendo sul reddito dei ceti più poveri, scoraggia i
matrimoni e quindi la crescita demografica; mentre la seconda si riferisce
alle alte spese di riscossione. La prima obiezione, che era stata avanzata
con forza da Loynaz e di lì a poco anche da Dangeul, viene abilmente respinta
attraverso un’ipotesi congetturale presumibilmente ispirata dall’Essai
di Cantillon (vedi app. V); l’altra viene invece neutralizzata nel
corso della seconda parte delle Considérations grazie agli argomenti
già espressi da Davenant e Montesquieu: le maggiori spese di riscossione,
sostiene Forbonnais, “n’en peuvent être reprochées à la nature de l’imposition”
e possono essere evitate attraverso una “régie” unica. Cfr. Loynaz, Miscelánea
cit., p. 218; Dangeul, Remarques cit., pp. 21-23, 389-392, 398-402;
Davenant, Whether cit., pp. 207-231; Montesquieu, Esprit cit.,
libro xiii, cap. 19, pp. 302-303. Negli Éléments Forbonnais ribadisce
l’impossibilità di tassare esclusivamente il lusso: cfr. Éléments
cit., vol. I, p. 319, nota *: “Le chavalier Deker [sic] est plus heureux
dans la proposition qu’il fait de taxer les consommations de luxe; mais
la pratique en est ancienne & plus ou moins perfectionée dans les
divers pays. Vouloir que le luxe seul paye toutes les taxes, c’est une
chimere; aussi son tableau adopté par J. Tucker, présente-t-il plûtôt
une spéculation morale qu’un projet susceptible d’éxecution. Comment taxer
chez chaque particulier d’un royame, comme il le veut, l’usage des chevaux,
des diamants, du thé, du caffé, des épagneuls ou gredins, de la porcelaine,
&c ?” Vedi anche la stizzita replica di Dangeul al riguardo:
Remarques cit., pp. 406-408, nota a.
[58] Forbonnais, Considérations
cit., p. 143.
[59] Ivi, pp. 150 e 155.
L’analisi di Forbonnais sul ruolo determinante del proprietario terriero
nell’attivazione del circuito consumo/produzione richiama da vicino quella
avanzata da R. Cantillon, Essai sur la nature du commerce en général,
Paris, Institut National d’Études Démographiques, 1952 [1755], I, capitoli
ii-v, xii e xiv, pp. 2-9, 25-28, 33-36; II, cap. ii, pp. 68-71.
[60] Ivi, capitoli ii
e xiv, pp. 2-4, 33-36; Hume, Discours politiques cit., vol. I,
[Du luxe] pp. 40-41; [Sur l’argent] pp. 65-67; [De l’intérêt]
pp. 74, 77-81; Montesquieu, Esprit cit., libro xiii, capitoli 7
e 14, pp. 289-291, 296-297. Vedi anche Forbonnais Éléments cit.,
vol. I, pp. 273-277.
[61] Forbonnais ribadirà
pochi mesi dopo questa lettura ‘relativista’ dei bisogni/consumi nel corso
del cap. xi degli Éléments dedicato al lusso: ivi, vol. II, pp.
276-310. Cfr. anche Larrère, L'invention cit., pp. 112-119, 133,
144-145, 160-166.
[62] Forbonnais, Considérations
cit., pp. 141-142. Il vantaggio psicologico di occultare l’imposta nel
prezzo globale era già stato espresso con chiarezza da Montesquieu, Esprit
cit., libro xiii, capitoli 7-8, pp. 289-292.
[63] Forbonnais, Considérations
cit., pp. 160-161; Zabala, Miscelánea cit., pp. 54, 82-83, 97;
Montesquieu, Esprit cit., libro xiii, cap. 2, pp. 286-287; Hume,
Discours politiques cit., vol. I, [Du commerce] pp. 15-16,
20-24; [Sur les impôts] pp. 133-134, 137-138.
[64] Forbonnais, Considérations
cit., pp. 140-141 e 145. Su questo concetto che caratterizza il ‘mercantilismo
aristotelico’ di Forbonnais cfr. l’analisi di Larrère, L'invention
cit., pp. 104, 112-118, 133-134, 155. Effettivamente proprio intorno alla
questione del prelievo fiscale emerge con evidenza la matrice giusnaturalista
del pensiero di Forbonnais. Egli è infatti convinto che il compito principale
dello Stato sia quello di vegliare sull’“interesse generale” della società
civile e di rendere, attraverso le leggi, virtuosi gli uomini; nello stesso
tempo, però, non nasconde l’eventualità che il potere pubblico, invece
di garantire la conservazione dei cittadini e il corretto equilibrio tra
produzione e consumo, ceda alle passioni di pochi soggetti (appaltatori
o mercanti) ed abusi delle proprie prerogative, finendo per imporre un
prelievo fiscale arbitrario: l’esempio delle finanze spagnole risulta
istruttivo proprio per questo. L’unico criterio che deve guidare il ‘legislatore’
è il rispetto della ‘legge naturale’, unito alla consapevolezza dell’imperfezione
delle leggi: cfr. Forbonnais, Considérations cit., pp. 141, 184-185;
Id., Éléments cit., vol. II, pp. 174, 340-341.
[65] S. Le Preste marquis
de Vauban, “Projet d’une Dîme Royale” [1707], in E. Daire, a cura di,
Économistes financiers du dix-hutième siècle: Vauban, Boisguillebert,
Law, Melon, Dutot, Genève, Slatkine Reprints, 1971, pp. 33-146, in
part. pp. 96-97. Sulle divergenze (in tema di imposta fondiaria) e le
somiglianze (critica delle taglie e dei catasti confezionati da personale
esterno alle comunità) tra le proposte di riforma fiscale di Vauban e
quelle avanzate da Forbonnais cfr. J. B. M. Vignes, Histoire des doctrines
sur l’impôt en France. Les causes de la Révolution française considérées
par rapport aux principes de l’imposition, Padova, Cedam, 1961 [1909],
pp. 64 e 297-298; A. Alimento, “Entre justice distributive et développement
économique: la lutte pour la création de cadastres généraux au 18e siècle”,
in Heyen, a cura di, Kataster cit., pp. 1-27, in part. pp. 23-24.
[66] Forbonnais, Considérations
cit., pp. 156-157. L’analisi di Forbonnais sui pericoli insiti in una
rivoluzione radicale della fiscalità (specie se scaturita esclusivamente
da presupposti teorici non verificati empiricamente) ricorda da vicino
quella espressa da Hume (a sua volta ripresa da Smith nella Inquiry)
nei confronti dei progettisti che consigliano miracolose quanto astruse
riforme in materia di debito pubblico: essi vengono paragonati a dei medici
ciarlatani che prescrivono delle cure peggiori dei mali. Cfr. Discours
politiques cit., vol. I, [Sur le crédit public] pp. 158-159.
Anche nel contesto spagnolo l’“arbitrista” (e cioè il progettista incompetente
e interessato) era stato spesso associato, fin dal XVII secolo, a un medico
(o peggio, a un alchimista) imbroglione o di scarsa esperienza. Cfr. J.
Vilar Berrogaín, Literatura y economía. La figura satírica del arbitrista
en el Siglo de Oro, Madrid, Revista de Occidente, 1973; N. Guasti,
“La monarchia malata: l’arbitrismo ed il Settecento spagnolo”, in M. G.
Profeti, a cura di, I Secoli d’Oro e i Lumi: processi di risemantizzazione,
Firenze, Alinea, 1998, pp. 55-115. Basti al riguardo menzionare le parole
di Saavedra Fajardo: cfr. Empresas Políticas, Madrid, Cátedra,
1999 [1640], emp. lxix, pp. 788-789: “... Así igualó las potencias la
divina Providencia. A las grandes les dio fuerza, pero no industria, y
al contrario, a las menores. Pero porque no parezca que descubro y no
curo las heridas, señalaré aquí brevemente sus causas y sus remedios.
No serán éstos de quintas esencias, ni de arbitrios especulativos, que
con admiración acredita la novedad y con daño reprueba la esperiencia,
sino aquellos que dicta la misma razón natural, y por comunes desprecia
la ignorancia”. Segue la lode dell’agricoltura (“no hay mina más rica
en los reinos que la agricultura”) e delle manifatture. Resta il fatto
che anche i riformatori e i progettisti della prima metà del XVIII secolo
si paragonano spesso a dei medici (nel loro caso, competenti) che cercano
di curare in maniera scientifica la ‘decadenza-malattia’ della ‘monarchia-corpo
umano’: cfr. ad esempio Ulloa, Restablecimiento cit., p. 250; Id.,
[L. J. Plumard de Dangeul], Rétablissement cit., vol. II, pp. 224-225.
[67] Forbonnais, Considérations
cit., pp. 152-154, dove inserisce un brano sull’argomento tradotto dai
Discourses di Davenant (cfr. app. V). L’autore britannico aveva
aperto il terzo discorso proprio portando l’esempio negativo della monarchia
spagnola: Davenant, On the management of King’s revenues, in Id.,
Discourses cit., vol. I, pp. 168-206, in part. pp. 168-170. Significativamente
subito dopo la citazione Forbonnais precisa che gli scrittori spagnoli
hanno già da tempo individuato il nesso causale che lega il tracollo del
debito pubblico alla crisi economica, per cui il contributo di Davenant
serve per ottenere una conferma indiretta: “Don Géronimo de Uztariz, Saavedra
& d’autres Ecrivains espagnols convienent eux-mêmes de ces principes;
& je n’ai recours à une autorité étrangère, que parce qu’elle est
moins suspecte pour l’ordinaire.” Secondo Forbonnais l’innalzamento del
tasso d’interesse, oltre a sviluppare una mentalità anti-imprenditoriale,
inverte “le cours naturel de la circulation, dont le mouvement devroit
être donné par les propriétaires de la terre, & dont la rapidité est
le produit des consommations du peuple, c’est-à-dire, de l’aisance publique”.
In altri termini i possidenti, attratti dall’alta remuneratività dei titoli
di debito pubblico, diventano redditieri e non impiegano la rendita fondiaria
per attivare il circuito produttivo (secondo lo schema illustrato da Cantillon).
[68] Forbonnais, Considérations
cit., pp. 157-160, 164-181. L’encabezamiento, la forma di riscossione
più comune delle Rentas provinciales castigliane, era di fatto
un’imposta diretta a contingente. Esso consisteva in una quota fissa assegnata
dal potere centrale a ogni città o centro abitato castigliano; la cifra
veniva quindi ripartita attraverso un patteggiamento tra gli esattori
e i rappresentati della comunità, che poi si occupavano di distribuirla
tra i fuochi fiscali (repartimiento). Sulle modalità della riscossione
delle Rentas provinciales attraverso l’encabezamiento cfr.
M. Artola, La Hacienda del Antiguo Régimen, Madrid, Alianza, 1982,
pp. 18, 249-267.
[69] Forbonnais, Considérations
cit., pp. 157-158, 172-173; Gournay, Traités cit., p. 303; Dangeul,
Remarques cit., pp. 22, 35-37, 386. Già Saavedra Fajardo - una
delle fonti principali della Theórica di Uztáriz - aveva condannato
esplicitamente le violenze degli esattori: cfr. Empresas cit.,
emp. lxvii, p. 771: “El mayor inconveniente de los tributos y regalías
está en los receptores y cobradores, porque a veces hacen más daño que
los mismos tributos. Y ninguna cosa llevan más impacientemente los vasallos
que la violencia de los ministros en su cobranza.”
[70] Forbonnais, Considérations
cit., pp. 177-182. Effettivamente l’encabezamiento assomigliava
al metodo di percezione della taglia e all’‘abbonamento’ del fouage
del Nord della Francia. Non a caso Forbonnais traduce “encabezamiento”
proprio con il termine “abonnement par tête” (mentre “administración”
viene correttamente resa con “régie”): ivi, pp. 178-179.
[71] Zabala, Miscelánea
cit., p. 39; Loynaz, Miscelánea cit., p. 197. Perciò Forbonnais
conclude, Considérations cit., p. 181: “Tous les vices imputés
en Espagne à la nature de l’impôt sur les consommations, n’étoient donc
réellement que ceux d’une contribution personelle & arbitraire, ou
d’une police mal entendue, conséquence inévitable de l’oubli des bons
Principes.”
[72] Ivi, pp. 185-189.
Questa esplicita condanna della manomorta (come il dato che vorrebbe la
Chiesa spagnola proprietaria della metà delle terre) della monarchia iberica
non si trova in nessuno dei tre trattati della Miscelánea, né nella
Theórica di Uztáriz. Forbonnais, peraltro, non condivide l’ottimismo
di Zabala il quale, tra gli argomenti a favore del tributo real
castigliano da lui proposto, aveva inserito anche l’impossibilità che
il clero possa evadere il prelievo diretto.
[73] Forbonnais, Considérations
cit., pp. 190-191.
[74] Ivi, pp. 191-194.
Vedi anche Id., Éléments cit., vol. I, p. 316, nota *.
[75] Id., Considérations
cit., pp. 156-157, 194, 206.
[76] Ivi, pp. 197-201;
Zabala, Miscelánea cit., pp. 37-45. Interessante notare il fatto
che Zabala in questo paragrafo (ivi, pp. 43-44) alluda a se stesso, senza
mai esplicitarlo, definendosi “un ministro de los que servían a Vª Magestad
en aquel Principado”. Forbonnais, che nella sua sintesi segue il testo
originale (“un ministre”, “ce ministre”), sembra non sapere che Zabala
sta parlando del proprio ruolo (e cioè che è lui stesso “quel ministro”):
cfr. Forbonnais, Considérations cit., pp. 198-199. Ciò sembrerebbe
confermare una conoscenza esclusivamente ‘libresca’ del funzionamento
del catasto catalano da parte dello scrittore francese.
[77] Ivi, p. 201.
[78] Zabala illustra
con precisione - essendone stato uno dei protagonisti principali - la
storia del Catastro catalano dal 1716 fino al 1731: furono le proteste
dei proprietari, del clero e delle autorità locali a trasformare gradualmente
il tributo real in un’imposta di riparto fissata in novecentomila
pesos annui. Cfr. Guasti, “Más que catastro” cit., pp. 79-80, 92-95
e bibliografia qui menzionata.
[79] Come si sa il Vingtième
des biens-fonds era un’imposta sulla proprietà e non colpiva i redditi
o i profitti dei fittavoli e mezzadri: quest’ultimo elemento, che Forbonnais
individua anche nel tributo real catalano, viene certamente apprezzato
dall’autore francese. Cfr. M. Marion, Machault d’Arnouville: étude
sur l’histoire du Contrôle général des finances de 1740 à 1754, Genève,
Megariotis, 1978 [1891], pp. 30-39; Alimento, Riforme fiscali cit.,
pp. 62-64. Un ulteriore aspetto della riforma di Machault che Forbonnais
sembra accettare nei molteplici passi delle Considérations dedicati
alle finanze pubbliche concerne la creazione della Cassa d’ammortamento,
che doveva sembrargli un primo serio tentativo verso un debito pubblico
moderno sul modello inglese, condizione prima dell’abbassamento del tasso
d’interesse.
[80] Lo stesso concetto
viene espresso quasi con le medesime parole da Zabala, Miscelánea
cit., pp. 81-82 e 97. Nel corso degli Éléments Forbonnais approfondirà
sia la riflessione antropologica relativa al profitto (inteso come stimolo
essenziale del lavoro umano, a cominciare da quello agricolo), sia il
concetto dell’interdipendenza e dell’equilibrio tra i vari settori produttivi
(in particolare tra agricoltura e manifatture). Cfr. Éléments cit.,
voll. I, pp. 118-120, 127-135, 138-142, 166-167, 195-197, 282, 293-295;
II, pp. 292-296.
[81] Forbonnais, Considérations
cit., pp. 202-203.
[82] Uztáriz [Véron de
Forbonnais], Théorie cit., cap. ci, p. 146*, nota a.
[83] Forbonnais, Considérations
cit., pp. 204-207; Uztáriz, Theórica cit., cap. ci, pp. 347-348;
Id., [Véron de Forbonnais], Théorie cit., ivi, pp. 141*-143*.
[84] Marion, Machault
d’Arnouville cit., pp. 39-49; Alimento, Riforme fiscali cit.,
p. 64.
[85] Forbonnais, Considérations
cit., pp. 203-205. Anche Vauban e Saint-Pierre non avevano nascosto nei
loro progetti di riforma fiscale la difficoltà di tassare i redditi mutevoli
dei mercanti e degli artigiani: quest’ultimo, sostenitore della taille
tarifée, era stato costretto a consigliare di tassare l’industrie
attraverso una quota fissa forfetaria. Cfr. Alimento, Riforme fiscali
cit., p. 50.
[86] Sulla definizione
del fittavolo/imprenditore e il suo ruolo nel ‘circuito’ economico cfr.
Cantillon, Essai cit., I, capitoli xi-xiii, pp. 23, 26, 28-29.
[87] E’ proprio su questo
terreno che appaiono con evidenza le somiglianze tra il progetto di Vauban
e il catasto catalano di Patiño (e quindi della proposta di Zabala di
estenderlo anche in Castiglia). Infatti la definizione delle categorie
tassabili del second fonds ideato da Vauban venne riproposta abbastanza
fedelmente nella confezione del tributo personal catalano. Cfr.
Vauban, “Projet” cit., pp. 80-89; Zabala, Miscelánea cit., pp.
48-40; Forbonnais, Considérations cit., pp. 203-204. Quest’ultimo
reputa indispensabile non tassare anche eventuali profitti che gli “ouvriers
de la campagne” possono ricavare dai manufatti di scarsa qualità che essi
producono nei periodi “où la terre ne les occupe point”. Infatti “si cette
nouvelle industrie est taxée, elle est si casuelle, que ce ne peut être
qu’arbitrairement et sans la dégoûter”. Da notare che Forbonnais, invece
di utilizzare il termine “manoeuvrier” impiegato da Vauban per definire
il bracciante, preferisce tradurre “jornalero del campo” con “ouvrier
de la campagne”.
[88] Ivi, pp. 206-207.
Vedi al riguardo le osservazioni di Alimento che ricollega questa posizione
di Forbonnais alle riflessioni di Vauban e Boisguilbert: Alimento, “Entre
justice” cit., pp. 23-25. Uztáriz, in un intervento successivo la pubblicazione
della Theórica, aveva finito per considerare il catasto catalano
un “male minore”: cfr. Guasti, “Más que catastro” cit., p. 91.
[89] Fleury, François
Véron cit., p. 42; Meyssonnier, La Balance cit., p. 213. Se
l’interessamento di Ensenada nei confronti del nostro ‘arrembante’ pamphlettista
è indubbiamente plausibile in quanto coerente con la politica di reclutamento
di personale tecnico perorata dal marchese in tutta Europa, un po’ meno
certo appare il presunto viaggio di Forbonnais a Madrid: una volta verificata
documentalmente la richiesta da parte del governo spagnolo a quello francese
di inviare in Spagna Forbonnais (magari attraverso l’intervento diretto
di Gournay che dovette conoscere Ensenada a Madrid nel 1743), la contemporanea
caduta di Ensenada (21 luglio 1754) e Machault (28 luglio 1754) spiegherebbe
il fallimento del piano. Non a caso gran parte dei tecnici stranieri assoldati
negli anni precedenti su mandato di Ensenada vennero licenziati subito
dopo il suo arresto dal nuovo segretario di Stato, R. Wall: cfr. J. L.
Gómez Urdáñez, El proyecto reformista de Ensenada, Lleida, Editorial
Milenio, 1996, pp. 154-155.
[90] Forbonnais, Considérations
cit., p. 134.
[91] Gómez Urdáñez, El
proyecto cit., pp. 131, 134-137.
[92] Forbonnais, Considérations
cit., p. 194: “les recherches, déclarations et vérifications se font aux
dépens de Sa Majesté, qui y employe plus de vingt mille personnes et un
million de piastres par an.” Questa stessa critica verrà ripetuta a sazietà
dagli oppositori del catasto geometrico durante il regno di Carlo III:
cfr. Guasti, “Más que catastro” cit., pp. 101-112.
[93] Forbonnais, Considérations
cit., p. 206.
[94] Alimento, Riforme
fiscali cit., pp. 43-56; M Touzery, L’invention de l’impôt sur
le revenu. La taille tarifée, 1715-1789, Paris, Comité pour l'histoire
économique et financière de la France, 1994; Id., “Entre taille réelle
et taille personelle: la monarchie française et le cadastre au 18e siècle”,
in Heyen, a cura di, Kataster cit., pp. 217-246. Occorre osservare
che definire il catasto castigliano taille tarifée costituisce
un’evidente forzatura da parte di Forbonnais dato che questo tipo di taglia,
voluta da Orry nel 1733, non prevedeva alcuna verifica peritale diretta
sui terreni, ma le dichiarazioni dei contribuenti poi controllate dai
commissari. Invece l’associazione tra la taglia proporzionale che il duca
di Noailles tentò di applicare nel 1716 (lo stesso anno del varo del Catastro)
e il catasto di Ensenada si spiega con il fatto che allora la verifica
delle certificazioni dei tagliabili venne effettuata dal personale dell’intendenza:
in altri termini Forbonnais, utilizzando anche il termine di taille
proportionelle per definire la Única Contribución, sembra alludere
al fatto che ciò che rende simili entrambe le riforme consiste è l’intervento
diretto del potere centrale.
[95] Forbonnais, Considérations
cit., p. 206. L’autore francese si ispira qui a Loynaz, Miscelánea
cit., p. 197. L’obiettivo e il presupposto primo del ragionamento di Forbonnais
è, ancora una volta, quello di proteggere “les avances”, il lavoro e il
consumo dei produttori: solo le imposte dirette fisse - il catasto catalano
e la land tax inglese - garantiscono questo risultato. Invece quando,
come nel caso della taille tarifée, il prelievo varia - non importa
il criterio che si scelga per calcolarlo - l’‘industria’ (e con essa la
crescita economica) viene messa in pericolo. Il termine “inquisizione”
per definire le verifiche ‘violente’ del reddito connaturate alle imposte
dirette compare, non certo casualmente, anche in uno scritto del 1793
di V. Alcalá Galiano: le sue riflessioni e proposte ricordano da vicino
quelle avanzate da Loynaz, Forbonnais e Necker. Cfr. Guasti, “Más que
catastro” cit., p. 110.
[96] Loynaz, Miscelánea
cit., pp. 199-216; Forbonnais, Considérations cit., pp. 207-209.
Questa identica osservazione verrà ripetuta da A. Smith nel commentare
una proposta simile a quella di González-Loynaz presentata nel 1756 da
Le Réformateur, un interessante trattato attribuito a Clicquot
de Blervache. Cfr. Smith, An Inquiry into the nature and causes of
the wealth of nations, Indianapolis, Liberty Foundation, 1981, vol.
II, libro V, cap. II, p. 876; [Clicquot de Blervache?], Le Réformateur.
Nouvelle Édition..., Amsterdam, Arkstée et Merkus, II voll., 1766
[Iª ed. 1756], in part. vol. I, pp. 30-39. Resta il fatto che l’autore
del Réformateur rielabora il projet de dîme di Vauban (integrandolo
con quello di Saint-Pierre) e non cita mai Loynaz in riferimento all’imposta
olandese sulle farine.
[97] Forbonnais, Considérations
cit., p. 209.
[98] Negli Éléments
Forbonnais avrà modo di specificare l’importanza del lavoro non solo nell’attivazione
del circuito produttivo, ma anche nella formazione della moderna società
commerciale cfr. Éléments cit., voll. I, pp. 47, 261-266; II, pp.
284-294 e 332-334. Sulla centralità del concetto di occupazione nel pensiero
di Forbonnais cfr. Meyssonnier, La Balance cit., pp. 215-216, 221-227;
Larrère, L'invention cit., pp. 104, 119-124, 130-132. Perrotta
ha comunque dimostrato che la maggioranza degli scrittori d’economia settecenteschi
individua nella piena occupazione e nella produttività del lavoro l’origine
dello sviluppo economico: C. Perrotta, Produzione e lavoro produttivo
nel mercantilismo e nell’Illuminismo, Galatina, Congedo, 1988.
[99] Forbonnais, Considérations
cit., p. 210.
[100] Fleury, François
Véron cit., pp. 146-147, 567, 572-573: Premier objet des
Mémoires de Don Miguel de Zabala Yannon [sic] sur les finances [Zabala,
Miscelánea cit., pp. 7-73]; Second objet des Mémoires de Don
Miguel de Zabala Yannon. De la diminutions du labourage et des moyens
de le rétablir [Zabala, Miscelánea cit., pp. 74-131]; Instructions
de Martin de Loinaz sur la suppression des rentes provinciales et l’établissement
d’une seule contribution adressés à son Excellence M. le Marquis de la
Ensenada [Loynaz, Miscelánea cit., pp. 181-216]; Instructions
d’un ministre qui n’a pas voulu être nommé [Anonimo, Miscelánea,
cit., pp. 217-269]; Mémoire sur l’Espagne.
[101] E. Depitre, “Introduction”,
in C. J. Herbert, Essai sur la police générale des grains, Paris,
Librairie P. Geuthner, 1910 [1753], pp. v-xliii, in part. pp. viii e xxi-xxxviii;
Meyssonnier, La Balance cit., pp. 228-231; Larrère, L'invention
cit., pp. 173-180. Vedi anche Forbonnais, Éléments cit., vol.
I, p. 160.
[102] Ivi, Avertissement,
p. n. n.. I principi metodologici enunciati nell’introduzione della seconda
edizione degli Éléments verranno sistematizzati l’anno successivo
nelle Réflexions sur la nécessité de comprendre l’étude du commerce
et des finances dans celle de la politique che, come sappiamo, costituiscono
l’appendice della seconda versione delle Considérations. Larrère
ricollega il metodo empirico messo a punto da Forbonnais (e da gran parte
dei componenti del gruppo di Gournay) con la struttura mercantilista del
suo pensiero: cfr. L'invention cit., pp. 101, 121, 128, 168, 172.
Cfr. anche infra.
[103] Forbonnais, Éléments
cit., voll. I, pp. 118, 128, 140, 146, 150-151, 187, 196, 294-296, 314-319
(nota *); II, pp. 223, 240, 248, 257, 294, 333.
[104] Ivi, Avertissement,
p. n. n.: “Quelques-uns des chapitres qui composent cet ouvrage,
ont déja paru dans l’Encyclopédie, à un petit nombre de changemens
près, que j’ai cru nécessaires. Le reste y aura place à son tour, s’il
en est jugé digne.”
[105] Ivi, pp. 113
e 315-318, nota *: “... Avant d’entrer dans l’examen des objections [mosse
alle Considérations da Dangeul in una nota delle Remarques],
il est bon d’établir quelques principes évidents qui y serviront en partie
de réponse; & je renvoie pour le détail à la pag. 36 & suiv.
[le pp. si riferiscono ovviamente all’edizione 1753] d’un petit ouvrage
intitulé, Considérations sur les finances d’Espagne. Iº Les impôts
sont nécessaires; 2º les meilleurs sont ceux que le peuple paye plus facilement;
3º chaque homme, comme enfant de la république, lui doit un secours égal;
4º chaque sujet doit contribuer au maintien de la société à proportion
du plus grand intérêt qu’il y porte, à raison de sa richesse; 5º il ne
peut y avoir que trois especes d’impôts: sur les terres, sur les personnes,
& sur les consommations; 6º plus un impôt est arbitraire, plus est
vicieux; 7º tout excès dans un impôt le détruit quelle que soit sa nature
...; les impôts quelconques, poussés à l’excès, auront le même effet.
La facilité d’abuser de celui-ci est grande; j’en conviens, & je l’ai
remarqué dans l’ouvrage déja cité, pag. 63 mais aussi il n’est
point de taxes dont on puisse mieux connoître les bornes précises.”
[106] Forbonnais, Éléments
cit., vol. I, pp. 195-196: “L’établissement de l’équilibre le plus parfait
qu’il est possible, entre les diverses occupations du peuple, étant un
des pricipaux soins du législateur, il lui est également important dans
l’agriculture de favoriser les diverses parties en raison du besoin qu’il
en ressent. On n’y parviendra point par des gênes & des restrictions;
ou du moins ce ne peut être sans desordre, & à la fin les loix s’éludent
lorsqu’il y a du profit à le faire. C’est donc en restraignat les profits
qu’on fixera la proportion. Le moyen le plus simple est de taxer les terres
comme les consommations, c’est-à-dire, toujours moins en raison du besoin:
de manière cependant que l’on n’ôte point l’envie de consommer les moindres
nécessités: car on tariroit les sources de l’impôt & de la population.
Cette méthode seroit sans doute une des grandes utilités d’un cadastre;
en attendant il ne seroit pas impossible de l’employer. Si nous avons
trop de vignes en raison des terres labourables, cela ne sera arrivé le
plus souvent que parce que les vignobles produisent davantage. Pour les
égaler, seroit-il injuste que le vignes payassent le quinzième, tandis
que les terres labourables payeroient le Vingtième?”
[107] Sulla definizione
del ‘paradigma inglese’ da parte del gruppo di Gournay cfr. Larrère, L'invention
cit., pp. 126-128, 130-133, 136-138, 161, 177-180. Resta il fatto
che Forbonnais, rispetto a Gournay, Dangeul ed Herbert, matura una posizione
più prudente in relazione al modello britannico: la consapevolezza che
le tappe storiche dello sviluppo inglese siano in qualche modo irripetibili
e legate ad una contingenza internazionale ben precisa lo portano a considerare
vari aspetti della politica economica della Gran Bretagna non ‘esportabili’
o meccanicamente applicabili in contesti ed epoche diversi. Cfr. Forbonnais,
Éléments cit., vol. I, pp. 30-54, 114-138. Inoltre quando i membri
del gruppo di Gournay passano ad esaminare la dimensione politica dei
rapporti tra Francia e Inghilterra il loro atteggiamento cambia: dietro
la comune cornice anglofila emerge spesso una chiara anglofobia. Cfr.
Guasti, “Forbonnais e Plumard” cit., pp. 80-86.
[108] Uztáriz [Forbonnais]
Théorie cit., cap. ci, p. 146*, nota a.
[109] Alimento, “Entre
justice” cit., pp. 16-26.
[110] Ozanam, a cura
di, Un español cit., p. 181, nota 317.
[111] Gómez Urdáñez,
El proyecto cit., pp. 265-299.
[112] Un ulteriore
motivo che spiega l’assenza di una traduzione spagnola delle Considérations
deve essere individuato nel progressivo impantanamento della riforma voluta
da Ensenada durante il regno di Carlo III: la graduale sfiducia che colpì
il catasto castigliano sottrasse quell’attualità politica che il trattato
di Forbonnais possedeva (in Francia come in Spagna) negli anni cinquanta.
Cfr. Guasti, “Más que catastro” cit., pp. 101-112.
[113] Larrère spiega
le divergenze esistenti tra Forbonnais e gli altri componenti del gruppo
in base al diverso approccio filosofico e metodologico adottato: mentre
Gournay, Dangeul, Clicquot, Herbert e Coyer apparterrebbero alla tradizione
del “doux commerce”, Forbonnais sarebbe invece uno degli ultimi mercantilisti
di orientamento aristotelico e machiavelliano. Cfr. Larrère, L'invention
cit., pp. 95-173. L’interessante interpretazione fornita dalla studiosa
francese presenta comunque una serie di problemi, alcuni dei quali si
evidenziano proprio nel momento in cui si affronta il rapporto del gruppo
con le fonti spagnole. In primo luogo, l’esclusione teorica e metodologica
(non certo politica) di Forbonnais dal gruppo sembra venire contraddetta
dall’interesse che anche Gournay e Dangeul nutrirono nei confronti di
Uztáriz ed Ulloa, da sempre considerati i ‘campioni’ del tardo mercantilismo
spagnolo. Inoltre sul terreno della politica doganale la posizione espressa
da Forbonnais sembra ben più “doux” di quella consigliata nelle Remarques
da Gournay: negli Éléments egli (come trent’anni prima Uztáriz)
considera l’applicazione di un Atto di Navigazione francese del tutto
improponibile a causa delle ritorsioni che questa misura sicuramente scatenerebbe.
Mi sembra inoltre significativo che Forbonnais, mentre valorizza le prime
due sezioni della Representación di Zabala, esclude dalla propria
trattazione la terza sezione, e cioè quella dedicata al commercio internazionale,
in cui l’autore spagnolo analizzava il tema in base ad una prospettiva
nettamente mercantilista. Credo quindi che le difficoltà incontrate nel
definire in maniera coerente il gruppo di Gournay possono essere superate
tornando alla definizione fornita nel 1962 da Diaz e cioè considerandolo
non come una ‘scuola’, quanto piuttosto un gruppo di pressione (o, se
si preferisce, un ‘partito’ riformatore) eterogeneo, il cui collante essenziale
era costituito da alcune parole d’ordine e obiettivi politici comuni.
Le divergenze sul terreno delle riforme da adottare e le diverse sfumature
analitiche emerse all’interno della cerchia - esplose in maniera evidente
dal 1755 nel corso dei dibattiti sulle toiles peintes e sulla noblesse
commerçante - non furono l’eccezione, ma piuttosto la norma e si spiegano
proprio in base alla diversa impostazione assunta da ciascun membro su
ogni singola questione oggetto di dibattito: anche nella gestione dei
propri ‘discepoli’, quindi, Gournay si dimostrò altrettanto ‘liberale’
delle riforme da lui caldeggiate.
[114] E’ infatti ovvio
che ciascun componente del gruppo ebbe dei propri autori ‘preferiti’ e
che questa preferenza incise nella loro formazione individuale. Cfr. ad
esempio l’interessante comparazione dei nuclei analitici che caratterizzano
la riflessione economica di Dangeul e Forbonnais effettuata da Tsuda partendo
dalle letture dei due cugini, “Présentation” cit., pp. xxi-xxvii. Anche
le traduzioni dovettero contribuire non poco alla definizione degli indirizzi
teorici e riformistici dei singoli componenti del gruppo: non a caso Davenant
ed Uztáriz rappresentano dei costanti punti di riferimento di Forbonnais
su molti temi, a cominciare da quello fiscale.
[115] Secondo Larrère
la preferenza di Forbonnais verso il prelievo indiretto costituisce un’ulteriore
prova dell’impostazione mercantilista e giusnaturalistica della sua riflessione:
le imposte sui consumi, infatti, sono meno condizionabili dagli interessi
o passioni particolari rispetto a quelle personali: Larrère, L'invention
cit., pp. 110-115, 127-128, 133-134, 140, 162, 166. Effettivamente
negli Éléments Forbonnais, rispondendo alle critiche di Dangeul
sul “danger qu’il y a d’abuser de cette espece de taxe [sur les consommations]”,
si preoccupa ancora una volta di evitare che il palese ‘abuso’ rappresentato
da imposte specifiche (l’alcabala spagnola o l’excise inglese)
e l’arbitrarietà dei metodi di riscossione coinvolgano in blocco l’intera
categoria dei tributi indiretti: seguendo Davenant, Forbonnais ribadisce
ciò che aveva già sostenuto nelle Considérations, e cioè che le
tasse sui consumi sono comunque meno distruttive di quelle personali ed
arbitrarie (come appunto la taglia). Cfr. Forbonnais, Éléments
cit., vol. I, pp. 314-319, nota *; Dangeul, Remarques cit., pp.
406-409, nota a.
[116] Zabala, Miscelánea
cit., pp. 74-131. Il concetto di “bon prix”, benché venga consacrato
dai fisiocrati, emerge già nella prima metà del XVIII secolo (sia in Francia
che in Spagna): cfr. Larrère, L'invention cit., pp. 178-180.
[117] Se dovessimo
ricostruire le letture di Forbonnais esclusivamente in base alle indicazioni
esplicite presenti nelle sue pubblicazioni degli anni 1753-1754 dovremmo
allora sostenere lo scarso rilievo degli scritti di Boisguilbert, che
non appaiono mai menzionati. Similmente la biblioteca di Gournay non conteneva
alcuna sua opera. Eppure il ruolo di Boisguilbert sulla formazione di
Forbonnais e sugli altri componenti del gruppo è evidente a cominciare
proprio dalla condanna del sistema fiscale francese coevo e della taglia
in particolare: cfr. Faccarello, Aux origines cit., pp. 121-127,
140-141, 191-193, 238-243; Alimento, “Entre justice” cit., p. 25. Sulle
concordanze metodologiche, analitiche e terminologiche tra Boisguilbert
e il gruppo di Gournay cfr. Perrot, Une histoire cit., pp. 276-280.
Meyssonnier, La Balance cit., pp. 35-51, 143-145, 149-151, 155,
164-165, 182, 188, 195, 204, 215, 218-221, 224, 241, 243, 260. Per quanto
invece riguarda l’‘influenza’ di Melon sulla metodologia e il pensiero
di Forbonnais e Gournay cfr. ivi, pp. 139-145, 151, 156 182, 189-190,
195, 198, 203-204, 207, 212-214, 221, 226, 230; Larrère, L'invention
cit., pp. 103, 107, 109, 111, 113-118, 120, 125-126, 130, 136, 140,
144-145, 164.
[118] Forbonnais, Considérations
cit., pp. 132 e 160-161. Forbonnais sostiene che solo i bassi salari possono
garantire una diminuzione dei costi di produzione e con essi la concorrenzialità
dei manufatti francesi sul mercato interno ed estero. Ma il controllo
del livello salariale dipende a sua volta dal prezzo dei prodotti di sussistenza:
per cui all’inizio della catena causale si trova il prezzo del grano.
Questo principio economico universale, continua Forbonnais, può essere
messo in crisi dal ‘legislatore’ sia attraverso un prelievo fiscale esagerato
(come hanno dimostrato Zabala e Uztáriz nel caso spagnolo), sia con un’eccessiva
esportazione di cereali (come sostiene Cantillon, Essai cit., I,
cap. x, pp. 17-18; ma anche lo stesso Zabala, Miscelánea cit.,
pp. 92-98): entrambe le misure, infatti, provocano un innalzamento artificiale
del prezzo. In altri termini Forbonnais, conscio del precario equilibrio
che nella società d’Antico Regime caratterizza il mercato cerealicolo,
si preoccupa di evitare quanto meno gli squilibri artificiali; con il
termine di “prix combiné” egli vuole appunto definire il legame esistente
tra prezzo del grano da un parte e quello della manodopera e del prodotto
da essa lavorato dall’altra: “le législateur doit pourvoir à ce que la
subsistance de ses ouvriers ne renchérisse pas trop. Les prix combinés
forment una régle pour la permission de la sortie; régle générale, invariable,
indépendante de tout arbitraire.” Cfr. al riguardo Depitre, “Introduction”
cit., pp. xxv-xxxii; Meyssonnier, La Balance cit., pp. 230-231;
Perrot, Une histoire cit., pp. 180-182. E’ comunque interessante
che questo aspetto emerga per la prima volta nelle Considérations:
si può ipotizzare che la lettura di Zabala abbia in qualche modo predisposto
Forbonnais ad un atteggiamento prudente nei confronti di un completa liberalizzazione
delle esportazioni; mentre i dubbi espressi da Uztáriz nella Theórica
verso le corn laws dovettero probabilmente persuadere Forbonnais.
Negli Éléments egli sosterrà che il modello inglese delle gratifiche
alle esportazioni di cereali non è applicabile in Francia, a causa del
diverso contesto socio-economico: cfr. Forbonnais, Éléments, cit.,
vol. I, pp. 115-144; Uztáriz, Theórica cit., cap. xxviii,
pp. 66-67; Id., [Véron de Forbonnais], Théorie cit., ivi, p. 87
(testo e nota a).
[119] Forbonnais, Éléments,
cit., vol. I, p. 261, nota finale al cap. III. “Pendant qu’on impromoit
ce chapitre, il a paru en mémoire intitulé: Essai sur la Police générale
des grains, daté du mois de Septembre 1753. J’y renvoye avec plasir;
les principes que j’ai exposés ici, y sont confirmés d’une maniere très-lumineuse.
...”. Segue la lode del Mémoire di Dupin. Comunque nel corso del
quarto capitolo degli Éléments Forbonnais ribadisce la necessità
di trovare un giusto equilibrio tra il guadagno del contadino e la convenienza
che il prezzo degli alimenti non rincari eccessivamente il costo della
manodopera artigianale, rimproverando indirettamente alla prima edizione
dell’Essai di Herbert una scarsa sensibilità nei confronti della
concorrenzialità delle manifatture nazionali.
[120] Sulla persistenza
di metafore organicistiche, mediche e nautiche nel pensiero politico ed
economico spagnolo tra Cinque e Settecento cfr. A. Redondo, a cura di,
Le Corps comme métaphore dans L’Espagne des XVI et XVII siècles,
Paris, Publications de la Sorbonne, 1992; Guasti, “La monarchia” cit.,
pp. 93-102. Se per Faccarello Boisguilbert è il primo ‘economista’ ad
utilizzare metafore estrapolate dal meccanicismo cartesiano per spiegare
il funzionamento della società coeva, Perrot e Meyssonnier sostengono
che il ricorso ad immagini tratte dalla meccanica, idraulica e dalla fisica
da parte dei componenti del gruppo di Gournay sarebbe rivelatore di un
netto cambiamento epistemologico negli studi economici, che la fisiocrazia
avrebbe poi completato: le matrici di tale rottura dovrebbero essere individuate
essenzialmente nella fisica newtoniana e nella morale giansenista o agostiniana.
Cfr. Faccarello, Aux origines cit., pp. 77-88; 113-115, 118, 218;
Perrot, Une histoire cit., pp. 65-66, 72, 81-88, 91-92, 172-176,
238-239, 255, 279, 333-354, 367-376; Meyssonnier, La Balance pp.
10, 36, 38, 40, 45-47, 71, 111, 150, 156, 221, 225, 318. Resta il fatto
che, come gli stessi studiosi francesi osservano, gli amici dell’intendente
di commercio continuano a utilizzare le immagini simboliche organicistiche
e mediche (basti pensare alla metafora ematica quale raffigurazione della
moneta) di ascendenza classica, scolastica e neostoica; né, d’altro canto,
essi sembrano in primi a trarre dalla meccanica cartesiana nuove metafore
(orologio, bilancia, torrente, diga, ecc.) e a tentare una re-definizione
delle vecchie immagini alla luce delle nuove teorie meccanicistiche. Sarebbe
a questo proposito interessante sapere se tra le letture di Forbonnais
e Gournay comparissero anche dei classici della tradizione tomistico-gesuitica
seicentesca, di ampissima diffusione in Francia fin dal XVII secolo, come
il Cannocchiale aristotelico (Venezia, Baglioni, 1655) di E. Tesauro
o La agudeza y arte de ingenio (Madrid, Sánchez, 1642) di B. Gracián:
oltre a fornire esempi di metafore, i due autori teorizzano infatti la
valenza conoscitiva e razionalistica del paralogismo. In altri termini
le metafore - in quanto strumenti universali di conoscenza - sembrano
in parte svincolarsi dalle rivoluzioni della struttura scientifica dal
momento che esse tendono a ‘lessicalizzarsi’; per cui risulta rischioso
collegare troppo direttamente una data immagine al sorgere di una corrente
scientifica o filosofica: non a caso le metafore costituiscono uno degli
elementi portanti della retorica religiosa cattolica (non solo giansenista,
ma anche - se non soprattutto - gesuita). Cfr. al riguardo U. Eco, Metafora,
in AA.VV., Enciclopedia Einaudi, Torino, Einaudi, vol. IX, 1980,
pp. 191-236; F. Markovits, Philosophie de l’économie et économie du
discours au XVIIIe siècle en France, Paris, PUF, 1986; M. Fumaroli,
L’école du silence. Le sentiment des images au XVIIe siècle, Paris,
Flammarion, 1994; trad. it., La scuola del silenzio, Milano, Adelphi,
1995; L. Bolzoni, La rete delle immagini, Torino, Einaudi, 2002;
S. Tedesco, Tesauro: teoria della conoscenza tramite paralogismo,
in Id., “Le sirene del Barocco”, Aesthetica Reprint, LXVIII (numero
monografico), 2003, pp. 33-70; G. Ledda, La parola e l’immagine. Strategie
della persuasione religiosa nella Spagna secentesca, Pisa, ETS, 2003.
Sulla diffusione francese di Gracián - uno degli autori preferiti, ad
esempio, di E. de Silhouette - cfr. E. Hidalgo Serna, Baltasar Gracián.
La logica dell’Ingegno, Bologna, Nuova Alfa, 1989.
[121] Per la sola metafora
del corpo mistico cfr. Davenant, An essay upon probable methods of
making a people gainers in the balance of trade, section one, in Id.,
Discourses cit., vol. II, pp. 165-174, in part. pp. 169-170; Zabala,
Miscelánea cit., pp. 14 e 132; Loynaz, Miscelánea cit.,
p. 214; Forbonnais, Considérations cit., pp. 133, 193, 207, 210.
Per un quadro delle metafore utilizzate da Forbonnais (diga, corpo mistico,
alveare, famiglia, ecc.) cfr. Id., Éléments, cit., voll. I,
pp. 46, 147, 188; II, 239, 300-301, 314; Larrère, L'invention
cit., pp. 102, 104-105, 107-108, 111, 113, 118, 125. Vedi anche appendici
III e V.
[122] Ivi, pp. 101-134.
Secondo la studiosa francese gli elementi costitutivi della struttura
aristotelica del mercantilismo francese del primo Settecento e di Forbonnais
in particolare sono tre: I. preminenza dell’agricoltura e dei beni reali
da essa prodotti; II. legame tra giustizia sociale e sviluppo economico;
III. centralità del ruolo dello Stato nel garantire l’autosufficienza
e l’auto-conservazione dei cittadini. Questi tre nuclei possono essere
già individuati nel corso delle Considérations.
[123] Cfr. ad esempio
Zabala, Miscelánea cit., p. 90: “... la obligación de contribuir
a los gastos inevitables del Monarca, es igual en todos los vasallos,
proporcionadas las calidades, y posibilidades de cada uno; y no es conforme
a la justicia y piadosa intención de V. Magestad que en lo que todos generalmente
debemos ser comprehendidos, lo sea sólo el particular de los labradores,
a quienes por todas las leyes naturales, económicas, y políticas, se debe
atender, porque son los más necesarios, y los más útiles de toda la Monarquía.”;
Forbonnais, Considérations cit., p. 141: “ ... chacun contribue
communément en proportion des facilités qu’il a pour dépenser...”.
[124] A cominciare
dal regno di Ferdinando VI, inoltre, ‘tomismo’ cominciò a definire il
‘partito’ antigesuita presente all’interno dell’amministrazione borbonica
composto dagli ex studenti (soprattutto di diritto) provenienti dagli
istituti e dalle università minori gestite dai francescani e domenicani:
gran parte dei riformatori del regno di Carlo III - a cominciare da Campomanes,
Roda e Floridablanca - provenivano dalle fila della corrente ‘tomista’.
Cfr. R. Olaechea, Las relaciones hispano-romanas en la segunda mitad
del siglo XVIII, Zaragoza, Institución “Fernando El Católico” - Asociación
Española de Historia Moderna, 1999 [1965], pp. 316-317; M. D. C. Irles
Vicente, “Tomismo y jesuitismo en los tribunales españoles en vísperas
de la expulsión de la Compañía”, Revista de Historia Moderna - Anales
de la Universidad de Alicante, XV, 1996, pp. 73-99.
[125] Larrère, L'invention
cit., pp. 103-104, 106, 110, 113, 144, 155, 172. Anche i giansenisti francesi
e gli scrittori d’economia influenzati dalle dottrine di Port Royal applicano
il concetto di giustizia distributiva per definire i criteri di un’equa
fiscalità: non a caso Boisguilbert definisce la taglia “impôt monstre
dans la justice distributive”. Cit. in Alimento, “Entre justice” cit.,
p. 25. Vedi anche Faccarello, Aux origines cit., pp. 121-123, 238-240;
Meyssonnier, La Balance cit., pp. 39-40, 46-47, 150-157; Id., “Vincent
de Gournay”, p. 109. Voler però attribuire esclusivamente alla riflessione
teologica e giuridica giansenista (poi ereditata dal ‘liberalismo egualitario’)
il ‘merito’ di aver recuperato e sviluppato l’idea dell’equità e della
giustizia fiscale dal tomismo mi sembra, oltre che riduttivo, un’evidente
forzatura. Cfr. al riguardo le osservazioni di Alimento, “Entre justice”
cit., p. 10.
[126] Da un punto di
vista filosofico uno dei concetti che sembra accomunare i testi della
Miscelánea alle Considérations è proprio il ricorso del
concetto tomistico di ‘giustizia distributiva’ per definire le caratteristiche
dell’equo prelievo fiscale: cfr. Zabala, Miscelánea cit., pp. 37,
43, 49, 67, 72, 82, 90; Loynaz, ivi, pp. 193, 198, 200; Forbonnais, Considérations
cit., pp. 143, 145, 160, 205, 208. D’altra parte dalla metà del XVI secolo
in avanti questo concetto aveva subito una continua rielaborazione da
parte della trattatistica politico-economica (cattolica e non) europea.
Cfr. B. Clavero, Antidora. Antropología católica de la economía moderna,
Milano, Giuffrè, 1991; F. Gómez Camacho, Economía y filosofía moral:
la formación del pensamiento económico europeo en la Escolástica española,
Madrid, Editorial Síntesis, 1998. Naturalmente dire che Forbonnais utilizza
concetti, termini e metafore tratti dal tomismo aristotelico non significa
che egli sostenga la filosofia scolastica (fatto già strano per un collaboratore
dell’Encyclopédie): nelle Considérations, per esempio, egli
sembra criticare apertamente la Scolastica di stampo gesuitico che teorizza
la liceità da parte del clero di evadere anche le imposte non personali:
cfr. Forbonnais, Considérations cit., p. 185.
[127] Tra la seconda
edizione degli Éléments e la terza delle Remarques si sviluppò
un’esplicita polemica (non sappiamo fino a che punto concordata) tra i
due cugini proprio sulla questione, ampiamente enucleata nelle Considérations,
della liceità di tassare il “nécessaire physique” dei ceti poveri. Mentre
Forbonnais, come abbiamo visto, considera giusto colpire anche i prodotti
di sussistenza in base al principio della giustizia distributiva, Dangeul
(seguendo Decker) reputa necessario esentare i beni di prima necessità
e fondare il prelievo indiretto esclusivamente sui consumi di lusso. Forbonnais
difende il proprio punto di vista in una lunga nota nella quale riassume
i principi cardini dell’equa tassazione enunciati l’anno precedente nelle
Considérations, alle quali rinvia esplicitamente. Alla base della
differente posizione risiede proprio la diversa impostazione del giusnaturalismo
che caratterizza i due cugini: Dangeul, infatti, considera eminente l’obbligo
del ricco di pagare allo Stato in proporzione alla protezione che esso
fornisce alla sua persona e proprietà. Forbonnais invece, benché condivida
tale principio (Forbonnais, Considérations cit., pp. 140-145),
lo considera parallelo e contiguo alla giustizia distributiva. Cfr. Id.,
Éléments cit., vol. I, pp. 314-319, nota *; Dangeul, Remarques
cit., pp. 406-409, nota a. Vignes fa comunque notare che nei Principes
Économiques Forbonnais sembra disposto a esentare dal prelievo il
reddito minimo necessario a garantire l’esistenza dei poveri: Vignes,
Histoire cit., p. 302.
[128] Uztáriz, Theórica
cit., cap. xxv, p. 54. L’autore spagnolo - ivi, cap. lxxix, pp. 242-243
- cita anche il Parfait Négociant.
[129] Forbonnais, Considérations
cit., pp. 148-149; Cantillon, Essai cit., I, capitoli vii e xi,
pp. 10-11 e 21-22; Zabala, Miscelánea cit., pp. 26-29.
[130] Guasti, “La monarchia”
cit., pp. 72-83 e 110-115. Fin dall’inizio del Seicento gli scrittori
d’economia iberici sostengono la superiorità della ‘pratica’ (e del sapere
storico) rispetto alla ‘teoria’: non a caso gli arbitristas sono
spesso definiti in senso dispregiativo ‘teorici’ (o, in alternativa, ‘pensatori
metafisici’). Cfr., ad esempio, Zabala, Miscelánea cit., p. 67;
Loynaz, ivi, p. 191. Infatti in castigliano l’ambito semantico del vocabolo
‘teoria’ è quello della filosofia (in particolare scolastica) che ricerca
le essenze delle cose: cfr. Diccionario de la lengua cit., V, p.
344 e VI, p. 269. “Práctica: El exercicio, u actual execución,
conforme a las reglas de algún Arte o Facultad, que enseña a hacer alguna
cosa, como conseguiente a la theórica. Es del latino Praxis, que
significa lo mismo. ... Se toma asimismo por el modo u méthodo que particularmente
observa alguno en sus operaciones. ...; Theórica: Conocimiento
especulativo e interior de la esencia, y calidad de las cosas.” Già dal
titolo del suo trattato, quindi, Uztáriz indicava un preciso indirizzo
metodologico e cioè il tentativo di scoprire empiricamente le regole universali
del ‘commercio’. Lo stesso atteggiamento metodologico e la medesima accezione
terminologica rinveniamo negli autori francesi dell’epoca, come ad esempio
Boisguilbert: cfr. Faccarello, Aux origines cit., pp. 136-141,
162, 253-257. Anche Forbonnais continua a impiegare il vocabolo di “théorie”
(o “spéculation”) nella sua accezione negativa dal momento che egli, come
Uztáriz, considera la scienza del commercio ancora un settore della Politica
in cui è possibile individuare empiricamente, nella varietà dei contesti
e nella mutevolezza della realtà, delle leggi universali e naturali. Cfr.
Forbonnais, Considérations cit., p. 170; Id., Éléments cit.,
vol. I, p. 80: “les circonstances varient par l’infini, mais les principes
sont toujours les mêmes”; Id, Réflexions cit., pp. 214-215, 234-239,
246-247. Cfr. su questo tema anche di Perrot, Une histoire cit.,
pp. 65-66, 81-88, 172-176, 239-255, 279, 333-354, 367-376; Meyssonnier,
La Balance cit., pp. 214-227; Larrère, L'invention cit.,
pp. 121, 128, 168, 172.
[131] E’ noto che Uztáriz
aveva ottenuto la qualifica di ingegnere militare a Bruxelles, mentre
Gournay era stato allevato dai gesuiti. Uno dei settori nei quali il cursus
studiorum impartito dalla Compagnia di Gesù eccelleva era proprio
la matematica: in questo settore il confronto con le teorie di Descartes
e Newton fu continuo e non sempre improntato ad un atteggiamento di rifiuto.
Cfr. C. E. O’Neill e J. M. Domínguez, a cura di, Diccionario Histórico
de la Compañía de Jesús biográfico-temático, Roma - Madrid, Institutum
Historicum Societatis Iesu - Universidad Pontifícia Comillas, IV voll.,
2001, in part. vol. III, pp. 2571-2574 e 2815. Sugli indirizzi culturali
dei funzionari e burocrati nell’Europa del XVIII secolo cfr. le interessanti
osservazioni di C. Capra, “Il funzionario”, in M. Vovelle, a cura di,
L’uomo dell’Illuminismo, Roma-Bari, Laterza, 1992, pp. 353-398.
[132] Zabala, Miscelánea
cit., p. 65. La prima sezione della Representación è caratterizzata
da continui ragionamenti ipotetici che mirano a confermare la convenienza
di estendere il Catastro in Castiglia. Nello stesso tempo Zabala
(come a suo tempo Uztáriz) non abbandona mai il suo pragmatismo di funzionario,
esprimendo la consapevolezza che spesso le riforme costruite a tavolino
trovano difficoltà nella loro applicazione pratica: ivi, p. 67.
[133] M. Antoine, Le
coeur de l’État. Surintendance, Contrôle général et intendances des finances,
1552-1791, Paris, Fayard, 2003, p. 437. J. Orry svolse un ruolo chiave
tra il 1713 e il 1715 nel varo della Nueva Planta e quindi anche
delle riforme fiscali dell’ex Corona d’Aragona: cfr. J. Lynch, Bourbon
Spain, 1700-1808, London, Basil Blackwell, 1993, pp. 62, 73-76, 102,
108; Pulido Bueno, José Patiño cit., pp. 76-79, 83, 106. Varrebbe
la pena verificare l’esistenza di un nesso tra l’esperienza fatta da J.
Orry in Spagna e il varo della taille tarifée del 1733 da parte
del figlio Philibert. Su quest’ultima riforma cfr. Alimento, Riforme
fiscali cit., pp. 52-53.
[134] Ivi, pp. 323-324;
Id., “La rève de l’uniformité face à l’impôt: le projet du premier cadastre
général en France”, Histoire & Mesure, VIII, 3-4, 1993, pp.
387-416; D. Ozanam, “Le système fiscal espagnol sous Charles III d'après
un document contemporain”, in AA. VV., Mélanges à la mémoire de Jean
Sarrailh, Paris, Centre de Recherches de l’Institut d’Études Hispaniques,
vol. II, 1966, pp. 205-234. I Mémoires concernent les droits et impositions
en Europe - Paris, Imprimerie royale, IV voll., 1768-1769 - vennero
curati dall’Intendant des finances J. L. Moreau de Beaumont, anche
se il suo nome comparve solo all’inizio della seconda edizione (Paris,
J-C., Desaint, V voll., 1787-1789).
[135] F. Venturi, “Economisti
e riformatori spagnoli ed italiani del Settecento”, Rivista Storica
Italiana, LXXIV, 4, 1962, pp. 532-561; Id., Settecento Riformatore
cit., I, pp. 437-442, 569, 574; V, 1, 1987, pp. 486, 610, 687-689;
Guasti, “Forbonnais e Plumard” cit., p. 91.
[136] Llombart, Campomanes
cit., pp. 165-166, 173, 345; Id., Traducciones españolas de economía
política (1700-1812): inventario y reflexiones sobre la circulación de
las ideas di prossima apparizione in questa stessa rivista all’interno
degli atti del convegno “Traduzioni e circolazione della letteratura economico-politica
nell’Europa settecentesca”. Sulla diffusione delle opere di Forbonnais
(segnatamente degli Éléments du commerce) tra i riformatori,
l’università e le società economiche delle varie aree geografiche spagnole
cfr. Id., “El pensamiento económico de la Ilustración tardía en España
(1730-1812)”; J. Astigarraga, “Nicolás de Arriquíbar, economista de la
Sociedad Bascongada”; J. M. Barrenechea, “Valentín de Foronda y el pensamiento
económico ilustrado”; J. Usoz, "El pensamiento económico de la Ilustración
aragonesa”; E. Lluch, “El cameralismo en España”, in E. Fuentes Quintana,
a cura di, Economía y economistas españoles. La Ilustración,
Barcelona, Galaxia Gutenberg - Círculo de Lectores, vol. III, 2000, rispettivamente
pp. 7-89, 303-314, 529-567, 583-606, 721-728. Assolutamente innovativo
e di gran valore in questo ambito il contributo offerto da J. Astigarraga,
Los Ilustrados vascos. Ideas, Instituciones y reformas económicas en
España, Barcelona, Crítica, 2003. L’amico P. Cervera Ferri, allievo
del prof. Llombart, sta attualmente lavorando sulla circolazione delle
opere del circolo di Gournay nella Spagna di Carlo III; aspettiamo con
grande interesse i risultati della sua ricerca.
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