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Traduzioni e circolazione della letteratura economico-politica nell'Europa settecentesca
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1. Tra i tanti dibattiti che percorsero l’Europa
del Settecento, quello sulle lingue appare uno dei più estesi e duraturi:
vi parteciparono intellettuali di formazione e convinzioni diversissime, dai
philosophes
come Voltaire, Condillac e D’Alembert, a poeti quali Cesarotti, fino
ai gesuiti spagnoli espulsi in Italia. Pur nella varietà delle opinioni,
vennero allora isolati con chiarezza i due criteri guida essenziali che qualsiasi
traduttore può adottare nell’adattare un testo, ossia la traduzione
letterale e quella interpretativa. La necessità di utilizzare un metodo
libero venne avvertita ad esempio da quei letterati che si cimentarono a
divulgare nella propria lingua la poesia
stranieri. A questo riguardo Cesarotti, nel presentare la sua traduzione in
italiano di Ossian
(1772), esprime con chiarezza il suo criterio guida: “ho seguito costantemente
lo stesso metodo di tradurre, cioè d’esser più fedele
allo spirito che alla lettera del mio originale, e di studiarmi di tener un
personaggio di mezzo tra il traduttore e l’autore”. 2. Il testo che meglio compendia le difficoltà
metodologiche che i traduttori della trattatistica economico-politica del
Settecento dovettero risolvere ce lo fornisce F. Véron de Forbonnais,
uno dei grandi divulgatori nella Francia dell’Encyclopédie
della trattatistica economica spagnola e britannica coeva. Nella préface
du traducteur che precede la sua traduzione
(1753) della Theórica
y Práctica de comercio y de marina
di G. de Uztáriz, Forbonnais illustra i criteri che lo hanno guidato
nella trasmissione del testo scritto in castigliano al francese: “J’ai
peu de chose à dire de ma traduction; j’ai cherché à
y mettre la clarté et la précision qui conviennent à
ces matières, et que je n’ai pas toujours rencontrées
dans mon auteur [Uztáriz]: la langue espagnole est très-noble,
mais un peu verbeuse; et des conjonctions répétées pendant
des pages entières forment souvent des transitions. ... J’ose
répondre de la fidélité du sens et des choses; mais je
me suis quelquefois dispensé de rendre les tours, les longueurs et
le répétitions inutiles. Don Geronymo écrivoit sur une
metière inconnue et parmi des hommes prévenus; il ne laissoit
échapper aucune occasion de rappeller ses principes et ses maximes,
même aux dépens de l’ordre et de l’économie
du discours: j’ai cru n’avoir pas besoin des mêmes précautions,
et je suis sûr que’elles auroient déplu au plus grand nom
bre des lecteurs. ... J’ai joint quelques chapitres ensemble, lorsque
j’ai cru que l’ordre et la clarté l’exigeoient. Je
n’ai pas non plus copié servilement plusieurs de nos tarifs ...
Ces libertés sont en très-petit nombre, et j’espere que’elles
ne seront pas desapprouvées”. 3. Il contributo di Jesús Astigarraga
sulla diffusione spagnola dei tre scrittori di punta della cultura napoletana
nel secondo Settecento (Genovesi, Galiani e Filangieri) ha dimostrato la centralità
che le loro opere ebbero non solo sul movimento riformatore e nei dibattiti
iberici, quanto sulla definizione delle regole e della strutturazione accademica
della nuova disciplina economica in Spagna. Il saggio di Llombart illustra
invece le regole che sottesero la trasmissione di testi d’argomento
economico stranieri nella Spagna del Settecento; il catalogo - che rappresenta
il primo serio tentativo di quantificare il fenomeno della trasmissione dei
testi d’argomento economico dall’Europa alla Spagna e viceversa
- con il quale egli correda il suo saggio, mostra la ricchezza di quel flusso
di idee e progetti di riforma che legò la Spagna di Carlo III al “Settecento
Riformatore” europeo. Vieri Becagli ha quindi offerto una prospettiva
speculare a quella dello studioso spagnolo; emerge, in particolare, la difficoltà
di definire le regole della trasmissione di testi economici stranieri - in
particolare di quelli fisiocratici - nelle tante realtà italiane. I
lavori di Antonella Alimento e Niccolò Guasti si propongono invece
di analizzare la tecnica utilizzata da Forbonnais nel piegare testi stranieri
- la Relazione di
Neri e la Theórica
di Uztáriz - alle convinzioni teoriche personali e alle battaglie riformistiche
in cui lo scrittore francese di trovò coinvolto. L’articolo di
Sandro Landi analizza con precisione l’operazione di traduzione/adattamento
di una delle principali “machine de guerre” dell’Illuminismo
francese nella Toscana di Pietro Leopoldo, e cioè l’
Histoire des deux
Indes di Raynal-Diderot; infine José
Miguel Delgado Barrado, partendo da un caso specifico di plagio del progettista
spagnolo Argumosa, riflette sul diverso significato che tale concetto possedeva
nel corso Settecento.
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